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18 aprile 2010 - III di Pasqua
'Simone, figlio di Giovanni, mi ami?'
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Non si può mai dire che una pagina è più bella dell'altra ma, in verità, alcune pagine hanno proprio lo splendore di Dio, sono straordinarie. Una di queste pagine è stata presentata oggi a ognuno di noi ed è proprio l'incontro degli apostoli dopo la risurrezione, ancora un po' delusi e perplessi, al lago di Tiberiade. Gesù si fa vedere, si mette addirittura a mangiare con loro e questo è straordinario. Gesù fa capire agli apostoli che la Resurrezione è proprio questa vita nuova, trasfigurata. Quello che noi siamo sulla terra, verrà ripercorso nella beatitudine e nella libertà anche in cielo. La vita d'amicizia che c'è sulla terra, viene tradotta nella forma più intensa, più esaltante, in cielo. Abbiamo da celebrare la giornata vocazionale e vorrei soffermarmi sul fatto che noi cristiani, e anche i non cristiani, abbiamo un momento di grande perplessità nei confronti dei rappresentanti della Chiesa. Abbiamo la sensazione che tutto si sgretoli perché è venuta a mancare, almeno sembra, la santità, l'impegno autentico. Questo, in parte, risponde a verità però non dimentichiamo mai che la Chiesa è di Cristo e nella Chiesa le cose buone ci sono ancora. E poi anche il più piccolo male fa più scalpore di un mondo di bene. Si usa dire che fa più rumore un albero che cade che non una foresta che cresce, ed è la verità. E' importante avere occhi limpidi per guardare anche le cose belle e vere della Chiesa. Ma vorrei fare una sottolineatura particolare sull'impegno del pastore, di me, del prete, nella Chiesa. E' straordinario questo incontro di Gesù con Pietro. Io non so perché hanno voluto addossare tutte queste parti meravigliose in un'unica pagina del Vangelo. Mi fermo sulla seconda parte perché oggi bisogna dire qualcosa nei confronti della costituzione della Chiesa e qui l'abbiamo. Abbiamo trovato un solo passo in Mt 16 dove c'era la promessa della Chiesa a Pietro Gesù dice “ Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non prevarranno ” ma qui abbiamo la costituzione, la fondazione della Chiesa. E non capisco il motivo per cui si parla sempre della confidenza, dell'amore e della corrispondenza interiore di Gesù con Pietro e non si parla del ‘mandato'. Notate il particolare: per ben tre volte e anche con una certa spietatezza, Gesù fa la domanda ‘ mi ami tu ?'. Provoca la coscienza di Pietro, vuole che sia sincero. Però quando quel povero Pietro dice ‘ma tu Signore sai che ti amo, tu conosci tutto' ed è bello questa espressione, sono un poveraccio ma sai quanto ti amo. E Gesù gli dà il mandato: come tu ami me totalmente, così devi portare totalmente il mio amore a tutto il popolo di Dio. E fin dal primo momento dice a Pietro: tu hai il compito di pascere cioè saziare, dare tutto quello che occorre per la gioia e per la salute della persona. Saziare vuol dire gratificare della pienezza del bene e ogni pastore ha questo compito. Ogni pastore deve dare al nostro popolo di Dio un amore senza limiti, un amore incondizionato. Un amore che non si ferma al rimprovero, all'ammonimento al catechismo, alle regole di condotta ma un amore che diventa soccorso, abbraccio di umanità. Lasciate che ripeta quella bellissima espressione di don Tonino Bello “Ama Cristo, ama la gente, il resto è niente”. Una cosa sola, amare! Io dico che uno può fare politica se è intelligente se ha il quadro programmatico, ma soprattutto se ama la gente. Altrimenti, se non ama la gente, diventa un tiranno e purtroppo ne abbiamo tanti di questi esempi. Ma tutto questo deve avvenire soprattutto nel pastore. Come ami me così devi portare tutto il mio amore che è infinito. Il mio amore è senza limiti fino alla croce. Fino alla croce devi donarti agli altri. Poi nel secondo momento Gesù è molto chiaro: pascola le mie pecore. Tutti gli uomini anche se sono illuminati, grandi, sono sempre degli agnelli