13 febbraio 2011 -

Sir 15,15-20; Salmo 118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

“ Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Il Vangelo d'oggi sembra un po' complicato. Matteo il primo, tipicamente ebreo e forse scriba, ha la preoccupazione di esaltare la sua legge antica, però il discorso viene inserito in un contesto che a mio giudizio è rivoluzionario. Sono i capitoli 5, 6 e 7 di Matteo che definiscono l'inizio della vita pubblica di Gesù, sono i capitoli delle Beatitudini. Il contesto delle Beatitudini è così disagiato nel brano che abbiamo letto, nelle normative che vengono date. In questi capitoli c'è la preghiera personale e la preghiera universale, il Padre nostro, che pure hanno una loro definizione di grazia tutta particolare. In realtà il nucleo, il cuore di questo brano è proprio quello centrale: ‘se la tua giustizia non è più grande', non tanto di quella degli scribi e dei farisei, ma la ‘tua giustizia', perché sei il discepolo di Cristo, deve essere più grande e nuova. Non è la giustizia del diritto, ma è la giustizia dell'amore, è la giustizia della misericordia, è la giustizia della compassione, del perdono.

E allora ci troviamo finalmente di fronte a un Dio che ci ha dato tutto, ma non insiste sulla nostra intelligenza, forse nemmeno sulla ricchezza della nostra coscienza. Dio vuole essere, nella nostra vita, esclusiva, ed è Lui – ecco perché è in esclusiva – che ci dà tutto l'amore, un amore infinito, che noi non siamo ancora in grado di comprendere, ma è l'identità dell'uomo, la novità dell'uomo.

Leggevo in questi giorni un testo sul personalismo di Mounier, e anche Ricoeur: sono filosofi, ma capiscono che al di là della ragione, al di là di tutte le scienze che l'uomo può escogitare – le grandi scoperte -, quello che vale, l'essenza, è l'amore del Padre.

E' strano, non si sa come giungere a convinzioni di questo genere perché sono comunque un azzardo, ma sono le conclusioni che riempiono il cuore. L'amore di Dio che è sempre infinito, qualsiasi cosa possa succedere nella nostra vita. L'uomo vale perché Dio mi ama, e allora mi dice: ‘se la tua giustizia non è più grande', cioè superiore a quella di tutti, a quella che viene costruita dalle scienze umane, non vali niente neanche tu; d'accordo, sarai sempre recuperato da Dio, ma tu devi superare la giustizia nell'amore, nel perdono.

Infatti nel contesto di questi cinque capitoli, il discorso è ricorrente e commuove: ‘Siate perfetti.' Ricordate il particolare, vero? Un uomo, una donna non possono essere perfetti, eppure l'insistenza della perfezione è bellissima. Se Dio ti ama, tu devi essere perfetto, come è perfetto – Gesù quando parla nel Vangelo del Padre dice sempre ‘Padre mio' o ‘Padre nostro' - come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli, il quale manda il suo sole sui buoni e sui cattivi, non fa distinzioni di persone, non fa preferenze, non fa divisione di categorie o di classi. ‘Ama!' è l'essenza e l'uomo vale quando ama, quando perdona.

Lasciate che a questo riguardo io ricordi - è morto proprio il 25 gennaio - Samuel Ruiz, grande vescovo del Chiapas per 40 anni; io l'ho incontrato personalmente e mi ha scritto anche due lettere, su mia sollecitazione, perché mi è sembrato un uomo straordinario. Un Vescovo che ha capito questo principio: la gente non ha bisogno di codici, non ha bisogno di liturgie; la sua gente misera, sprovveduta, ancora schiava, del Chiapas - gli indios - non ha bisogno di queste cose; ha bisogno soltanto di sentire la Parola di Dio in diretta, e lui traduceva il Vangelo nella lingua di questa povera gente che deve sentire veramente che Dio la ama. Il Vescovo Ruiz diceva - è anche una mia convinzione - che la Chiesa non ha nessun motivo di insegnare, non ha nessun motivo di fare liturgie, non ha nessun motivo di rimproverare, deve soltanto amare. Questa gente è nata per l'amore di una mamma e cresce, si sviluppa e si salva, per l'amore di qualcuno che gli sta accanto. Ruiz diceva che l'amore di Dio deve essere tradotto in ogni creatura di questa terra ed ha raccomandato proprio morendo: ‘salvate il mio popolo, amate il mio popolo!'

Dio è essenzialmente amore, Dio è tenerezza per l'uomo, per me, per il miserabile, preferisce l'uomo a Se stesso. Proprio in questi capitoli che abbiamo letto oggi c'è la dichiarazione di preferenza dell'uomo rispetto a Se stesso; se tu fai l'offerta all'altare e ti ricordi che qualcuno ha qualcosa contro di te – non dice che tu hai fatto male a qualcuno -, lascia la tua offerta sull'altare, va' a riconciliarti col fratello e poi torna a fare l'offerta. L'uomo è privilegiato rispetto allo stesso Dio. Il Padre è Colui che ama in assoluto e noi non abbiamo niente nella storia, non abbiamo niente nella vita, delusioni all'infinito, ma sappiamo che abbiamo tutto l'amore di Dio.