21 febbraio 2010 - 1^ Domenica di Quaresima
Dt
26,4-10 Sal 90 Rom 10,8-13 + Lc 4,1-13

 

"Gesù, pieno di Spirito Santo,
si allontanò dal Giordano
ed era guidato dallo Spirito nel deserto,
per quaranta giorni, tentato dal diavolo."

 


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Oggi è la prima domenica di Quaresima e la pagina del Vangelo è perfettamente intonata al clima della penitenza e del digiuno che dovrebbe essere l'espressione naturale dei cristiani in questo periodo liturgico.
Gesù parla delle sue tentazioni. Questo quadro del Vangelo è molto importante e lo ritroviamo sia in Matteo, sia in Marco e in Luca. E' un momento caratterizzante la vita di Cristo. Gesù resiste e vince tutte le tentazioni: quella del potere, quella della ricchezza, quella del prestigio, mentre la Chiesa -che deriva da Gesù- purtroppo soggiace a tutte le tentazioni, sia quella del potere, sia quella della ricchezza che quella del prestigio. E Chiesa siamo anche noi e l'esame di coscienza oggi dovrebbe essere abbastanza rigoroso in modo che la nostra conversione possa essere beneficio di tutti i fratelli.

Vi comunico, in merito, una mia meditazione personale che mi prende sempre e continuamente.
Ho vissuto questa meditazione non solo ora che sono anziano, ma anche da giovane con tanto vigore interiore.
Noi vediamo che il diavolo propone a Cristo quello che piace nel mondo. Nel mondo si cerca il potere, la ricchezza, il prestigio e sembra valere solo questo. Oggi c'è tanta corruzione nella politica, nella società, nella Chiesa, sembra che tutto sia lecito perché si crede soltanto a queste cose. Si crede solo al denaro, solo al potere e non si crede più -neanche in Chiesa- alla vita eterna.
Cristo fa capire che vale soltanto la volontà del Padre, la Parola del Figlio e la preghiera dello Spirito. Valgono, cioè, quelle realtà che ci trasformano continuamente, al di là delle presenze terrene che sono corruttibili e corruttrici.
La realtà della vita eterna mi da una pressione continua, qualche volta mi fa esplodere dentro nel disagio, nella tristezza perché vorrei capire, vorrei sapere. Tutti noi abbiamo bisogno di capire, di toccare e invece la vita eterna, che è tutto, è qualcosa che ci angoscia.

L'altro giorno una signora mi ha dato un libretto di Enzo Bianchi che parla della morte e dice qualcosa di meraviglioso, cioè che noi non moriamo per malattia, per vecchiaia o per disgrazia, noi moriamo perché abbiamo dato tutto, non c'è rimasto nulla e quindi dobbiamo cambiare vita; dobbiamo trovare un'altra esperienza che ci faccia vivere. E' bello questo anche in riferimento a quell'amore per il prossimo che è nel Vangelo, cioè dare tutto per il prossimo. Questa spiegazione, che ci suggestiona, non è comunque una soluzione integrale per il nostro cuore.

La meditazione sulla vita eterna mi ha fatto andare con il pensiero a qualcosa che abbiamo letto anni fa e che ho ritrovato. Nella storia del pensiero troviamo Ernst Bloch*, che si definisce 'ateo per amore di Dio', che ha scritto quel libro meraviglioso “Il principio speranza” cioè il cristianesimo vale se garantisce la speranza della vita eterna altrimenti non c'è nessun pensiero che valga. E' un libro straordinario, ma quello che di più colpisce è che l'autore, che dice di essere ateo, ha fondato questo libro di pensiero su un fatto concreto.
Bloch ha sposato una donna di origine slava che, dopo non molto tempo di vita insieme, muore. Egli adorava questa donna e la sentiva come una 'realtà mariana vivente' ed è strano che lui, di origine ebrea, parli di Maria. Quando sua moglie muore, lui continua a vivere nel culto di questa donna che gli ha ispirato la certezza della vita eterna. Durante le sue discussioni con gli amici era sempre concentrato su questa sua donna che era,
per lui, la porta immediata del suo essere terreno con la vita eterna. Basti pensare che sulla tomba scrive ‘beata te che hai incontrato il Vincitore', e il Vincitore è Cristo. Anche sotto le immaginette che sono nel suo studio scrive ‘tu sei splendente di tutta la luce del cielo' ed è questa una espressione tratta dall'Apocalisse. Altrove scrive ‘Sono io e creo nuove tutte le cose' è la frase del Cristo, l'annuncio finale dato nella Bibbia al Cap XXI dell'Apocalisse.
Tutte le notti, a mezzanotte in punto, Bloch fermava ogni discussione con gli amici, si metteva in silenzio e in raccoglimento perché gli appariva la moglie e diceva di toccarla, di sentirla parlare. Che uomo fortunato! Anche un altro grande teologo dice di essersi trovato con Bloch in Finlandia nel 1966 ed aver avuto questa esperienza e -dice- 'ho avuto la conferma che la vita eterna c'è'.

Questa è solo l'esperienza concreta di una persona, ma quanto è bello sentire che non ci sono distinzioni di fede, di religioni! Ogni uomo e ogni donna sono i figli di Dio e ogni uomo e ogni donna hanno la certezza di avere la vita eterna.
Quanto è bello sapere che possono fare queste esperienze non solo i grandi mistici cristiani ma che possono essere vissute da tutti i figli di Dio della Terra.

 

* «  L'importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all'aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L'affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all'esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono  » (Ernst Bloch, Il principio Speranza)

Ernst Bolch – Filosofo tedesco di ideologia marxista