28 febbraio 2010 - 2^ domenica di Quaresima

Gn 15,5-18 -Sal 26 Fil 3, 17-4,1+ Lc 9, 28-36



E dalla nube uscì una voce, che diceva:
«Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!».


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

A nessuno piace la pensione e nemmeno a me… però qualche volta ringrazio Dio di avere più tempo a disposizione per pregare e per meditare. Ultimamente ringrazio Dio con insistenza di questo evento perché in questo periodo mi pare di avere la possibilità di sentire il Vangelo - l'annunzio unico della vita – come qualcosa di veramente nuovo, come qualcosa non solo di straordinario, ma anche di profondamente innovativo.

Il Vangelo di oggi presenta l'episodio della trasfigurazione. Questo evento è stato interpretato dagli esegeti in tante forme ma, mi sembra, in nessuna forma realistica perché questa trasfigurazione, raccontata da tutti i tre sinottici con passione e con trasporto, sta ad indicare che realmente ci troviamo di fronte alla definitiva manifestazione di Dio. Come sul Sinai , per Mosè, abbiamo Dio che si rivela al popolo, Jahvè -Dio solo- così in questo momento, possiamo dire al termine dell'esperienza storica del Cristo, abbiamo la rivelazione del Padre - il Figlio è Dio. Prima il Cristo si rappresentava come il Figlio dell'uomo, quasi in atteggiamento di umiltà e di sottomissione all'uomo e alla storia e il Padre era ad affermare la verità: guardate che Lui è Jahvè, è il figlio mio nel quale io mi compiaccio, è l'Amato, dovete ascoltarlo! E qui abbiamo la trasfigurazione dell'uomo stesso cioè la presenza reale, visibile di Dio nella storia il quale ci dice la verità. Ecco perché è fondamentale poter accedere con amore, con passione e con dedizione al Vangelo, è lì la verità.

Nel monte della trasfigurazione noi veniamo a comprendere realtà straordinarie. Innanzi tutto che la religione è sempre religione di Dio e non è mai religione di una chiesa. Qualsiasi religione, di qualsiasi chiesa, è sempre qualcosa di ‘addomesticato' ; la religione è soltanto di Dio, non è una funzione del comando, non è una funzione del potere come possono essere quelle della chiesa.
Religione vuol dire: adorerai il Signore tuo Dio e Lui solo. Religione vuol dire, quello che del resto Gesù ripete alla Samaritana: non più a Gerusalemme o sul monte Garizim i veri adoratori adoreranno Dio, ma solo in Spirito e verità , cioè solo con l'atteggiamento del cuore, solo con il contatto diretto e di amicizia con il Signore. Quanto sarebbe importante comprendere questo. Noi siamo convinti che le religioni in genere, anche quella cristiana, perché vogliono l'assoluto della verità fomentano le guerre, i dissipi, i contrasti. E questo perché abbiamo ridotto la religione a religione di una chiesa, religione di una istituzione, benché sacra. La religione invece è soltanto, unicamente, rapporto con Dio, amicizia con il Signore.

Ancora, in questa testimonianza della trasfigurazione riusciamo a scoprire che la Chiesa non è l'assoluto della storia. Si usa dire anche oggi ‘al di fuori della Chiesa non c'è salvezza'. Questa è una bestemmia, anche se la diciamo noi cattolici, perché Dio non è contenuto in una istituzione e la trasfigurazione ci fa capire che soltanto Lui ha la signoria della storia. Di conseguenza la Chiesa che lui ha voluto, perché è sua la Chiesa, è a servizio del Vangelo e non viceversa. Noi invece abbiamo fatto tutta una teologia della venerazione, fino quasi all'adorazione della Chiesa, è un errore grave questo. La Chiesa è servizio e giustamente la chiesa è chiamata sacramento cioè aiuto, rapporto con l'altro, non è l' istituzione della vita.
Diceva bene il grande Papa Giovanni XXIII che la Chiesa sempre reformanda deve camminare con la storia, la Chiesa deve camminare con la gente, deve rendere – come diceva Kierkegaard- contemporaneo il Cristo , il mio amico, l'amico di ognuno. La Chiesa non può tenere nulla per sé, perché è servizio, non è possesso. La Chiesa deve essere semplicemente la segnalazione che Cristo c'è, che c'è la trasfigurazione, che Lui è il Signore e che ogni uomo ha la speranza della salvezza.

In questa settimana mi sono anche esaltato meditando ogni giorno questa pagina del Vangelo. Il Cristo dice chiaramente: ricordatevi che l'unico Dio sono io. Non c'è neanche il Dio della trascendenza a cui tu devi prestare onore, non lo conosci: nessuno conosce Dio , soltanto il figlio che è nel seno del padre lo rivela a noi - chi vede me, vede il Padre' - di conseguenza tutto il riferimento dell'adorazione a Dio è rivolto a Cristo Signore. Noi spesso ci perdiamo, anche nella teologia, a parlare dei rapporti che possiamo avere con la Trinità. Ma che ne sappiamo noi di questo? La trasfigurazione ci dice proprio questo: guardate che il Signore è Lui- è il Padre che parla - e dovete rivolgere tutto il vostro amore a Lui. E' Lui il mio Amato . Tutto il resto, le grandi costruzioni teologiche che noi facciamo, è per perdere tempo, per confondere le idee e soprattutto per confondere la vera fede perché il Dio-Salvatore è soltanto il Cristo. Quanto sarebbe importante comprendere questo anche perché il Cristo è un personaggio storico, è persona che noi incontriamo, che noi teniamo per mano, è il mio Salvatore.

Nella grande trasfigurazione il Padre ci dice : è il mio figlio, l'Amato, io mi compiaccio solo in Lui e quindi seguitelo! L'Amato è sulla terra perché ama l'uomo e ama ogni uomo e ogni donna indistintamente senza preferenza di persone, senza distinzione di razze, di religioni, di credi. L' unico comandamento, non dimentichiamolo mai, l'unica cosa che il Cristo ‘comanda', uso un termine che usa Lui - “questo io vi comando”- è l'amare il prossimo indistintamente, anche il nemico, anche colui che mi fa del male, anche colui che mi mette in croce. L'unico impegno del cristiano, dell'uomo e della donna, è amare incondizionatamente il prossimo. Allora voi capite che se potessimo aderire a questa parola del Vangelo, fare nostro quel Cristo che la parola mi propone, allora sì la nostra vita sarebbe realmente esultanza .

L'altro giorno una persona mi diceva: sono sempre insoddisfatto, vado anche in chiesa, cerco di essere sempre impegnato eppure non sono mai contento. E io mi sono permesso di dire - anche perché è la mia esperienza di credente – “ma senti, mettiti a parlare con il Signore perché come uomo, come singola persona, sarai sempre malcontento. Noi siamo nati tristi e facciamo la storia da persone tristi, inquieti, ribelli… parla con Lui, è lui il salvatore. Anche se non credi parla con Lui, perché sai che è presente e vedrai che almeno la serenità si dispone come una corona - come i chicchi di una corona, come i momenti di grazia - in tutta la giornata. Non sarai mai avvilito se hai questa invocazione verso Colui che è tutto per te”.