| 9 maggio 2010- VI Domenica di Pasqua
" Se uno mi ama, osserverà la mia parola
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) In queste domeniche noi troviamo pagine del Vangelo che ci infiammano, ci trasfigurano. Sono qualcosa di straordinario. Queste pagine di Giovanni hanno una provocazione autentica che solleva tutto il nostro mondo interiore, l'intelligenza, il cuore, la coscienza e ci sentiamo interpellati ad un cammino di rinnovamento e di conversione. La pagina di oggi, in continuazione con quella di domenica, è straordinaria. Gesù ci dice che noi dobbiamo amare Lui. Cioè il Cristo, per tutti gli uomini , per tutte le religioni, è l'unico “ senza di me non potete fare nulla ”. Soltanto amando Gesù noi amiamo noi stessi, amiamo gli altri, amiamo tutto l'arco della nostra storia umana, perché Lui è l'unico ed è l'indispensabile. Però le condizioni di questo amare Gesù, che noi di solito non seguiamo, neanche noi preti e vescovi, sono radicali. Gesù dice ad ognuno di noi ‘voi mi amate se osservate la mia parola'. Domenica scorsa abbiamo commentato qual è la parola del Vangelo, la parola di Gesù e qual è il comandamento nuovo: “ amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato ” - soltanto se noi amiamo i fratelli incondizionatamente, senza preferenze di persone, noi amiamo Cristo. E' una conseguenza alla quale noi pensiamo poco, soprattutto nella Chiesa, perché è scomoda. Amare il Cristo significa amare totalmente ogni nostro fratello, ogni nostra sorella. E quando noi compiamo questo lavoro di pace e di armonia con tutti, noi abbiamo la sorpresa: ‘il Padre ed io veniamo a voi e facciamo dimora in voi'. Gesù fa dimora in noi soltanto se noi siamo gli amanti di ogni persona della terra. Forse sarebbe importante se noi cristiani, noi credenti, noi come costituzione della chiesa così detta cristiana rivedessimo proprio questa urgenza del Vangelo. A me pare che non siamo corrispondenti a questa chiamata. Noi facciamo tante belle cose, abbiamo ridotto la Chiesa a sacramenti, a evangelizzazione, anche a qualche atto di carità ma non abbiamo questa radicalità del Vangelo: ‘amarci gli uni gli altri come io vi ho amato'. Pensate che se noi fossimo Vangelo come chiesa avremmo di essa - di questa comunità meravigliosa - una testimonianza ben diversa da quella che abbiamo. Noi addirittura siamo divisi tra cristiani cattolici, della riforma e ortodossi, e questo è inconcepibile. Cioè noi nella Chiesa siamo in permanete contrasto. Se mettessimo in pratica, in parte, la parola del Vangelo avremo un'altra costituzione della chiesa, cioè la chiesa non sarebbe più verticistica, non sarebbe chi comanda e chi obbedisce, guardate i rapporti di fraternità che usano Paolo e Barnaba con Antiochia, ma sarebbe la chiesa della comunione dove tutti hanno la libera opinione per fare comunità insieme. Se noi seguissimo Cristo non avremo la chiesa dottrinale, la chiesa del dogma ma avremo la chiesa profetica, una chiesa che ascolta la voce dello Spirito Santo, dove tutti hanno la voce dello Spirito Santo. Se noi fossimo entrati in questa pagina del Vangelo non avremo la Chiesa aristocratica ma la chiesa popolare, nel senso di popolo di Dio. Quanto il Vaticano II ha insistito su questo concetto - tutti uguali - popolo di Dio. Invece noi abbiamo ancora l'aristocrazia, la gerarchia, sempre maggiormente affermata. Se mettessimo in pratica il Vangelo avremo una organizzazione più sincera in difesa dei poveri o meglio in rapporto di solidarietà con i poveri. La chiesa è dei poveri. Il Vangelo c'è lo dice con tutta chiarezza. Noi invece abbiamo la tendenza di corteggiare i potenti, soprattutto in questo tempo, la vergogna dell'Italia, dobbiamo dirci queste cose, la vergogna proprio di una Chiesa gerarchica che corteggia i potenti ma questo non è Vangelo, dobbiamo saperlo benissimo. Se noi invece praticassimo il Vangelo non avremo la chiesa ‘rilevante', come ha detto in questi giorni un cardinale, cioè la chiesa che è al di sopra di tutto. La chiesa non è rilevante per il potere, rilevante per la ricchezza, rilevante per il prestigio ma la chiesa è umiltà e misericordia. E' tutto qui il Vangelo - umiltà e misericordia. Quanto sarebbero urgenti fare oggi, nel nostro mondo, queste considerazioni. Perché se noi dimentichiamo Cristo, se noi dimentichiamo l'urgenza del Vangelo, le strutture sono inutili, anzi le strutture possono diventare proprio aggressive. E' fondamentale che noi impariamo proprio a mettere in pratica il comandamento nuovo: “ amatevi come io vi ho amato” . Allora ‘io sono in voi, dimoro in voi'. Che bello! Ed ecco la conclusione di questa pagina del Vangelo, ‘il vostro cuore non sia turbato'. Se io sono con voi siete superiori a tutte le difficoltà, siete in pace dentro. Il vostro cuore non è mai turbato. Cerchiamo almeno noi di trovare questo rapporto intimo con il Cristo in modo da riformare anche il nostro contesto sociale che non è più cristiano.
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