| 1 gennaio 2011 - Maria SS Madre di Dio Num 6,22-27; Salmo 66; Gal 4,4-7; + Lc 2,16-21
“ Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Nella domenica più normale d'inizio d'anno un tempo e anche oggi si usava il Vangelo tipico, il Vangelo del Natale “In principio era il Verbo…” il Vangelo di Giovanni, il Vangelo della rivelazione unica “In principio era il Verbo…” e io vorrei ricorrere a questo principio perché mi pare di avere trovato in esso - che è verità, che è presenza, che è vita nostra - tutta la speranza dell'uomo, la mia speranza, il motivo per cui essere, il motivo per cui vivere e, se volete, anche il motivo per cui morire. In principio è Lui, e Lui è la vita, e la vita è sempre sovrabbondanza di vita, sorgente di vita, superamento di tutte le situazioni, altrimenti non è vita autentica, ed è questa la speranza. La speranza che noi chiamiamo ‘teologale', alla quale diamo una certa importanza ma nessun valore quasi, è proprio questo saper impossessarsi della vita, saper guidare la vita, saperla far risorgere continuamente, dare il mio volto alla vita, dare la mia sostanza di attesa, di amore, di gioia alla vita. Sarebbe importante che potessimo penetrare, perché non è stato rilevato neanche teologicamente (ed è forse è un peccato della Chiesa), quest'aspetto della speranza. Noi diciamo che le tre virtù fondamentali sono la fede, la speranza e la carità. Della fede si parla, la si impone anche, della carità si parla, della speranza pochissimo: è qualcosa di vago, è piuttosto un sogno. Invece la speranza è più importante della vita, è la qualità primaziale, è in principio , il principio speranza, che un tempo venne concepito. La vita si sostiene, si illumina, riceve la sua dimensione perché c'è la speranza. La speranza, virtù primaziale, è più importante della bontà, di quelle che sono le qualità radicali e sostanziali dell'uomo. Quella volontà che può essere smarrita, debole, in difficoltà di fronte alle cose, con la speranza è risurrezione continua, è lotta, è gioia di resistere, è capacità di superare; quindi la speranza è anche più importante – è una parola grossa che dico - dell'amore. L'amore è tutto, lo si voglia o no, è il connotato della mia vita. Si vive perché si riesce ad amare, si vive perché si è amati, ma è la speranza il fiore dell'amore, è la speranza che lo fa resistere, è la speranza che lo sviluppa, è la speranza che controlla tutte le difficoltà, è la speranza che rende l'amore veramente il benessere della mia vita. Così io direi con tranquillità che la speranza è molto più della fede. Qui i libri di teologia mi condannano, però è così. La fede è qualcosa di insensibile, la fede non ti morde dentro, è qualcosa di apatico, è duro dire che credo. La speranza invece è Dio si è fatto carne , la speranza è la carne di Dio, qualcosa di sensibile, qualcosa di autentico, qualcosa di passionale, è qualcosa di interiormente fecondo, prende tutti gli impulsi interiori. Il grande sogno è la mia carne come la carne di Dio, ed è quella carne che è stata assunta, che necessariamente si installa, che supera la morte. E' meraviglioso se vogliamo ascoltare la profondità di questo messaggio in principio è la speranza , speranza che è la vita di Dio, che è la sua sorgività nella mia vita. Purtroppo sotto l'aspetto filosofico, la speranza non ha avuto fortuna: quando si è cominciato a discutere su questa grande novità della vita, si è parlato addirittura di utopia; quanto si è insistito su questo concetto, il non-luogo, in pratica, la speranza è qualcosa di vago, lontano, che non ha mai una concretizzazione, non è mai carne di Dio, sostanzialmente, è là, utopia, e sono state dette cose bellissime su questo. Non pensiamo solo all'utopia di Tommaso Moro, ma proprio anche in campo cristiano l'utopia è diventato un sogno di bontà, un sogno di vita, una conquista, ma non è niente. E anche la Chiesa: quanto studio nella Chiesa circa la qualità della speranza, ma è diventata gradualmente l'aldilà del tempo, la cosiddetta escatologia, cioè il discorso sull'eternità, che non serve a nessuno in modo diretto, perché non abbiamo esperienza di queste realtà meravigliose, ma ormai al di sopra e al di fuori di noi. Ecco l'escatologia, e questa carne di Dio che diventa la sostanza della mia vita, la buttiamo lontano, non diventa fecondità per il nostro esistere. A me pare che il primo che ha avuto l'intuizione della speranza come la santità del mondo, come la verità dell'uomo, come la sorgente autentica della vita, è stato Martin Luther King con il suo grande sogno, che non era solo un sogno, era un progetto di vita. Aveva fatto il discorso della speranza per sé e per i suoi amici. Diceva che la speranza è il ritorno di Gesù nella storia. Noi qui ripetutamente abbiamo parlato del Gesù che ritorna, del Gesù che è sempre con noi perché deve incontrarci. Martin Luther King espressamente dice, anche per la redenzione dei suoi neri, che Gesù è ritorno, anche per te, per tutti i desolati della terra. E ritorna per fare la storia degli uomini, per fare l'uguaglianza di tutti gli uomini. E' questa speranza, è questa verità, è questa carne di Dio esultante, difatti il suo sogno è: Io sogno che la mia nazione possa raggiungere l'altezza della sua fede e possa creare l'uguaglianza tra tutti gli uomini. Il suo sogno non è riuscito pienamente, ma è riuscito. Concretamente, nella materialità, ma anche sofferenza della storia, lui ha liberato i suoi neri Io sogno questo ritorno di Dio che viene a fare storia con gli uomini. Se noi ci immergiamo con convinzione nella speranza, in questo principio che è la mia vita, in questo principio che è sorgente di vita, sovrabbondanza di vita, superamento di vita, non possiamo mai essere smarriti, delusi, nemmeno stanchi direi. Siamo realmente persone che scattano, che fanno cieli nuovi e terra nuova.
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