22 ottobre 2010 - Caserta, Teatro Civico 14

E' giunta alla settima edizione “ TERRA di CINEMA ”, la rassegna internazionale dedicata al documentario dal titolo “CINEMA E TERRITORI DOCFEST”. Un anno di documentari con tanti eventi collaterali, un viaggio all'interno del cinema del reale per esplorare i territori. Un evento con il patrocinio di DOC IT, della Film Comission Regione Campania e la stessa Regione Campania.

L'evento si configura come una rassegna di opere capaci di raccontare storie e personaggi, riti e frammenti di vita in grado di proiettare sguardi e traiettorie trasversali attraverso lo spazio territoriale. .

Il primo giorno della manifestazione si è tenuto presso il Teatro Civico 14 con la presentazione del nuovo lavoro di Romano Montesarchio . Dopo il successo de “La Domitiana”, l'autore casertano ci porta ci porta in Tanzania, per raccontarci la storia di una ragazza africana albina. Il documentario, “Arapha – La ragazza dagli occhi chiari” , è una coproduzione RAI, andato in onda su RAI3 nel programma DOC3.

L'evento del 22 ottobre ha previsto alle ore 20.40 - l' Intervento di Titti Malorni (vicepresidente della cooperativa New Hope) dal titolo “Quando sei nato non puoi più nasconderti"

 

 

Ecco il testo dell'intervento di Titti Malorni

Penso che il ruolo della cooperativa newhope sia quello di essere una finestra aperta alla speranza.

Drammi di tale tragicità, come quelli che abbiamo visto nei documentari, massacrano la speranza: per coloro che li vivono perché si fa sempre più forte la paura di non poterne venire fuori, mentre per noi, assediati dalla cronaca, perché corriamo il rischio di essere anestetizzati al punto tale da non riuscire a provare più dolore e indignazione per tanta violenza. Tutti noi,quindi, abbiamo bisogno di speranza: le donne e gli uomini migranti per riprendersi la loro dignità di persone e noi “occidentali”, che abbiamo confuso il benessere con il possesso di beni materiali, per riprenderci il senso della vita!!
Questa piccola realtà è stata chiamata neWhope, nuova speranza. Una speranza sempre nuova che ha aiutato ad uscire da situazioni estreme di violenza e sfruttamento, da situazioni di invisibilità tante donne immigrate.

Don Tonino Bello diceva che la speranza non si enuncia: la si vive e la si testimonia, anche a caro prezzo. È quello che la neWhope ha fatto e continua a fare a due livelli:
1) testimonia che esiste una forma di economia solidale, diversa dall'economia di mercato che vede nel profitto il suo unico fine, che è portatrice nella società di beni di legalità e giustizia (ciò che tutti gli esseri umani dovrebbero avere, in quanto tali);
2) in un clima di grave crisi dei valori e dei costumi che ha portato al disconoscimento dell'altro come mio simile ha reso concreto l'ideale di solidarietà sociale attraverso un impegno per la promozione umana e l'integrazione, attraverso la costruzione di relazioni di reciproca accoglienza. E questo è stato reso possibile dalla maestria e abnegazione della comunità Rut che ha saputo tessere intorno al progetto della cooperativa una rete di collaboratori volontari, che ha fornito sia un aiuto per lo sviluppo delle attività produttive ma ha costituito il substrato per i percorsi di integrazione, veicolando nella società beni relazionali o di gratuità ( sono quei beni che possono essere goduti solo se condivisi nella reciprocità) che aumentano la coesione sociale. In questa piccola realtà, in 5 anni di esistenza, sono transitate tante giovani donne, vittime di tratta, che hanno avuto l'opportunità di una formazione professionale ma anche una educazione alla responsabilità e all'etica del lavoro; che hanno potuto riconquistare il loro diritto alla partecipazione alla vita sociale del territorio attraverso un lavoro legale, con una giusta retribuzione.

Ecco come percepisco la cooperativa: uno spazio di opportunità, dove persone con l'animo ferito ricompongono la loro dignità di persone e riescono a far emergere i loro talenti! Ogni manufatto prodotto nella cooperativa newhope porta con sé un bagaglio di sapienza, maestria, fantasia, creatività custodite nell'animo umano di quelle persone che la nostra società perbenista e benpensante mette ai margini, considerandole incapaci di apporti originali e utili al bene della collettività.

“L'uomo felice ha bisogno di amici” (Aristotele). Ma il bene relazionale è fragile

Se per la paura della fragilità del rapporto, delle differenze con l'altro ci rifugiamo nella solitudine dei beni di consumo, ci saranno grandi carestie che affameranno le nostre società opulente, di cui già vediamo tutti i sintomi: carestie di “beni ambientali” ma anche di “beni relazionali”, di gratuità e quindi carestie di felicità!
Concludo all'insegna della speranza con una pensiero di Agostino di Ippona che dice: la Speranza è una virtù che ha due bei figli, la rabbia e il coraggio. la rabbia di vedere le cose come sono il coraggio di vedere come potrebbero andare. La persona di speranza non sta con le mani in mano è una persona che si arrabbia, e anche molto, però non si ferma alla rabbia ma si sposa al coraggio perché il coraggio permette di trasformare l'esistente e portarlo in altre direzioni.

 

il banchetto allestito con i colori dei manufatti neWhope

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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