| 16 gennaio 2011 - Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato Is 49,3.5-6; Salmo 39; Cor 1,1-3; Gv 1,29-34 Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) E' un Vangelo piccolo, ma è pieno della vita, è pieno di Cristo. Oggi mi piacerebbe tanto che col movimento di tutti i popoli della terra, di questi emigranti in particolare che sono carissimi, si muovesse dovunque anche il Cristo come un tempo sulle strade della Palestina. Perché Lui è l'indispensabile, Lui è il benessere dell'uomo.L'unico bene dell'uomo, della donna, non soltanto del credente, non soltanto del cristiano, ma di tutte le genti, è proprio Lui, perché è Lui che rimane, è Lui il Salvatore. Senza di Lui non c'è salvezza, non c'è speranza.Di fronte a queste espressioni del Vangelo l'altro giorno non sapevo come disarticolare, mi arrampicavo all'una o all'altra per vedere se potevano dirmi qualcosa. Ad un certo momento ebbi una grande luce.Immaginate soltanto questa affermazione, che grandiosa: “Ecco l'Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo.” Cioè, ‘Ecco il Crocifisso, colui che dà la vita a me per togliere il mio peccato'. Non troverete mai in nessuna letteratura, né oggi, né in altri tempi, né nell'avvenire, un'espressione di tale certezza, di tale garanzia, di tale potere. Solo Lui toglie il mio peccato e il peccato del mondo.Non dimentichiamo, fratelli, che proprio questo peccato, anche se tutti fanno spallucce di fronte ad esso, è il tremendo, è l'ossessione, molte volte la disperazione. E' vero, il male del mondo non dipende da noi direttamente, lo troviamo; abbiamo una realtà difficile e ammalata, però c'è anche il peccato personale. Qualcuno mi diceva: ‘se ce l'ho vuol dire che Dio me l'ha dato. Perché devo avere il peccato personale che mi turba, che diventa senso di colpa tremendo?'; però c'è. La nostra storia è così; è difficile spiegare il motivo perché siamo tutti avvolti nel mistero, ma è così: noi siamo portatori di peccato e il peccato è tragedia, è un senso di smarrimento. Io sono peccatore, ma spero di non essere un grande peccatore, ma ogni giorno alzandomi al mattino sento l'urgenza di dire il Miserere , il salmo della penitenza, perché sento di essere infedele, di mancare… questo peccato che tormenta.Nel mondo tutti, e anche i cristiani, fanno il possibile per allontanare la presenza del peccato. Mi è tanto piaciuto l'anno scorso leggere un testo grosso, pesantissimo, ma anche bellissimo di Augusto Del Noce (che per me è il più grande filosofo del nostro tempo, anche se cattolico), il quale scrive il problema dell'ateismo e dimostra che lungo la storia dell'uomo, l'uomo ha cercato di evitare Dio per non sentire il peccato.Del Noce dice, e lo dimostra filosoficamente, che non è vero che la scienza va avanti da sola, tamquam Deus non esset , come hanno affermato gli Illuministi, come se Dio non ci fosse.Hanno eliminato Dio perché è scomodo, Dio è controllo, Dio pesa e allora l'uomo senza Dio pensa di essere libero di poter fare quello che vuole e soprattutto di non avere il rimorso perché lui è autonomo.Tutta la filosofia, tutto il pensiero è sempre religioso e quando si parla contro Dio è perché l'uomo è povero, ha paura di Lui, non perché Dio non occorra.Ed è verissimo, se esaminiamo in profondità le cose, ci rendiamo conto che, non si sa per quale motivo, nonostante sia venuto il Cristo nella storia, Dio ti dà apprensione, Dio ti fa paura e lo condanni per quello.Però c'è sempre la possibilità di pensare realmente come uomini, anche se non si è credenti, anche se si è ribelli. A me fa tenerezza quell'Emanuele Severino che è considerato oggi il più grosso filosofo ed è il grande negatore, perché afferma con insistenza che soltanto la tecnica ti dà la verità. Dio non occorre Lo dice con sicurezza anche ora che ha fatto anche altre affermazioni, lo dice con sicurezza scientifica di ragionamento: Dio non occorrre.Però recentemente Severino ha fatto un articolo su KOS bellissimo, sulla preghera. un articolo che veramente ti prende dentro, perché dice come noi uomini siamo in contraddizione. Dice che la preghiera, accanto alla scienza che nega, è necessaria, perché nessun uomo, anche l'ateo più incallito, vive senza invocazione. L'uomo ha bisogno di pregare, ha bisogno di sentire in qualche modo, anche se non crede, che c'è qualcuno che ascolta, che c'è qualcuno che viene incontro, che c'è qualcuno che non lo trascura. Se questo è vero come è vero, cerchiamo anche noi di avere più confidenza con il nostro Signore. Giovanni dice: E' Lui il Figlio di Dio, è il vivente. Nella nostra vita cerchiamo di avere un accordo spontaneo, da figli e fratelli con Lui. Sebastian Bach, il più grande compositore cristiano, non cattolico, era devotissimo, era di preghiera non solo quotidiana, ma ardente. Si era impegnato negli ultimi vent'anni di vita - nel diario c'è questa testimonianza -, a preparare una ‘cantata' per il Cristo ogni domenica e ogni domenica puntualmente voi trovate la sua composizione con sopra la scritta ‘A Te, Gesù'. Se noi potessimo dire anche delle nostre piccole azioni, frantumate, senza significato, ‘A Te Gesù, io ti offro continuamente…', la vita diventerebbe corrispondenza, diventerebbe grazia, diventerebbe comunque fervore. Cerchiamo di sentire la bellezza del nostro Cristo che è tutta per noi.
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