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4 aprile 2010 - Pasqua di Resurrezione
At10,34.37-43 Sal 117 1Col 3,1-4 + Gv 20,1-9
Cristo è Risorto!
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)
Avrei preferito non parlare oggi, per paura di non saper comunicare la ricchezza e l'infinita novità di questo momento. Cristo è risorto! In particolare nel Nuovo Testamento leggiamo: Cristo è risorto, primizia di coloro che risorgono. Cioè in cristo ogni uomo e ogni donna della terra risorgono, hanno nuova vita, hanno realmente la vita della felicità. Questo non è soltanto un nostro atto di fede ma è tutto il valore, è l'unica verità della vita dell'uomo. Cristo è risorto come primizia di ogni uomo e di ogni donna che risorgono e che hanno la vita nuova. E' qualcosa di meraviglioso. Questo è tutto il progetto della nostra speranza, ma soprattutto è tutto il progetto della nostra felicità che sarà completa, sarà l'integrazione sostanziale della vita umana.
Bisognerebbe che noi potessimo fare esperienza della resurrezione. Dire soltanto nel nostro saluto ‘Cristo è risorto' può rimanere qualcosa di verbale, di esterno. Oggi è la vita nuova che nasce, la vita della pienezza, la vita della certezza.
Mi collego a un autore protestante che io amo tanto, Moltmann (teologo tedesco luterano), adesso ha 84 anni e dice: io vivo ogni giorno in attesa della mia Pasqua, in attesa della resurrezione e tutto ciò che ho sognato, tutto ciò che ho scritto, tutta la bellezza della mia vita familiare, le confidenze che faccio con mia moglie, tutto è su questa realtà bellissima. Cristo è risorto come primizia della mia e della tua resurrezione.
Noi vorremmo vedere tutto ciò, vorremmo toccare con mano. Come Maria Maddalena che bramosamente è alla ricerca del corpo di Cristo che deve risorgere. Lei non sa, ma anche lei attende.
Sappiamo che dopo la risurrezione gli apostoli rimangono perplessi, come tutti noi, purtroppo. Vanno al lago di Tiberiade ma sono stanchi, sfiduciati. Si danno alla pesca perché era il loro mestiere, non trovano nulla fino al mattino. Poi ecco che nella loro stanchezza, a distanza vedono arrivare un uomo bellissimo e misterioso. Giovanni il discepolo amato si rivolge a Pietro e dice: e' il Signore . Allora Pietro impazzisce, si butta in acqua per corrergli incontro, perchè di fronte al Cristo c'è la passione, la gioia di vivere e tutto torna a splendere perchè lo vedono, lo toccano, mangiano con lui. E noi che non vediamo? Se riuscissimo con gli occhi della fede a scavalcare gli ostacoli, potremmo toccarlo sempre nell'Eucarestia. Però non abbiamo quell'esperienza e allora cerchiamo di guardare l'episodio della resurrezione con occhi di fede.
Le donne sono le più fedeli, dobbiamo ricordarlo. Tutti e tre gli evangelisti raccontano che quando le donne si recano al sepolcro trovano sempre gli angeli che dicono loro perché cercate tra i morti colui che è vivo? E poi l'angelo dice Lui è risorto ma è sempre con voi, è grandioso! Questo momento di presenza nuova, esaltante, dovremmo sentirlo come qualcosa di straordinario, cioè se Cristo è risorto anche noi siamo risorti! In noi c'è la vita nuova, c'è tutta la pienezza della resurrezione, c'è la vita di Dio.
Ed è importante che noi traduciamo nella storia l'evento unico della resurrezione: Egli è qui con noi. Egli è in noi. E che questo sia vero ci viene indicato in modo splendido da Madre Teresa di Calcutta della quale tutti conosciamo la bellissima realtà della sua esperienza missionaria. Lei diceva di non avere nessuna preoccupazione di convertire gli induisti, i buddisti perché su ogni loro volto vedeva il volto di Cristo e la sua adorazione eucaristica era il volto di questi poveri che lei curava e che spesso morivano sulla strada. E Madre Teresa dice che quando il lavoro era lungo e non poteva ritirarsi a pregare, si fermava in preghiera di fronte al volto di Cristo lacerato, di questi poveri. Ecco che la resurrezione diventa la verità della nostra esperienza.
A me piace particolarmente una frase di Oscar Romero - quest'anno celebriamo i trent'anni della sua morte- egli negli ultimi anni di vita era particolarmente sereno pur sapendo che l'avrebbero ucciso e ripeteva nei suoi discorsi: quando mi uccideranno, io risorgerò nel mio popolo e il mio popolo avrà la gioia di vedere Cristo vivo! Quindi l'uomo vero, il discepolo di Cristo è quello che fa la risurrezione. Noi oggi siamo autentici cristiani se, essendo risorti, a nostra volta facciamo la resurrezione. Si proprio noi. Non la chiesa ‘alta' ma tutti noi credenti, noi discepoli dovremmo fare la resurrezione nei popoli della fame.
Quanti popoli oggi soffrono, e i credenti nella resurrezione di Cristo non si muovono. Potrebbe diventare realmente una grandiosa resurrezione per il mondo dei poveri, dei rom, dei rifiutati e i cristiani non si muovono. Non credono alla resurrezione. La resurrezione di Romero era intesa come la resurrezione del popolo. Ci sono diversi modi di fare resurrezione. Ad esempio costruire appassionatamente la pace, perché è l'unico bene della vita terrena, l'unico bene della storia. Disinteressarsi della pace vuol dire non credere alla resurrezione perché la pace è armonia, accordo, è fare resurrezione con i nostri fratelli.
Fare resurrezione con la cura dei nostri malati. In genere il malato è colui che non ha provvisioni particolari di vita, nemmeno da se stesso, è impotente. Il malato si sente umiliato anche se è un benestante. Fare la resurrezione di questi ammalati vuol dire cercare che i nostri ambienti di degenza non siano aziende di lucro ma siano la ‘chiesa' ovvero il posto dove tutti si preoccupano per queste persone in difficoltà. Si può fare la resurrezione di coloro che non hanno voce, delle vittime, di coloro che sono sempre oppressi in modo che anche loro riconoscono di essere uomini di valore.
Noi credenti se non arriviamo a questo impegno di benessere per tutti non siamo veri, non siamo cristiani.
E' importante che noi capiamo che la resurrezione è il nostro patrimonio e noi dobbiamo realizzarla continuamente con tutte le opere della misericordia. I veri cristiani sono coloro che sono preoccupati di fare sempre il benessere dei loro fratelli, del loro prossimo: Ama il prossimo tuo come te stesso.
E io devo operare la resurrezione di ognuno, certo di operarla in me.
Questa è l'autenticità e la bellezza della Pasqua!
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