Dal Corriere della Sera del 2 gennaio 2007
IL SALE SULLA CODA
di Dacia Maraini

Suor Rita e Somaly Mam, a rischio della vita, dedicano le loro giornate ad
aiutare donne sfruttate.
UN GRAZIE A CHI RESTITUISCE LA LIBERTA’ AI NUOVI SCHIAVI
In questi giorni di festa voglio rivolgere un pensiero di gratitudine a chi si occupa di coloro che hanno perso la libertà.E sono tanti, troppi, in tutto il mondo, cominciando da casa nostra, dove la schiavitù, uscita dalla porta ormai secoli fa, sta rientrando dalla finestra in forma di lavoro coatto e di prostituzione, soprattutto minorile.
Voglio
ricordare due persone, una italiana e una straniera,
che, a rischio della vita, dedicano le proprie giornate alle giovani ricattate,
seviziate, tenute in stato di servitù sessuale. Una è suor Rita, che ha aperto
una casa di accoglienza (
Quello che
mi ha colpito di
L’altra donna che voglio ricordare, di cui mi sono occupata in questi giorni, sollecitata dalla valorosa associazione romana “Lucy e le altre”, è Somaly Mam. Una giovane donna cambogiana passata attraverso l’inferno dei bordelli asiatici, che oggi si occupa di raccogliere e aiutare le le più deboli fra le ragazze tenute in ostaggio dai mercanti del sesso. Somaly racconta, in un impressionante libro-testimonianza pubblicato dall’editore Corbaccio, la sua vita di ragazzina cambogiana: violentata a dieci anni, venduta dal nonno ad un bordello, picchiata, torturata, comprata e rivenduta più volte, non ha mai ceduto alla disperazione e all’inerzia. Sostenuta da una grande passione per la libertà, aiutata dall’amore per un coraggioso giovanotto francese, Pierre, poi diventato suo marito, ha fondato un’associazione internazionale che si chiama Afesip e agisce soprattutto in Cambogia, Vietnam, Laos e Thailandia.
Somaly, che ha oggi 35 anni, continua a introdursi nei bordelli per aiutare le prostitute a difendersi dall’Aids. Ma una volta dentro, riesce a conquistarsi la fiducia delle ragazze, che finiscono per raccontarle le loro vicissitudini (a volte tanto orribili da far vergognare di appartenere al genere umano, come il caso di quella bambina di 13 anni, venduta a un bordello per militari, stuprata da un gruppo di cinesi e, poiché trovata troppo piccola nelle sue parti genitali, è stata allargata a colpi di forbice e poi passata dall’uno all’altro fino a farla morire dissanguata).
Somaly è stata e continua ad essere perseguitata dai tenutari dei bordelli asiatici, che la vedono come il fumo negli occhi. L’hanno minacciata di morte tante volte. Ciò che la salva è la fama crescente, l’occhio vigile delle organizzazioni anti-tratta che agiscono in tutto il mondo, la cittadinanza francese, la solidarietà di molti che oggi sostengono l’Afesip anche economicamente.
A tutte e due, Suor Rita delle Orsoline di Caserta e Somaly Mam, laica cambogiana, un grazie di cuore e che l’anno nuovo porti loro nuovo coraggio e nuovi buoni risultati per il lavoro rischioso e tenace che portano avanti.