GRAZIE PADRE NOGARO !


Mons. Raffaele Nogaro

 

 

 

 

 

 

 




Nogaro e Casa Rut


in visita a Casa Rut

 

 


inaugurazione del laboratorio neWhope

 


S. Messa per i 13 anni di Casa Rut

Martedì 30 giugno 2009 nell'aula magna della SUN in via Vivaldi, si è tenuto un incontro-aperto della Civitas Casertana e delle altre Cittadine della Diocesi Casertana, nell'ambito del quale si è conferita a Mons. Raffaele Nogaro la "Cittadinanza Emerita per lo straordinario impegno e la grande umanità con cui il Vescovo R. Nogaro nell'arco di 19 anni di vita pastorale, ha svolto la sua missione a favore di tutti i cittadini e dell'amato popolo dei migranti".

queste le motivazioni :

Il padre vescovo Raffaele Nogaro non e' stato un Vescovo del “palazzo”.
Egli è stato ed è un vescovo-credente; meglio, un Vescovo di Fede ispirato dalla luce del concilio Vaticano II;
un Vescovo profeta, distante da ogni forma di potere civile e religioso;
un Vescovo libero da ogni genere di compromesso;
un Vescovo schierato dalla parte dei sofferenti, degli esclusi, dei senza “permessi di soggiorno”;
un Vescovo totalmente impegnato sul fronte della difesa del principio ineludibile della dignità e della libertà di ogni persona umana;
un Vescovo non disponibile a contrabbandare valori umani e cristiani con intrallazzi, affari e interessi particolari di gruppi e partiti;
un Vescovo che ha anteposto la giustizia ad ogni calcolo di prudenza e di carriera ;
un Vescovo credibile perché testimone di autentica povertà personale ;
un Vescovo vera espressione del Vangelo e della Pace.

"Noi tutti, singoli cittadini ed associazioni, per tutti questi motivi, in nome della nostra sovranità , ringraziamo il padre Raffaele Nogaro, per l'opera svolta nella sua qualità di Vescovo della Diocesi di Caserta ed, a ricordo dell'importante tratto di strada compiuto insieme, gli conferiamo la cittadinanza emerita, chiedendogli l'impegno di continuare a farci da guida e da maestro”.

Civitas Casertana, 30 giugno 2009

 


Riflessione tratta dal libro di Mons. Nogaro "Ho amato la mia gente"

- Amo la mia gente con l'onnipotenza del Vangelo

So di essere un povero uomo. Ma so che Dio mi "ha chiamato".
E io ho accettato con la certezza e con la passione di poter fare il bene della gente.

Le mie infedeltà sono incalcolabili nei miei cinquant'anni di sacerdozio e in questi ventisei anni di episcopato. Il senso di colpa è tormentoso e provo vergogna nel fare certe professioni quasi di merito. Eppure so che devo dedicare tutta la mia vita ai fratelli.
Non sono ancora esemplare, ma penitente. Alla ricerca di quelle forme di vita che mi possono riscattare di fronte alla mia coscienza e, spero, anche di fronte a Dio.

Secondo la lettera agli Ebrei, due caratteristiche costituiscono l'unico sacerdozio di Gesù: è "misericordioso e degno di fede" (Eb. 3,1; 4, 14)
La vita di Gesù, come "vita per gli altri" è totalmente tenuta in movimento dalla misericordia del Padre. Di fronte a tutti gli innumerevoli dei della ragione e del desiderio che si definiscono come "essere", "motore", "potere", Lui è l' Amore, che comunque devo accettare.

Ed è "degno di fede", perchè in Gesù, gli uomini vengono perdonati, diventano degni di credito davanti a Dio. I doni divini sono la misericordia, la compassione, il perdono e il Padre vuole che io vescovo li renda disponibili ed efficaci per tutto il popolo di Dio .

Essi non mi permettono certo nè il potere nè la prepotenza. Pretendono che stia a servizio. Il servizio non è mai una carica politica. E' sempre riconoscere e appoggiare le ragioni dell'altro. E' faticosissimo per me.
Ma vorrei farcela perchè "amo la gente".

Come Paolo, spero un giorno di poter constatare: " non cerco di dominare la vostra fede, ma di collaborare con la vostra gioia" ( 2 Cor. 1,24).