7 marzo 2010 - 3^ Domenica di Quaresima
Es
3,1.8 13-15 Sal102 1Cor10,1-6.10-12 + Lc 13,1-9

 

"Io vi dico se non vi convertite,
perirete tutti allo stesso modo "

 


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Io so che anche voi provate commozione di fronte a certe parole, a certe pagine del Vangelo, anzi di fronte a tutta la testimonianza del Vangelo. E' qualcosa di sempre nuovo, qualcosa che prende realmente il nostro cuore e lo traduce nel bene, nella speranza, direi proprio nella Resurrezione.

Anche questo Vangelo è esplicito, è un Vangelo che dobbiamo assolutamente prendere in considerazione. Il Signore ci dice “ io non guardo, normalmente, come voi vivete, quali pericoli e quali benefici ricevete dalla vita, ma quello che a me preme è il vostro cuore, il vostro impegno a diventare migliori. Voi dovete convertirvi, ma questo non significa, in modo generico, cambiare vita. Dovete cambiare sensibilità, dovete cambiare cultura, dovete cambiare comportamento”.
Convertirci significa staccarci dai gusti mondani, e la mondanitas è sempre una cosa pregiata nel Vangelo, però non è permanente, non vive con noi. Noi andiamo oltre la mondanitas e di conseguenza noi dobbiamo imparare a liberare il nostro gusto dalla mondanitas per gustare Dio, per gustare la Sua volontà, per fare quello che Lui ci chiede, perché la bontà è la bellezza della nostra vita.
La conversione è l'elemento vivo della vita dell'uomo. L'uomo è vero quando progredisce e si converte continuamente; quando non cambia idea, come facilmente succede nella nostra politica, ma perfeziona l'idea e il modo di fare cercando di andare sempre verso il meglio. Il cristianesimo non è mai immobilismo!

Se voi leggete il diario di Helder Camara , questo grande Vescovo di Recife all'altezza di don Tonino Bello, forse anche di più perché ha influenzato tutto il mondo con la sua testimonianza profetica. Egli si trovava al Concilio e c'era anche un Cardinale famoso, Ottaviani, inquisitore nel modo di fare, il quale, quando si presentava di fronte ai duemilacinquecento vescovi presenti nell'aula, aveva sempre un atteggiamento di giudizio, era lì a giudicare e non a condividere le proposte o, eventualmente, ad ampliarle. Si alzava soltanto per denunciare: ‘questa proposta è eretica, questa non è ortodossa' e via dicendo…
Camara, dice nel suo diario, che Ottaviani era un cardinale che stancava ogni volta che parlava. Ad un ennesimo intervento di Ottaviani prende la parola il direttore dell'assemblea del momento, il cardinale Alfrink di Utrecht e dice: ‘Reverendissimo Padre, lei ha oltrepassato il suo tempo, si fermi'. Ottaviani si spazientisce, fa un gesto quasi di rabbia e continua. Allora il cardinale Alfrink insiste ‘guardi che il suo tempo è passato, deve fermarsi, deva lasciare lo spazio agli altri'. In quel momento tutta l'assemblea, duemilacinquecento vescovi, esplodono in un applauso grandioso per cui Ottaviani è costretto a sedersi e, non solo si siede, dice Camara, ma subito dopo si alza e se ne va arrabbiato e spazientito. Nel suo diario Camara, nella sua semplicità commenta: ‘Si vede che i cardinali non possono convertirsi '. Ed è tremendo questo perché la vita cristiana dell'uomo è conversione. Quel dire ‘si vede che i cardinali non possono convertirsi ' sta a significare che tutti siamo coinvolti in questa urgenza del Vangelo: non c'è il piccolo uomo della strada, non c'è il povero e non c'è il Papa. Com'è bello quando il cardinale Newman diceva che la coscienza è più del Papa, cioè noi, nei confronti del Vangelo, abbiamo l'uguaglianza dell'umanità e tutti siamo impegnati alla stessa stregua a cambiare, a toglierci dall'ottica mondana per prendere l'ottica di Dio.
Sappiamo che tutti i maestri dell'umanità hanno parlato sempre di conversione, ma che cos'è questa conversione del Vangelo, peculiare rispetto alle altre? Gesù all'inizio della sua predicazione dice, nel Vangelo di Marco, ‘ convertitevi e credete al Vangelo'; cioè convertitevi al Vangelo , non dovete convertirvi a qualcosa che a voi piace, alle vostre scelte, a qualcosa di mondano e nemmeno a qualcosa di religioso. Gesù non ha mai il discorso religioso nella sua proposta. Voi dovete convertirvi al Vangelo e il Vangelo che cosa chiede? Chiede a tutti noi indistintamente, e lo ha chiesto anche a Cristo, innanzitutto di compiere la volontà del Padre. Io sono venuto - dice il Cristo- per compiere la volontà di Dio, la volontà del Padre, anche nel momento, come lo Tsunami adesso, più tragico della sua vita, il Getsemani, dice ‘ se possibile Padre, passi da me questo Calice, ma non la mia ma la Tua volontà sia fatta' . E' qualcosa di sconcertante ma, per me, è la beatitudine del Vangelo, cioè il fare la volontà di Dio è sempre il successo, è sempre la Risurrezione. E' il secondo principio del Vangelo.

