
Omelia Natale 2009 di Mons Nogaro
Questa è una giornata tutta viva e particolare, non tanto per la mia esperienza di prete, ma di uomo.
Noi non siamo mortali, siamo natali ed io fin da piccolo ho sempre avuto questa certezza interiore.
La mia religiosità è piuttosto contenuta, forse anche un po' laica, ma io ho avuto sempre un bisogno vivissimo di prendere il mio Cristo, di vivere con Lui, di sentirmi Lui.
Fin da ragazzo sono rimasto preso da questa certezza: sono nato da papà e mamma ma il discepolo di Cristo, il figlio di Cristo - come dice la pagina del Vangelo di oggi - ‘non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato'.
Esprimere una fede in questa verità è bellissimo ma anche tremendo. Non riusciamo a scavalcare i sensi per raggiungere la pienezza, la verità della vita, però sentiamo che questo è vero. Io sento, oggi in particolare, ma lo sento sempre che Gesù c'è. Mi piace contemplarlo in questi giorni, come fate anche voi, in quel bambino carezzevole che è nei nostri presepi ed è qualcosa di splendido. E se c'è Gesù io nasco di nuovo perché appunto ‘non da sangue, né da carne, né da uomo, ma da Dio sono generato', fin da questa terra sono in una dimensione di eternità. I sensi me la chiudono, i sensi me la discutono, i sensi qualche volta me la tradiscono però sento che questa è la verità, l'unica verità che abbiamo nella storia. E ringrazio Iddio, non perché sono prete ma perché ho sempre creduto in questa verità, sin da piccolo.
Alcune volte avevo dei maestri che mi contrastavano nella mia giovane età, io invece ho sempre sentito che sono un natale in Cristo. Credo che la nostra adesione a Cristo sia un'invocazione, un dire continuamente ‘vieni Signore Gesù' del resto anche tutto il quadro meraviglioso della Bibbia si conclude proprio con questa piccola ma essenziale frase: ‘vieni Signore Gesù'. Lo dicevano altre volte, lo dico anche oggi ad ognuno di voi. Io non so quanto prego, anche se le preghiere del prete non le sento mie, quello che sento mio è questo rapporto intimo, questa invocazione, questo dire di continuo- durante la giornata- “vieni Signore Gesù” perché io ho soltanto te. Gli amici, i parenti, sono bellissimi, sono il contorno della nostra vita ideale però se non ci sei tu, io sono un fallito. Ho soltanto te: Vieni Signore Gesù.
E a questo riguardo, ricordo brevemente quel maestro di ateismo che sul Natale mi commuove più degli scritti dei cosiddetti ‘Santi'. Jean Paul Sartre. Un accanito ateo che, trovandosi nel '40 in un campo di concentramento, si lascia convincere dai suoi compagni a scrivere una piccola rappresentazione sul Natale. Prima insiste, dicendo che prenderebbe in giro il Cristo, di non poter scrivere. Poi, invece, quasi trascinato, si mette a scrivere. Il testo, però, lo ha pubblicato soltanto in punto di morte, quasi più di quarant'anni dopo che l'aveva scritto. Lo ha tenuto sempre riservato per sé ed ha permesso, dopo morto, che venisse diffuso. In questo testo (Jean Paul Sartre-Bariona) lui contempla una scena: ‘una bellissima donna che incanta con il più bel figlio del mondo, il Bambino, nelle sue braccia. In questa scena viene descritta la Madonna che ad un certo momento si incanta di fronte quel bambino, rimane trasecolata e si mette quasi a gridare ‘figlio mio, figlio mio'. Ma poi ecco, riesce a intuire, a capire che quel Bambino è Dio e allora invece di sentirsi trasportata si tira quasi in disparte, lo stacca quasi dal seno. Poi però comprende che quel bambino le somiglia, somiglia soltanto a lei, in modo integrale, quasi, e si rende conto che quel bambino non può crescere se non lo nutre lei, non può rimanere sereno se non lo mette a posto lei, se non lo lava lei ed allora riesce a ripassare la scena: ‘è mio figlio' e grida ‘Figlio mio, Dio mio'.
Ed ecco la grandezza della nostra vita, perché Maria siamo ognuno di noi, lo diceva un tempo anche Pasternak, ed ognuno di noi ha questo contatto vivo con Gesù: ‘figlio mio, Dio mio”. E la preghiera è tutta qui! Recitiamo il Rosario, ascoltiamo la Messa, a parte l'Eucarestia che è il sacramento sostanziale, facciamo tante cerimonie e sono tutte supplementari. Perché la preghiera è questo contatto intimo tra me e il mio Gesù; è un toccarci come la Madonna col Bambino ‘figlio mio, Dio mio'. E il toccarsi diventa un possesso. Dobbiamo sentire che la preghiera è un possesso di Dio, è un rendere Dio completamente partecipe della mia vita.
Quante volte agli amici atei dico ‘ma lascia stare la ricerca, comincia a pregare' e lo dicevo anche prima di conoscere questo testo. Questo testo mi ha convinto in un attimo. Il più grande ateo del secolo scorso, il quale voleva prendere in giro Gesù, forse, con la scena del presepio, giunge a raccontare di questa bellezza di rapporto tra Maria e il figlio: ‘figlio mio' e solo perché figlio, sei anche ‘mio Dio'.
Eccola l'intimità della preghiera, il possedere tutta la ricchezza di Dio attraverso la mia ‘rapina'. Ezechiele parla di rapinare Dio. Maria è privilegiata in questo senso, in qualche modo lei ha ‘rapinato' Dio, l'ha portato su questa terra, l'ha fatto suo. Il nostro Cristo è qualcosa di straordinario, di meraviglioso, il nostro Cristo non è soltanto mio figlio ma è figlio di tutte le donne della terra. Teniamo presente che nel Natale noi, o riusciamo ad allargare a tutti totalmente il nostro amore, o non abbiamo il possesso di Cristo. Soltanto quando siamo pieni dell'Amore di Cristo riusciamo a distribuirlo a tutti.
Pregherò sempre perché ognuno possa avere la percezione del proprio Natale. Gesù nasce in te, Gesù è in te. ‘Dio mio, figlio mio' e questa gioia della nascita del Bambino è il momento più alto e più bello della vita.
Possiate comunicarlo sempre ai vostri parenti, ai vostri amici, ai concittadini, a tutte le persone che hanno bisogno di speranza: sia Natale per tutti.
+Raffaele Nogaro