indifesi e delle pecore che hanno bisogno di protezione. Non mi piace molto l'immagine ma rende, è efficace. Siamo tutti poveretti noi anche se abbiamo l'illusione di essere ‘super'. Prendiamo il cap. X di Giovanni dove viene presentato il buon pastore. Cosa vuol dire pascolare? Darsi continuamente giorno e notte. Ecco perché Gesù va a cercare la pecorella smarrita durante la notte. Darsi continuamente a ogni uomo e ogni donna della terra, quindi c'entra la chiesa, c'entra il cattolicesimo. Gesù è l'integralità del bene per ogni uomo, la Chiesa è tutto il mondo , è cattolica in quel senso. Noi dobbiamo arrivare a tutti Su un giornale locale ieri leggevo che i cristiani, o coloro che ritengono di essere tali, nel mondo sono aumentati. Tempo fa si diceva che i musulmani avevano superato di numero i cristiani. Questa quantità a me fa anche paura. Personalmente a me fa piacere che siano presenti uomini con ogni carattere spirituale, con ogni tipo di religione. Il giornale parla di tre miliardi di cristiani nel mondo. E che fanno? Che facciamo? Noi pastori in particolare cosa facciamo per rasserenare, per riempire di fiducia, per progettare la speranza degli uomini di oggi? Nel terzo momento, bellissimo, e Gesù dice a quel Pietro per la terza volta ‘mi vuoi bene? Pietro soffre. Pietro si addolora cioè capisce che è insufficiente a corrispondere al grande amore di Cristo. Poi si ricorda di avere tradito, di essere realmente un miserabile. Però dice: Signore tu lo sai, mi conosci dentro, sai che ti amo. E qui dobbiamo sottolineare la novità del Vangelo, in Chiesa non si dice mai. Non interessa il rapporto di intimità tra Pietro e Gesù, interessa il mandato perché è qui che nasce la chiesa. Nel Vangelo abbiamo soltanto questo passo che parla della fondazione della Chiesa. Gesù torna da Pietro e dice ‘tu seguimi e pasci le mie pecore', Quel pascere è qualcosa che dovrebbe portare la chiesa ad un grado di bellezza, di novità, di propositività grandiosa perché colui che pasce è Dio. Dio che crea, Dio che fa tutto nell'uomo. Quel Dio che fa la bellezza del corpo, della mente, della coscienza in ogni uomo . E tu pastore devi continuare quest'opera. La Chiesa è rifondazione continua della creazione. Devi dare tutto come pastore. “Il pastore conosce le sue pecore, le chiama per nome. Va avanti al gregge e le pecore gli vanno dietro perché lo conoscono”. E per tre volte si dice ‘il buon pastore dà la vita per le sue pecore” .I cristiani coloro che hanno la maturità del vangelo nel loro spirito devono insegnare ai capi della chiesa che la chiesa è qualcosa di nuovo Non quella che essi presentano storicamente. In America latina i gruppi di cristiani che si sono costituiti autonomamente hanno educato i loro pastori. E in America latina abbiamo veramente dei pastori impegnati, veramente ‘gente del popolo'.Io ho incontrato a Roma Samuel Ruiz che ha cambiato il Chiapas, una parte del Messico. Un uomo che sembrava proprio un poveraccio, anche perché tra l'altro, era anche mal messo e scombinato nel modo di muoversi e comportarsi. Ma ha un cuore grandioso, è ancora vivo. Dice da trent'anni sono vescovo e mi pare d'aver dato tutto alla mia gente e la mia gente è cambiata e la gente mi ha cambiato. Dice ho cercato di tradurre tutto il Vangelo con le parole della gente, con quello che la gente mi diceva. Tu cosa capisci di Cristo, qui? Ho rifatto tutto il Vangelo con il cuore della mia gente. Ecco il nutrire, il dare, il consolare, il salvare. La chiesa è salvezza. Guai se non raggiunge questo grado di donazione per rifare la storia. Cristo è venuto per rifare la storia e rifarla nella bellezza e nella gioia di Dio.Oggi preghiamo perché nella chiesa tornino questi missionari. A me piace che ci sia qualcuno anche tra voi che fa le giuste, giustissime osservazioni sui rappresentanti della chiesa. Le condivido in pieno. Ma voi dovete pregare per noi perché se siamo pastori non dobbiamo diventare funzionari.
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