| 23 gennaio 2011 Is 8,23-9,3; Salmo 26; 1Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23 Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Penso che qualche volta bisogna passare tutta una vita nella meditazione, nella preghiera per avere la rivelazione di Dio, una piccola rivelazione. A me pare che in questi giorni Gesù ha voluto concedermela, perché questo brano apre il vangelo fondamentale, quello di Matteo, e dice che la Chiesa è la chiesa di tutte le genti, è la chiesa di tutti i popoli. Forse noi oggi abbiamo questa lotta autentica – lungo i secoli c'è stata anche la guerra - interna fra i cristiani, perché non abbiamo mai accettato la chiesa di Cristo, abbiamo fatto una congrega, abbiamo fatto qualcosa di privilegiato e contenuto, a uso e consumo di certe persone che volevano essere particolarmente religiose. E invece Gesù – lo dice chiaramente questo testo - è venuto a fondare l'accoglienza, la benedizione, la comprensione, la misericordia, indistintamente per tutti i popoli della terra, ai quali non ha detto: ‘dovete professare questa religione o questo tipo di fede', ma ha detto soltanto: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.” Ed ecco allora che in questa pagina con tutta chiarezza viene detto che Giovanni ormai se ne va, il vecchio sistema religioso, quello Ebraico, non regge più, e Gesù si ritira nella Galilea delle genti, nella zona dei pagani - dice il Vangelo - per annunciare a tutti che la redenzione è giunta, che Lui è presente e che Lui rimane il Salvatore per tutti gli uomini della terra. Proprio qui nella Galilea delle genti, nella terra dei pagani, nella terra aperta a tutti gli uomini del mondo, Gesù costituisce in qualche modo la Chiesa, fa le prime chiamate. E' così strano che Matteo fin dall'inizio segnali la chiamata di Simone, di Andrea, di Giacomo, di Giovanni proprio qui nella terra di Zabulon, nella terra dei pagani, e questi aderiscono subito, e Gesù dice loro: “Voi continuerete Me, cioè voi diventerete i pescatori di uomini” che solo in questo contesto ha un significato. Da altre parti non si sa come interpretare questa espressione, qui invece è chiarissima: voi sarete i salvatori delle genti, cioè porterete all'uomo tutta la vita, tutta la grazia, tutta la speranza, siete voi i pescatori di uomini. Se noi potessimo rivedere con un volto di apertura universale, con un cuore – soprattutto - di apertura universale… ricordiamoci che Cristo nel Vangelo non va ad aprire chiese o sinagoghe, Cristo stabilisce soltanto che tutti i luoghi della terra, senza differenze di persone, amino i fratelli. Amare il prossimo, questo è principio; poi sulle distinzioni, sulle varie professioni religiose, sulle testimonianze di fede farà i conti Lui. L'essenziale, l'essere uomini, vuol dire volersi bene ed è tutto il principio del Vangelo, della vita autentica. Come sarebbe importante che la Chiesa di oggi, facilmente coinvolta nella politica, ripensasse a questa verità La Chiesa è questa immediata, sincera, benedizione d'umanità. Gesù stesso percorre tutta la Galilea - è il primo momento di missione - e che fa? Annuncia il Vangelo, perché il Vangelo è rivelazione, il Vangelo è purezza di vita, è sogno di vita. E poi guarisce ogni sorta di malattie e di infermità del popolo, e non dice altro sulla Chiesa; guarisce ogni sorta di malattie e di infermità del popolo, non va ad insegnare una dottrina, non va a domandare una professione religiosa. Mi dispiace che il brano si fermi qui, ma proprio dalla terra dei pagani, dalla terra dei lontani arrivano tutti gli ammalati, gli epilettici, coloro che non capiscono -, dalla Siria addirittura -, e Lui “guarisce tutti” è questa l'affermazione infallibile e bellissima che Egli fa, non converte nessuno, non fa il missionario verso nessun popolo, guarisce soltanto tutti, perché ogni uomo è bisognoso di comprensione e di salvezza. E voi vedete che questa Chiesa, questa novità va al di là della secessione dei cristiani, è veramente qualcosa di innovativo e di bellissimo. Ecco noi iniziamo con questa chiesa vera, con la Chiesa di Cristo. Tutta la chiesa ortodossa si è mossa e il grande patriarca Alessio II fa un'affermazione che normalmente non viene fatta: “Tu sei il Risorto” dice di Aleksandr Solgenitsin, perché fu grande cristiano, ha fatto risorgere la Russia. Egli ebbe questa grazia: due giorni prima che morisse – e morì quasi improvvisamente a 90 anni - nacque un nipote, Andrej; sia la moglie di Solgenitsin, sia il babbo del bambino dissero subito: ‘come sarebbe bello se potessimo battezzare il bambino ufficialmente sulla bara del nonno'. Infatti, furono concluse le esequie, e ufficialmente – non andava via la gente allora - venne battezzato Andrej sulla bara del nonno Solgenitsin. E la moglie di lui Alja disse: “Ecco la vita dura, la vita non muore mai, mio marito è ancora presente.” Anche qui c'è la tradizione familiare, anche qui un grande cristiano, Solgenitsin – naturalmente lui non aveva stabilito questa procedura -, ma aveva avuto la grazia di Dio di poter esaltare al massimo la sua famiglia; la moglie, una donna veramente eccezionale, come lui dice: “la vita dura sempre, la nostra vita supera la morte.” E invece questa pagina dice che la tua vita non vale niente, è come la morte, anche il ricordo, anche la memoria. Chi si intende un po' di materie storiche sa benissimo che tante persone del passato sono ormai del tutto dimenticate, la vita in quanto tale, in quanto vita umana, storica, passa. C'è un'impressione ad essere cultori del pensiero della storia e rendersi conto che persone che avevano un nome, che credevano di essere eterne, sono ormai passate, nessuno pensa a loro e nessuno penserà a noi. E' vero avremo per un po' di tempo forse ancora un ricordo, ma noi passiamo. La vita dell'uomo è realmente temporanea, è la morte. Invece questo testo dice che i figli della Resurrezione sono i figli di Dio e hanno la vita di Dio, ecco la Resurrezione; la Resurrezione è poter avere la vita di Dio. Io vado matto per questo Cristo anche perché è talmente furbo – scusate la mia espressione - perché ci fa percepire sempre qualcosa di nuovo. Voi dovreste pensare che Gesù andando nella sua sepoltura, portato dalla madre e dalle pie donne, non era morto dentro, difatti non s'è corrotto. La sua morte è morte - l'abbiamo visto sulla croce -, però tutti gli esegeti, gli studiosi dicono che quella morte era simbolica perché le donne poi sono andate di corsa per metterci i profumi, sono andate per mettere a posto la tomba non Lui l'hanno trovato più. Nessuno l'ha visto morto, tutti l'hanno visto risorto,quelli che l'hanno visto. Lui è rimasto alla vita, Lui ha ingoiato la morte – dice il testo sacro - ed è diventato la mia resurrezione. Al di là di tutte le vicende, al di là dei decadimenti umani, al di là della storia, c'è la mia vita, il Cristo che mi attende il Cristo che è tutto per me, è per tutti. Lui è veramente l'Onnipotente universale, è tutto per me, è la mia vita che continua, è la mia vita in pienezza. Sarebbe tanto importante che noi avessimo questa dimensione non viviamo per noi stessi, viviamo per Lui perché siamo figli di Dio e noi saremo sempre felici, infinitamente felici, perché il figlio di Dio non muore –lo dice il testo di oggi - i figli di Dio non muoiono.
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