| 7 febbraio 2010 - 5^ domenica del tempo ordinario
"Maestro, abbiamo faticato tutta la notte Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) La pagina del Vangelo di oggi è senz'altro la pagina più bella per Pietro, il quale viene invitato da Gesù a prendere il largo - “duc in altum”. Sembra quasi che Cristo gli manifesti la sua predilezione: ‘per parlare con te, per fare il miracolo con te dobbiamo essere soli e in una parte innalzata dove il contatto con il Padre è diretto'. Oggi è la prima domenica di febbraio e la Chiesa Universale celebra la Giornata della Vita. Meditare sulla vita, decidere sulla vita, è importante quanto meditare su questa pagina del Vangelo perché la vita è realmente il dono unico, il dono più grande di Dio, anzi la vita è Dio stesso . Noi uomini e donne incarniamo Dio nella nostra vita quindi siamo l'espressione – somiglianza e immagine – viva, immediata, reale di Dio nella storia. Questa vita che è il nostro fascino, alla quale pensiamo continuamente e per la quale siamo preoccupati; questa vita piena di sofferenza… e tutta la sofferenza della storia continuamente si ripercuote nella nostra vita personale e nella nostra vita di comunità. Ecco perché sarebbe importante che ci fosse una Istituzione che potesse realmente difendere questa vita. Ma la persona che difende tutto questo ce l'abbiamo già, è Cristo Gesù che è la compassione dell'uomo. La parola compassione vuol dire com-patire cioè patire insieme, soffrire insieme, vivere insieme con ogni uomo e con ogni donna nella sofferenza. Cristo, infatti, è l'uomo che non soltanto soffre per me ma soffre con me. Nasce povero, vive povero, muore su una croce soltanto perché lui è sofferenza con me, non mi lascia mai solo. Anche quando ho l'impressione che Dio mi abbia abbandonato e che tutte le cose della terra siano insensibili, Dio è con me perché si è incarnato nella mia vita. Dio soffre con me fino alla morte. La vita attira tutta l'attenzione di Dio, attira tutta la passione di Dio; Cristo è sofferenza per me, con me sempre. Nel Vangelo l'emblema di difesa della vita, di compatire, è proprio il Buon Samaritano. Non c'è nella letteratura mondiale un episodio di vita così intenso come quello del Samaritano. Questo uomo, giudicato un eretico, un uomo da disprezzare perché samaritano, che ha attenzione per l'altro uomo. Nel contesto ebraico e secondo la concezione del tempo della storia di Israele, il samaritano è ciò che di più obbrobrioso ci possa essere perché è colui che ha tradito. In questo brano Gesù dice: ‘ passa un levita, passa un prete e si interessano del tempio e non del poveretto che è sulla strada malmenato dai padroni'. Accanto a Gesù c'è anche il dottore della legge, cioè il capo del Sinedrio, colui che afferma di fare sempre la volontà di Dio e dice a Cristo: ‘io so che la Legge è amare Dio e amare il prossimo', ma poi chiede cosa vuol dire amare il prossimo. Allora Gesù gli racconta l'episodio del samaritano e gli dice: ‘tu che sei l'uomo della cattedra, l'uomo del pulpito, l'uomo dell'altare, fa come il samaritano. E' un episodio sconvolgente. Quando pensiamo alla compassione del Cristo lo vediamo come il bambin Gesù del Natale, grazioso, carezzevole, ma Gesù è esigente, eccome! E' come se dicesse, oggi, lascia stare il catechismo, il culto del tempio e fa come il samaritano. La vita è tutto, bisogna sempre difenderla, guai a colpire in qualunque modo la vita! Ma mi viene una domanda. I classici si prendono in mano volentieri, hanno grandi valori. Ricordiamo nell'Odissea la risposta di Ulisse ad Alcino, il re che rimane incantato dalle capacità di questo povero naufrago. Ulisse gli dice: “re io sono uguale agli altri perché provo tutte le pene degli uomini”. Ecco noi siamo uguali a tutti perché abbiamo tutti le stesse pene. E' bella questa affermazione. Però bisogna imparare a togliere le pene degli altri più che pensare solo a se stessi. Pensate a Lazzati, che è stato anche Rettore dell'Università Cattolica di Milano, grande uomo del nostro tempo, si trovava nel campo di concentramento in Germania e confessa: “non verrò ridotto a una bestia e nemmeno a un numero perché vengo continuamente perseguitato” e aggiunge “non sono mai stato felice come ora perché posso dare consigli, dare quel poco che ho a tutti coloro che hanno bisogno e tutti aspettano una parola di conforto. Signore grazie perché mi hai fatto felice!”. Difendiamo la vita degli altri, aiutiamo gli altri. Dobbiamo avere come supremo valore la vita perché la vita è Dio stesso. E allora saremo sempre felici.
+ Raffaele Nogaro
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