28 marzo 2010 - Domenica delle Palme

IS 50,4-7 -Sal 21 Fil 2, 6-11 + Lc 23,1-49



«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Io penso di avere un dialogo personale intenso ogni giorno con il mio Cristo ma nella settimana di Passione, la settimana testimone del suo dolore e della sua morte, mi sento particolarmente emozionato.

Tutta la spiegazione dell'uomo, della vita, della storia, stanno qui: in questa crocifissione e in questa Risurrezione. L'anno scorso ho letto il libro di un autore molto lontano dalla fede, Giancarlo Gaeta, ‘ Il Cristo moderno' che faceva una bella descrizione della vita di Cristo. Dopo aver cercato di trovare una spiegazione di questa presenza cosi pregnante nella storia quale è, appunto, quella di Cristo, egli confessava: ma io non lo trovo! Ed era particolarmente addolorato.
Quest'anno ha scritto un nuovo libretto dal titolo ‘Le cose stanno così'. In questo libro racconta di aver avuto un percorso di fede: “non sono arrivato ancora ”dice, ma nei mesi ho scoperto che sono soltanto tre i testimoni del nostro tempo: Bonhoeffer, Simon Weil e Etty Hillesum, gli unici che hanno saputo portare lungo il Calvario, la croce insieme al Cristo.

E racconta di questo splendido teologo protestante, Bonhoeffer, il quale rimane per tutta la vita impressionato dall'essere di Cristo ‘uomo per gli altri'. E se Lui, il Cristo, si è donato integralmente a tutti indistintamente, per cui ha raggiunto con la sua offerta anche l'uomo più cattivo, anche io devo fare altrettanto. Infatti in quel periodo tremendo, quello nazista, Bonhoeffer si consegna completamente alla volontà di Dio. Viene messo in carcere e lì diventa il sostengo, l'aiuto dei confratelli carcerati perché è sereno, perché è nella gioia interiore di soffrire per il Cristo. Gesù soffre per gli altri, io oltre che per i miei compagni di viaggio, soffro per Cristo, diceva. Gli faccio compagnia nel Getsemani e spero di arrivare sulla croce con lui. Infatti all'età di 38 anni viene impiccato e poi bruciato, e l'ultimo gesto che egli compie prima di suicidare se stesso è quello di donare quasi gioiosamente la sua vita per il bene dei fratelli.

E dice Gaeta, ma se ci sono tutti queste donne e questi uomini che raggiungono Dio oltre la croce, vuol dire che Cristo c'è e Cristo è Dio per me, come dice il centurione nella lettura della passione.

Poi c'è Simon Weil, l'altra grande donna ebrea giovanissima che è sempre nelle fabbriche, sui campi di battaglia durante la guerra per sostenere gli altri che sono nel bisogno, nella miseria. A Londra, anche lei verso i 33 anni si lascia morire di stenti perché De Gaulle non le permette di andare sui campi di battaglia ad assistere i poveri militari. Forse è anche troppo patriota nelle scelte, ma lei vuole sacrificarsi per gli altri. Non riceve il battesimo, anche se innamorata di Cristo, proprio perché vuole essere disprezzata come Cristo. I sacerdoti del tempio hanno condannato Gesù Signore e anche i sacerdoti della Chiesa devono condannarla. Vuole morire nella blasfemia, per essere totalmente congiunta a Cristo cosi potrà dire: finalmente sarò con lui in Paradiso dopo essermi distrutta per lui e per il popolo. E' grandioso.

Bisognerebbe leggere le vite di questi testimoni che arrivano quasi a toccare il Cristo, come fa Tommaso nella raffigurazione che abbiamo qui in questa Chiesa, e si consumano con lui. Gaeta dice di essersi lasciato prendere da laico, io sono cinquantadue anni che sono prete e di fronte a queste realtà rimango profondamente emozionato. Perché sono nostri fratelli che trascendono la malvagità e la debolezza di questa terra e diventano divini.

Etty Hillesum è una donna che ama anche la sfrenatezza della vita. A 29 anni con mamma, papà e fratello giunge nel campo di concentramento in Olanda e qui vede la miseria sconfinata di chi sta per partire per Auschwitz, tutti ebrei. Ed ella si rende conto che l'umanità è disperata. Ma se è disperata l'umanità, come può essere quel Dio che ha creato questa umanità, si chiede. E lì si converte. Dio sta peggio di noi! E'questa la convinzione di Etty Hillesum la quale dice ‘io ti voglio confortare Signore, non voglio farti vedere tutta questa bruttezza umana. Voglio che tu, che hai soltanto operato il bene, rimani nel bene.'
E qui ad Auschwitz viene bruciata, ma nel diario scrive qualcosa di meraviglioso. Si ricorda del viaggio nel treno e del suo amico che non era credente, morto poco prima che arrivasse al campo, che le dice che deve essere battezzata nel Cristo. Pensate, una ebrea, giovane, piena di vitalità che pensa al suo amico che non era credente il quale le aveva detto che lei doveva essere battezzata. E il Cristo non lo conosceva ancora, ma lo sentiva come realtà. E si chiedeva: che cosa può essere Dio? E che cosa dobbiamo essere noi per diventare come Dio?
Soltanto perdono perché tutti peccano, tutti sono disperati sulla terra. Tutti sono coloro che non hanno redenzione, soltanto il perdono può essere soluzione serena e fiduciosa. Ma non è sufficiente, dice Etty Hillesum, che perdoni soltanto Dio. Se Cristo è venuto per perdonare, io sono sulla terra e 'devo essere' battezzata nel Cristo, per potere perdonare a tutti. Gli uomini della storia devono sapere che c'è qualcuno che perdona e che non sono totalmente falliti. E muore anche lei. Negli ultimi istanti, anche se nessuno l'ha assistita, certamente muore pensando: 'perdona padre, perché non sanno quello che fanno.'

E Gaeta dice: io non sono credente ma di fronte a questi fatti come è possibile non diventare uomini di Dio?