| 2 maggio 2010 - V^ domenica di Pasqua " Vi do un comandamento nuovo: Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) E come ci ama Lui, ce lo dice proprio a commento di questa affermazione la pagina del vangelo che segue, donando la vita per gli uomini, per ognuno di noi. Lui ama in modo tale da donare sempre la propria vita per gli altri. E voi capite benissimo che questo discorso è ancora inedito, è ancora fantasioso, è ancora fuori luogo proprio nella nostra chiesa. I discepoli siamo noi, sono tutti gli uomini, perché Cristo si rivolge a tutti indistintamente senza preferenze di persone. E noi uomini, donne che facciamo le guerre, che ci facciamo le calunnie, che abbiamo lo scontro con gli altri, noi ci amiamo gli uni gli altri come Lui ci ha amato? E guardate che Egli dice che questo è il nuovo comandamento. Perché nuovo. Anche nell'Antico Testamento il libro del Levitico diceva ama il prossimo tuo come te stesso , ma il prossimo tuo per gli Ebrei erano i fratelli di nazione, di casta, non erano tutti. Erano gli ebrei stessi, quindi c'era già la parzialità nel Vecchio Testamento. Non solo, e questo è sconvolgente almeno per me, Gesù dice che il primo comandamento - e noi abbiamo tutta la grande scrittura sotto il segno del primo comandamento Shemà Israel, io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me (era quello il primo comandamento) – è il prossimo. Non Dio più, nemmeno il Padre suo, ma ama il prossimo tuo come te stesso. Anzi ama gli altri come io li amo , donando la vita per i fratelli. A questo proposito io mi chiedo, e non so se sono nel giusto, a riguardo dei movimenti dei catecumenali che iniziano sempre le preghiere con ‘Shemà Israel , tu sei il Dio Onnipotente'. Non ci interessa, che interessa a noi il Dio Onnipotente - quel Dio che almeno da quello che appare nella nostra storia non interviene mai, ci lascia nella sofferenza, ci lascia nelle guerre, ci lascia in una condizione proprio miseranda fino alla morte… Al posto del Dio Onnipotente c'è il nuovo comandamento: amatevi, amatevi. Quando uno cerca di dare la vita per gli altri, ecco il concetto originario della madre, quando uno diventa dono è sempre vita, è sempre generazione, è sempre eternità. Questa è la verità. E ancora, il comandamento è nuovo … cioè noi troviamo nel Vangelo una cultura possiamo dire che è radicalmente diversa da quella umana. Noi possiamo avere anche la grande umanitas , la capacità di comprende anche i fratelli di tutte le genti se vogliamo, ma la nostra cultura è sempre interessata, è sempre una organizzazione del progresso personale, dell'utilità. Qui abbiamo invece la radicalità del dono, non ci sarebbero guerre, non ci sono spaventi nella storia, non c'è soprattutto tristezza nei vostri cuore se voi vi donate gli uni agli altri. Se siete continuamente come la mamma generazione di vita. E ancora, questo comandamento è nuovo perché è l'unico imperativo categorico del Vangelo. Voi non trovate in nessuna pagina del vangelo, né di Matteo, né di Marco, né di Luca, né di Giovanni, una affermazione di questo genere, che viene fatta proprio alla conclusione di questo bellissimo testo. Gesù dice agli apostoli, ai discepoli io vi comando: amatevi gli uni gli altri come io vi amo . Gesù non dice mai io vi comando. Provate a leggere il Vangelo, mai, mai! Non c'è nessuna legge. Noi nel catechismo cristiano abbiamo fatto tanti precetti, tante disposizioni, e la chiesa comanda anche oggi e forse disturba, con l'intervento continuo: fate questo, fate quello … Gesù invece non comanda mai nulla, nulla. Non da disposizioni, non da precetti, non da leggi. Dice invece l'unico imperativo categorico, io vi comando: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato . E poi è il comandamento nuovo perché è la carta d'identità degli apostoli, dei discepoli. Noi vediamo che tra noi non c'è tanta amicizia, anche tra preti non c'è tanta amicizia, anche tra noi vescovi non c'è tanta amicizia, parliamoci con chiarezza, cioè ognuno per se, e quello che hanno gli altri starebbe bene in casa mia. La mania del proprio io, di glorificare il proprio io. Gesù dice che vi riconosceranno che siete miei discepoli se vi amate gli uni gli altri . Se non vi amate nessuno pensa che voi siete preti, nessuno pensa che voi siete vescovi, nessuno pensa che voi siete Chiesa. Vi dicono che siete falsari, e purtroppo dicono la verità, dicono la verità. Le cose che dicono sulla chiesa oggi, sui preti, ma diciamoci con chiarezza, (e chi è senza peccato scagli la prima pietra…) sono vere. Ci vogliamo bene noi fino a dare la vita per i propri fratelli. La carta d'identità del discepolo, del seguace di Cristo, è vi riconosceranno che siete miei discepoli se vi amate gli uni gli altri . Pensiamo all'ecumenismo, in tutta la storia della chiesa, cristiani cattolici, cristiani protestanti, cristiani ortodossi si guardano proprio come i galli nel pollaio, sdegnati gli uni contro gli altri e siamo cristiani, credenti … dov'è la nostra carta d'identità? Non ci mettiamo mai d'accordo! Quanto sarebbe importante se invece di discutere di cose di fede, che non conosciamo perché per noi la fede molte volte è un'ideologia è un pensare, un avere certe idee, ci volessimo bene. C'è quel grande teologo protestante Moltmann che pure essendo protestante quando si trova in una chiesa cattolica va a fare la comunione perché dice che Gesù ha preparato la mensa per tutti. Se noi ci volessimo bene al punto di saper stare insieme, non interessa poi quello che tu pensi. L'importante è volersi bene. Ed ecco allora la comunità dei primi tempi, la moltitudine, dice il testo del Vangelo, di tutti coloro che credevano nel Cristo erano un cuor e un'anima sola . E' una bella moltitudine la nostra oggi, siamo di diversa provenienza e siamo autentici. Che bello sarebbe poter dire che la moltitudine di coloro che credono in Lui hanno un cuore solo e un'anima sola. Cerchiamo di avere questo messaggio come cuore ma anche come testimonianza, come manifesto e portiamolo a tutta la nostra Chiesa.
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