Domenica 18 luglio 2010

Gn 18,1-10 Sl 14 Col 1, 24-28 + Lc 10, 38-42

« Allora Marta si fece avanti e disse:
«Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?
Dille dunque che mi aiuti» ».


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Io credo che noi cristiani dobbiamo pregare perché la chiesa promuova, all'interno della chiesta stessa, maggiormente la donna. La donna fa la chiesa anche attualmente ma non ha nessun incarico direzionale ed è un torto della chiesa attuale, perché il Vangelo rende le donne protagoniste nella forma più bella e più responsabile. Ci sono delle presentazioni nel Vangelo della donna che sono eccezionali, come questo piccolo profilo di Marta e Maria, subito dopo il Vangelo di Giovanni troviamo ben due capitoli che parlano quasi esclusivamente della presenza, della importanza della donna nella missione di Cristo.
Qui Forse può essere fuorviante la nostra considerazione sulle donne perché la centralità della figura femminile è Maria, colei che prega, colei che è in adorazione di fronte a Gesù. Nel Vangelo di Giovanni poi si dirà che è proprio lei che prende il nardo prezioso, rompe la bottiglia e lava i piedi di Gesù e li asciuga con i capelli; queste sono tutte provocazioni, pensate che nel mondo ebraico era scandaloso che una donna avesse i capelli sciolti di fronte a un uomo.

Ma a me premerebbe fermarci oggi sulla figura di Marta che mi è sempre immensamente piaciuta perché se osservate bene, Marta è proprio una organizzatrice missionaria. Gesù con i suoi apostoli va ripetutamente nella casa di Betania, la casa di Marta, per ricomporsi, per far consiglio per rifocillarsi. E allora, giustamente, Marta -che è responsabile- ha una confidenza totale con Gesù tanto da dirgli ‘tu vieni qui a mangiare con i tuoi, dì a Maria che si muova, non posso fare tutto da sola'. Marta ha questa confidenza con Gesù che è una cosa meravigliosa, è la confidenza della donna che è amata, il Vangelo stesso dice che Marta è amata da Gesù anche se l'amore poi si riferisce a tutto il resto della famiglia, ma prima di tutto Marta. E questa donna impegnata, attiva, vuole che anche il Cristo si muova con lei. Ma a parte questa imprenditorialità missionaria di Marta, quello che a me piace è la confidenza che questa donna ha con Gesù.

Vorrei che tutti voi provaste l'emozione che io provo nel preparare l'omelia con voi ogni settimana, con voi e non per voi. E proprio analizzando la figura di Marta sono rimasto trasfigurato -scusate l'espressione- perché io come tutti voi non voglio morire. Io, come tutti, nonostante preghi ogni giorno, ho una paura tremenda della morte; come tutti voi, mi trovo in una lotta continua a chiedermi: ‘Dio, perché non ti manifesti?' Ed è Marta che ci dà la rivelazione. Non c'è nel vangelo un dialogo più bello di quello tra Marta e Gesù presso la tomba di Lazzaro. Appena Marta sa che sta arrivando Gesù, gli corre incontro e gli grida quasi: ‘Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto anche se so che qualunque cosa tu chieda a Dio, quello te lo concede!” quasi con prepotenza e con tanta tanta tristezza ‘Signore, perché non ti sei mosso prima?'. E Gesù le dice ‘tuo fratello risorgerà' e qui c'è tutta la grandiosità della rivelazione. E Marta, intelligentemente risponde: ‘so che risusciterà, ma nell'ultimo giorno'.

Nelle nostre liturgie esequiali noi parliamo ancora della resurrezione nell'ultimo giorno, ma è proprio Gesù che la smentisce e dice con estrema chiarezza, la resurrezione è adesso perché io sono la resurrezione e la vita e chi crede in me, anche se muore, vivrà . E poi aggiunge: chi vive e crede in me non muore in eterno.
Due forti affermazioni ‘ anche se muore, vivrà' ‘ chi vive e crede in me non muore in eterno' che bello se noi riuscissimo per tutta la vita a scolpire nel nostro cuore questo tipo di fede! E poi Gesù chiede la conferma: credi a questo, Marta? E lei, umilmente, risponde ‘Sì so che sei il Cristo, il figlio di Dio, colui che deve venire, colui che è liberazione, salvezza, vita eterna' ed è una affermazione che non è luminosa al massimo, che non ci libera completamente dentro, ma è la gioia della fede.

Miei cari, siamo tutti di fronte alla tomba del fratello Lazzaro nella vita. Abbiamo tutti qualcuno che è mancato, che ci fa piangere. Se noi potessimo accanto a quelle tombe sentire che oggi risorge il mio amico, il mio parente, il mio figliuolo perché io sono la risurrezione e la vita e chi crede in me non muore mai capiremmo che non c'è nessuna vendetta nella storia nessuna morte perché Cristo è con noi. Questa è tutta la fede che il Vangelo ci può dare ed è l'unica rivelazione confortante, bellissima che la storia dell'uomo possa avere