| 28 febbraio 2010 - 2^ domenica di Quaresima
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Il Vangelo di oggi presenta l'episodio della trasfigurazione. Questo evento è stato interpretato dagli esegeti in tante forme ma, mi sembra, in nessuna forma realistica perché questa trasfigurazione, raccontata da tutti i tre sinottici con passione e con trasporto, sta ad indicare che realmente ci troviamo di fronte alla definitiva manifestazione di Dio. Come sul Sinai , per Mosè, abbiamo Dio che si rivela al popolo, Jahvè -Dio solo- così in questo momento, possiamo dire al termine dell'esperienza storica del Cristo, abbiamo la rivelazione del Padre - il Figlio è Dio. Prima il Cristo si rappresentava come il Figlio dell'uomo, quasi in atteggiamento di umiltà e di sottomissione all'uomo e alla storia e il Padre era ad affermare la verità: guardate che Lui è Jahvè, è il figlio mio nel quale io mi compiaccio, è l'Amato, dovete ascoltarlo! E qui abbiamo la trasfigurazione dell'uomo stesso cioè la presenza reale, visibile di Dio nella storia il quale ci dice la verità. Ecco perché è fondamentale poter accedere con amore, con passione e con dedizione al Vangelo, è lì la verità. Nel monte della trasfigurazione noi veniamo a comprendere realtà straordinarie. Innanzi tutto che la religione è sempre religione di Dio e non è mai religione di una chiesa. Qualsiasi religione, di qualsiasi chiesa, è sempre qualcosa di ‘addomesticato' ; la religione è soltanto di Dio, non è una funzione del comando, non è una funzione del potere come possono essere quelle della chiesa. Ancora, in questa testimonianza della trasfigurazione riusciamo a scoprire che la Chiesa non è l'assoluto della storia. Si usa dire anche oggi ‘al di fuori della Chiesa non c'è salvezza'. Questa è una bestemmia, anche se la diciamo noi cattolici, perché Dio non è contenuto in una istituzione e la trasfigurazione ci fa capire che soltanto Lui ha la signoria della storia. Di conseguenza la Chiesa che lui ha voluto, perché è sua la Chiesa, è a servizio del Vangelo e non viceversa. Noi invece abbiamo fatto tutta una teologia della venerazione, fino quasi all'adorazione della Chiesa, è un errore grave questo. La Chiesa è servizio e giustamente la chiesa è chiamata sacramento cioè aiuto, rapporto con l'altro, non è l' istituzione della vita. In questa settimana mi sono anche esaltato meditando ogni giorno questa pagina del Vangelo. Il Cristo dice chiaramente: ricordatevi che l'unico Dio sono io. Non c'è neanche il Dio della trascendenza a cui tu devi prestare onore, non lo conosci: nessuno conosce Dio , soltanto il figlio che è nel seno del padre lo rivela a noi - chi vede me, vede il Padre' - di conseguenza tutto il riferimento dell'adorazione a Dio è rivolto a Cristo Signore. Noi spesso ci perdiamo, anche nella teologia, a parlare dei rapporti che possiamo avere con la Trinità. Ma che ne sappiamo noi di questo? La trasfigurazione ci dice proprio questo: guardate che il Signore è Lui- è il Padre che parla - e dovete rivolgere tutto il vostro amore a Lui. E' Lui il mio Amato . Tutto il resto, le grandi costruzioni teologiche che noi facciamo, è per perdere tempo, per confondere le idee e soprattutto per confondere la vera fede perché il Dio-Salvatore è soltanto il Cristo. Quanto sarebbe importante comprendere questo anche perché il Cristo è un personaggio storico, è persona che noi incontriamo, che noi teniamo per mano, è il mio Salvatore. Nella grande trasfigurazione il Padre ci dice : è il mio figlio, l'Amato, io mi compiaccio solo in Lui e quindi seguitelo! L'Amato è sulla terra perché ama l'uomo e ama ogni uomo e ogni donna indistintamente senza preferenza di persone, senza distinzione di razze, di religioni, di credi. L' unico comandamento, non dimentichiamolo mai, l'unica cosa che il Cristo ‘comanda', uso un termine che usa Lui - “questo io vi comando”- è l'amare il prossimo indistintamente, anche il nemico, anche colui che mi fa del male, anche colui che mi mette in croce. L'unico impegno del cristiano, dell'uomo e della donna, è amare incondizionatamente il prossimo. Allora voi capite che se potessimo aderire a questa parola del Vangelo, fare nostro quel Cristo che la parola mi propone, allora sì la nostra vita sarebbe realmente esultanza .
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