Dal Corriere della Sera del 2 gennaio 2007

 

IL SALE SULLA CODA

di Dacia Maraini

 

Suor Rita e Somaly Mam, a rischio della vita, dedicano le loro giornate ad aiutare donne sfruttate.

 

UN GRAZIE A CHI RESTITUISCE LA LIBERTA’ AI NUOVI SCHIAVI

 

In questi giorni di festa voglio rivolgere un pensiero di gratitudine a chi si occupa di coloro che hanno perso la libertà.E sono tanti, troppi, in tutto il mondo, cominciando da casa nostra, dove la schiavitù, uscita dalla porta ormai secoli fa, sta rientrando dalla finestra in forma di lavoro coatto e di prostituzione, soprattutto minorile.

            Voglio ricordare due persone, una italiana e una straniera, che, a rischio della vita, dedicano le proprie giornate alle giovani ricattate, seviziate, tenute in stato di servitù sessuale. Una è suor Rita, che ha aperto una casa di accoglienza (Casa Rut) a Caserta, dove con altre suore Orsoline, sotto la protezione di un coraggioso vescovo, Raffaele Nogaro, raccoglie, a rischio della vita, giovanissime prostitute tenute schiave nelle strade del Casertano. La maggioranza sono nigeriane, altre vengono dall’Est europeo e spesso arrivano a Casa Rut con un bambino nella pancia. Suor Rita le accoglie, le fa partorire in sicurezza, ed è commovente vedere come le giovanissime prostitute accudiscono il bambinello, nato come Gesù, senza patria e senza casa.

            Quello che mi ha colpito di Casa Rut è l’aria che vi si respira: niente del collegio e del convento. Le ragazze vanno e vengono con molta libertà. Ciò che si chiede a ciascuna di loro è rispetto per le altre, solidarietà, voglia di lavorare. Non si sente nella piccola comune nessun clima di mortificazione, non si richiedono alle ragazze sacrifici o dimostrazioni di ravvedimento per un peccato subito, come succede più spesso di quanto si crede. Tutte le ospiti di Casa Rut lavorano (tagliano, cuciono, costruiscono borse, zaini, vestiti, con stoffe africane, bellissime) e non c’è nessuno che comanda. Suor Rita è una sorella maggiore che dà il buon esempio.

            L’altra donna che voglio ricordare, di cui mi sono occupata in questi giorni, sollecitata dalla valorosa associazione romana “Lucy e le altre”, è Somaly Mam. Una giovane donna cambogiana passata attraverso l’inferno dei bordelli asiatici, che oggi si occupa di raccogliere e aiutare le le più deboli fra le ragazze tenute in ostaggio dai mercanti del sesso. Somaly racconta, in un impressionante libro-testimonianza pubblicato dall’editore Corbaccio, la sua vita di ragazzina cambogiana: violentata a dieci anni, venduta dal nonno ad un bordello, picchiata, torturata, comprata e rivenduta più volte, non ha mai ceduto alla disperazione e all’inerzia. Sostenuta da una grande passione per la libertà, aiutata dall’amore per un coraggioso giovanotto francese, Pierre, poi diventato suo marito, ha fondato un’associazione internazionale che si chiama Afesip e agisce soprattutto in Cambogia, Vietnam, Laos e Thailandia.

            Somaly, che ha oggi 35 anni, continua a introdursi nei bordelli per aiutare le prostitute a difendersi dall’Aids. Ma una volta dentro, riesce a conquistarsi la fiducia delle ragazze, che finiscono per raccontarle le loro vicissitudini (a volte tanto orribili da far vergognare di appartenere al genere umano, come il caso di quella bambina di 13 anni, venduta a un bordello per militari, stuprata da un gruppo di cinesi e, poiché trovata troppo piccola nelle sue parti genitali, è stata allargata a colpi di forbice e poi passata dall’uno all’altro fino a farla morire dissanguata).

            Somaly è stata e continua ad essere perseguitata dai tenutari dei bordelli asiatici, che la vedono come il fumo negli occhi. L’hanno minacciata di morte tante volte. Ciò che la salva è la fama crescente, l’occhio vigile delle organizzazioni anti-tratta che agiscono in tutto il mondo, la cittadinanza francese, la solidarietà di molti che oggi sostengono l’Afesip anche economicamente.

            A tutte e due, Suor Rita delle Orsoline di Caserta e Somaly Mam, laica cambogiana, un grazie di cuore e che l’anno nuovo porti loro nuovo coraggio e nuovi buoni risultati per il lavoro rischioso e tenace che portano avanti.