Due domeniche fa avevo detto che tutto il Vangelo è l'amore del prossimo, non ci sono altri precetti, non c'è il decalogo, lo dice proprio il Cristo. Non ci sono particolari leggi naturali o etiche che devono condurre la vita dell'uomo. Quello che è fondamentale è l'amore del prossimo cha abbraccia, dice Paolo, tutta la legge e tutti i Profeti. Quando uno ama il prossimo compie tutto il Vangelo cioè compie la salvezza dell'uomo. Ma che cosa vuol dire prossimo? Anche la Chiesa non ne parla mai; non è nemmeno entrata nel catechismo la teologia di questa espressione ‘prossimo'. Prossimo vuol dire ‘ogni altro', lo diciamo tante volte, cioè ogni altro uomo e ogni altra donna . Ogni ‘altro' anche l'immigrato, anche il Rom, anche il barbone, anche colui che mi fa del male perché io devo amare soprattutto - dice il Vangelo- i miei nemici, coloro che mi odiano. Il prossimo è incondizionatamente amore per l‘altro, chiunque sia. Questo è qualcosa di sconvolgente. Questo sta a dire che noi in duemila anni di storia non abbiamo mai messo in pratica il Vangelo e anche la Chiesa quando ha fatto il discorso di ‘guerra si o guerra no', ha sbagliato! Scusate se dico cosi, senza nessuna arroganza nel giudicare la Chiesa, ma noi in nome del Vangelo non possiamo mai condannare. Dal Vangelo dobbiamo sempre acquisire la compassione, la comprensione, la misericordia e il perdono sempre, sempre.
Il Cristianesimo, il Vangelo è eroismo ma è questo eroismo che fa la vita è questo eroismo che fa la Resurrezione, è questo eroismo la dignità dell'uomo.

Oggi la Chiesa dovrebbe osservare tutti i Sacramenti, perché possono valere qualcosa. Ma è soprattutto un Sacramento che dovrebbe essere istituito, il “ Sacramento dell'incontro ”. Questo significa che io devo poter vedere (ecco il Sacramento) la grazia per avvicinare ogni persona senza nessuna ombra e senza nessuna riserva. Il Sacramento dell'incontro noi dovremmo celebrarlo ogni giorno. L'eucarestia è un modello ma per noi è diventata anche qualcosa di gravoso, di non comprensibile invece è proprio questo il sacramento dell'incontro, cioè andare dal Signore, dal Padre, per ottenere la grazia di voler bene ai fratelli e alle sorelle. Ecco la vera conversione: non c'è altra volontà del Padre che l'amore del prossimo.