11 aprile 2010 - II domenica di Pasqua/ domenica della Divina Misericordia
AT
5,12-16 Sal117 1Cor Ap 1,9-11.12-13.17-19

 

«Perché mi hai veduto, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Io ho un bisogno assoluto della Resurrezione del Signore. Penso continuamente a questo fatto e vorrei trovarmi, come Giovanni nell'isola di Patmos per contemplare la bellezza di lui. Contemplare in mezzo al candelabro il vivente. E cadere ai suoi piedi morto perchè lui mi riprenda nella vita, nella sua vita. E' tutto il significato della nostra esistenza. E' tutto il significato del pensiero, dell'azione e del sogno degli uomini. Perlomeno per me, questo è tutto il valore della mia esistenza.

Sono un povero peccatore ma fin da da ragazzo ho avuto sempre in maniera assillante il bisogno di incontrarlo, il bisogno di rivivere in Lui. E questo penso sia il tormento e la gioia di tutti coloro che hanno sentito la voce del Signore, come Giovanni. E io penso che tutti gli uomini e tutte le donne sentano la voce del Signore.

Nel secolo appena passato, abbiamo avuto in Italia un grande pensatore spirituale Sergio Quinzio , poco conosciuto, ma per me è grandissimo! E' poco conosciuto perchè il suo pensiero era drammatico: credeva in Dio però lottava continuamente, come Giacobbe nel torrente di Iabbok, contro Dio. Quinzio in un suo libro parla della sua donna che, dopo sette anni di matrimonio, muore. Lui adorava questa donna, Stefania. L'autore per raccontare della sua esperienza con Stefania, grida la bellezza delle donne che sono le uniche, in tutti e quattro i Vangeli, che vedono il Signore. Le prime e le uniche. Sono poi loro a comunicare la visione di Dio agli altri, compresi gli apostoli.

Beate voi donne , dice questo autore, perché voi vedete . E parla delle grandi mistiche, non trova nessun uomo nel suo studio e nella sua impressione che sappia vedere Dio. Parla, invece, di Santa Caterina, di Santa Teresa d'Avila e di Lisieux, di Santa Margherita da Cortona, di Santa Bernadetta e dice beate voi donne perché vedete . E parlando della sua Stefania, dice: quanto ti amo ancora, ma ti invidio e sono geloso, perché tu vedevi il Signore e lo facevi gustare anche a me, poi mi hai lasciato e io non vedo più il Signore. Ed è il mio tormento, la mia ribellione.

Credo che questo tormento di Quinzio, questa ribellione, in parte sono anche mie. A cuore aperto vi confesso che anche io ho bisogno di vedere, di vederlo risorto. Ho bisogno di sapere che la mia vita con lui continua. Ho bisogno di sapere che io, pur cadendo morto ai suoi piedi, come Giovanni, vengo rialzato da lui. E trovo tante difficoltà ad avere questo rapporto di fiducia, di intimità, che mi è indispensabile.
E allora prendo anche per mano il nostro Tommaso. Tommaso che nel Vangelo è detto Didimo - un termine greco che significa gemello- ma l'evangelista non spiega il senso di questo appellativo. Ma mi piace pensare che Tommaso, questo disperato della fede, è il mio gemello. E' il gemello di ognuno di noi. E' congiunto alla nostra ricerca, alla nostra passione.
Come lui anche io ho bisogno di toccare Dio, le ferite di Cristo. Ho bisogno di sapere che lui risorge nella mia carne, nella mia umanità, nella integralità della mia persona. Toccare quei fori per sapere che lui è veramente il Risorto. E Gesù manifesta tutta la sua bontà e dice ‘tocca Tommaso e credi' … allora c'è quella esplosione di fede di Tommaso: mio Signore e mio Dio!

E' grandiosa l'esperienza di Tommaso! Noi insistiamo tanto sulla cosiddetta resurrezione dell'anima, diciamo che l'anima non può morire. Ebbene l'anima è una concezione platonica, non ha nulla a che fare con il Vangelo. Il Vangelo dice chiaramente che Cristo è l'incarnato ‘colui che assume la mia carne' .Nella bellissima lettera agli Ebrei Paolo completerà il discorso dicendo che Cristo è ‘colui che assume integralmente il mio corpo' cioè la mia persona concreta, solida.
Con l'esperienza di Tommaso abbiamo la possibilità di capire che la Resurrezione di Cristo è resurrezione nella carne. Per questo motivo, pensare alla nostra morte, la resurrezione è immediata. Non avverrà come dice il Catechismo ‘alla fine dei tempi', non avrebbe alcun senso. Se noi leggiamo il Vangelo, è immediato il mio contatto con Gesù. Questo è il significato e la grandiosità di questo momento che qualifica tutta l'esperienza storica di tutti gli uomini della terra. In più il Cristo, ancora prima della resurrezione, quando cerca di dare coraggio ai suoi apostoli dice: ‘ ma io ritorno' e fa loro quasi una confidenza ‘ quando io sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me ' . Adesso Lui è innalzato da terra, adesso Lui è risorto quindi attira tutti indistintamente a sé. Noi viviamo in questa ‘attrazione'. Ecco il fascino della nostra vita che è sempre bella, non è mai fallita. Qualche volta la vita ci fa paura perché abbiamo la sensazione che Cristo ci abbandoni, invece egli ci attrae …'attirerò tutti a me'.

Aveva capito questo concetto Santa Teresa di Lisieux la quale sentiva l'attrazione di Gesù anche quando aveva perso la fede, perché Dio non si faceva vedere. Qui sta il valore della nostra vita. Possiamo essere buoni o peccatori, falliti o riusciti ma la storia nostra vale sempre qualcosa. L'importante è sentire questa attrazione e continuare a cercare: Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto!