Caserta, 3 luglio 2006 Spazio di
accoglienza per
una cultura di giustizia e di pace
Comunità Rut
Al
Presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO
Al Ministro
Dell’ Interno Giuliano AMATO
Al Ministro
Per le Pari Opportunità Barbara POLLASTRINI
Al Ministro
per
Al Ministro della Sanità
E p.c. Al Prefetto di Caserta
Al Questore di Caserta Mario PAPA
Siamo una comunità religiosa,
Comunità Rut delle
Una presenza, la nostra, alimentata, sostenuta e incoraggiata da quella ‘guida profetica’ che è il nostro pastore, il padre Vescovo Mons. Raffaele Nogaro.
Una presenza, la nostra, che nel suo stile ha cercato di incarnarsi in un territorio non facile, proponendosi, nel rispetto delle varie competenze, attraverso il dialogo, il confronto e la fattiva collaborazione, in particolare con le varie Istituzioni, al fine di ricercare e alimentare insieme le ragioni della vita e della speranza.
Ad oggi, anche se non ci piace ‘dare i numeri’,
Ed è proprio in nome di questa passione che non possiamo tacere.
Pertanto sentiamo impellente la necessità di comunicare a Voi Ministri dell’attuale Governo, il nostro oramai insostenibile disagio di fronte ad un modo, tante volte soggettivo, di interpretazione e conseguente applicazione di un art. di legge (l’ex art. 18) da parte di numerose, troppe, Questure e Procure d’Italia (non è il caso di Caserta anche se lentamente si sta allineando a quel modo applicativo sempre più restrittivo).
Un articolo di legge, grande nel suo valore di riconoscimento della dignità della persona, e peraltro ‘invidiato’ da tanti Paesi europei, che, nel suo concepimento, riconosceva la condizione di ‘vittima’ e che pertanto, nella sua attuazione, s’impegnava ad offrire percorsi di assistenza e di integrazione sociale a tali persone. Si parlava allora di “doppio binario” perché era prevista nella sua attuazione, la possibilità di intraprendere sia un percorso giudiziario che un percorso sociale.
Come vedete stiamo però parlando al passato a conferma che quest’articolo di legge, oggi, non viene o meglio non c’è la volontà di applicarlo nella sua completezza originaria suscitando in noi scoraggiamento, indignazione e una ‘rabbia’ evangelica perché ancora una volta, anche se nella ‘legalità’, si offende e si tradisce la dignità della persona.
Forse nel tempo può essersi verificato qualche raro abuso da parte di talune realtà o associazioni un po’ sprovvedute favorendo qualche donna non propriamente vittima.
Ma quando c’è costanza e serietà nei rapporti di collaborazione tra gli operatori sociali e le istituzioni tale ipotetico pericolo non esiste. Inoltre sarebbe veramente assurdo “fare di tutta un’erba un fascio”…abbiamo a che fare con il dramma e la vita di tante persone che sono violate e sfruttate.
I padri di quest’art. 18, concepito all’interno della Legge sull’Immigrazione “Turco-Napolitano”, ai quali vogliamo giunga questo nostro accorato appello, con coraggio e sapienza umana, hanno saputo affrontare il drammatico fenomeno relativo alla ‘tratta degli esseri umani’ e alle tante forme di sfruttamento di cui sono stati, sono o possono essere vittime i migranti.
Dobbiamo anche dire che
Lentamente l’ex art. 18 è stato così privato della sua potenzialità di liberazione e di forte valenza sociale diventando quasi esclusivamente uno strumento, in balia della discrezionalità delle forze dell’ordine e dell’ autorità giudiziaria, utilizzato in maniera restrittiva e univoca per la sicurezza e l’ordine pubblico.
Le donne migranti, le vittime, sono considerate nella sola veste di ‘collaboratori di giustizia’ perché solo così possono rientrare, in una forma ‘premiale’, in quei percorsi di protezione sociale che inizialmente la legge aveva previsti come strumenti di tutela e protezione delle vittime.
Un fine, quello relativo al contrasto della criminalità assicurando alla giustizia gli sfruttatori, da noi sempre sostenuto e incoraggiato, che non può e non deve escludere l’altro, eminentemente sociale che vede e riconosce in queste giovani donne, delle ‘vittime’, delle persone violate nei loro diritti e nella loro dignità, che vanno quindi primariamente sostenute e aiutate nella loro volontà di sottrarsi, anche a rischio della loro vita, all’infame condizione di sfruttamento.
Quanto sta accadendo allora è davvero assurdo!
Come possiamo dirci un Paese civile se il dramma umano e la vita di tante nostre sorelle migranti sono lasciati in balia di interpretazioni soggettive di Questure e di Magistrati di turno? Volesse Dio fossero un po’ umani!
Questo modo di applicare la legge è diventato per noi
inaccettabile e insostenibile. Rischia di vanificare tutto un lavoro che, insieme, con grande sforzo,
creatività e passione, è stato messo in campo in questi 10 anni.
Chiediamo quindi a Voi, all’inizio del vostro mandato,
un impegno serio, coerente con le linee programmatiche del Governo che rappresentate, che ora attendono un’attuazione.
Chiediamo inoltre a Lei Ministro dell’Interno e a Lei Ministro per le Pari Opportunità, per le vostre competenze in questo campo, un incontro, anche a nome del nostro Vescovo Mons. Nogaro, per farci conoscere, per illustrare i problemi che noi e tante altre religiose e operatori incontriamo quotidianamente, al fine di impostare una leale e proficua collaborazione per gli anni futuri.
Con fiduciosa attesa porgiamo i più cordiali saluti accompagnati dalla nostra preghiera e dal nostro costante e appassionato impegno per la giustizia e la pace.
Per
Sr. Rita Giaretta
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Comunità Rut-