Domenica 30 maggio 2010 - Santissima Trinità

Pr 8,22-31 Sal 8 Rm 5, 1-5 + GV 16,12-15

"La speranza poi non delude,
perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Io ringrazio Dio ogni giorno di potermi emozionare di fronte alla Parola di Dio. Già domenica scorsa io vi avevo domandato di non fare molto caso alla liturgia e alla teologia della Pentecoste e anche oggi vi chiedo di fare altrettanto. E' importante che noi impariamo, ci convinciamo, che la ricorrenza presentata dal Vangelo, la festa della Trinità, è qualcosa di eminentemente nostro. Non è qualcosa di mediato, non è qualcosa di estraneo, non è qualcosa della Chiesa. Anche oggi, allora, noi cerchiamo di staccarci da quella che è la liturgia e la teologia della Trinità. Giudicare Dio è perdere tempo. Non sappiamo nulla di Lui, come del resto non sappiamo nulla della nostra vita personale. Quello che è importante è poterlo invocare a cuore aperto, a cuore libero, a cuore sincero.

La pagina di oggi ci dice soltanto ‘voi non avete capito, se non poco, di quello che vi ho detto. Comunque, io il Risorto, vi mando, vi dono il mio Spirito perché vi insegni ogni cosa'. E badate bene, lo Spirito viene donato ad ogni creatura perché Dio non fa preferenze di persone. Lo spirito di Cristo, quello che ci abita, quello che ci insegna, quello che illumina la vita viene dato a tutti, indistintamente. Io non sono convinto che, a questo riguardo, occorra la mediazione della Chiesa, è importante, ma non credo che occorra. Come esempio, anche eclatante, se volete, lo abbiamo proprio negli Atti degli Apostoli , quando Pietro va da Cornelio per istruirlo nella fede cristiana. Ad un certo momento Pietro si accorge che Cornelio ha già ricevuto lo Spirito Santo e la formalità ecclesiale viene data in aggiunta. Lui, pagano, direttamente di persona ha ricevuto lo Spirito e Pietro è quasi costretto a confermare questo evento con il rito, con il battesimo.

Questo discorso è importante e non lo dico per disincantarci di fronte alla Chiesa, ai sacramenti, alla sua mediazione … ma qui, in questo brano, noi possiamo capire che Dio è il mio amico - non ha fondato un'istituzione direttamente – ma ha ricreato il nostro cuore, la nostra vita. Dio parla sempre in diretta. Le mediazioni sono un mezzo, sono un favore, sono una sollecitazione. Ma Dio vuole il contatto con me, la comunione con me.

Ed ecco allora che il dono dello Spirito è ricchissimo, ‘ci insegna ogni cosa'.

A riguardo vorrei sottolineare due momenti. Innanzitutto come dice Paolo, anche oggi nella lettera ai Romani, lo Spirito ci dona il pensiero di Cristo. Non c'è nulla nella storia e nulla nel mondo che possa sostituire Cristo. Lui è l'indispensabile senza di me non potete fare nulla. Ora lo Spirito ci dona continuamente il pensiero di Cristo. Noi vediamo la vita, che ci sembra così brutta tante volte, così scombinata, quasi un'offesa che Dio ci fa per darci la vita terrena. Eppure noi abbiamo il pensiero di Cristo, cioè il pensiero della liberazione , il pensiero della salvezza, il pensiero della vita autentica. Cristo stesso ci dà la ‘scienza salutis', mi da la ‘coscienza' che tutta la mia vita, fatta di sofferenze, di fallimenti, di fatiche non è definitiva. La vita, o meglio la sofferenza che incontriamo, è sempre congiunta con la resurrezione. Anzi la sofferenza è per la resurrezione. Gesù salendo al cielo lascia un brevissimo messaggio agli apostoli: ‘io torno la Padre, ma vi apro la vita alle scritture le quali dicono che il Cristo doveva soffrire e risorgere per la conversione e il perdono di tutte le genti'.

Ecco la grandezza! La mia vita è crocifissione, la mia storia è fallimenti però è permanente resurrezione. Io sono tutta la vita di Dio, ma bisogna che io abbia coscienza di questo.

E ancora in quello che è il delirio dell'onnipotenza in cui la tecnica ha messo oggi l'uomo per cui non si pensa più all'avvenire, al domani, alle cose future lo Spirito viene proprio a dirci quelle che sono le cose future. Viene a dirci che io non sono il fallito, non sono “i sentieri interrotti” come diceva Heidegger, colui che è bocciato dalla storia, ma io sono completamente aperto: ciò che occhio non vide, ciò che orecchio non udì ciò che cuore di uomo non seppe contenere , viene donato a coloro che amano Dio . Noi siamo già adesso, come credenti, i possessori dello Spirito, i possessori anche dell'avvenire, del domani che è la bellezza infinita dell'uomo.

Ma perchè questo avvenga come esperienza, come emozione anche, se non vogliamo parlare di conversione, è importante che io senta in me il dono di Dio, lo Spirito. Lo Spirito viene chiamato nel Vangelo “voce”(Gv), che sentiamo continuamente, ma bisogna che io l'ascolti. Viene chiamato Parola di Cristo, ma bisogna che io la legga, che io conosca questa parola. E anche i cristiani conoscono così poco il Vangelo, ed è un peccato o meglio una malizia che noi commettiamo nei confronti della nostra vita perché se potessimo gustare la Parola saremo sempre emozionati. Quindi ascoltare quella Parola. Ma soprattutto lasciarci prendere, lasciarci portare dove vuole… Dice il testo, ancora di Giovanni, lasciarci portare dalla Ruah, che in aramaico ha il doppio significato che viene applicato anche nel Vangeli, Spirito e vento. Il vento soffia da dove vuole e non sapete da dove viene e dove va e così siamo presi noi continuamente dalla voce del Signore. Ma per avere questo contatto bisogna parlare con la Parola di Dio, bisogna pregare la Parola di Dio, bisogna rubare questo vento che ci passa accanto e vuole darci la pienezza della vita.

E ripeto, tutte le teologie della Trinità, tutte le liturgie possono anche riuscire dispersive. Cioè noi dobbiamo imparare ad avere il rapporto diretto, personale, di amicizia con Dio. Ed è così che possiamo finalmente ottenere una coscienza di vita, una coscienza libera, una coscienza illuminata, una coscienza soprattutto infallibile. Ripeto sempre quello che diceva il cardinale Newman: “la coscienza è infallibile più del papa”. Cioè noi dobbiamo arrivare alla nostra coscienza. Non a quello che dicono gli altri, non ai precetti della Chiesa, non ai comandamenti , anche se sono importanti perché sono guide, camminamenti. Ma quello che vale è proprio questo contatto diretto – la coscienza. Per cui con prepotenza, ma anche con cordialità, il Cristo dice agli apostoli , ed è grandioso perché nessuno c'è lo dice nella storia, quando interpreta con loro i segni dei tempi : ma perché non giudicate da soli - da soli - quello che è giusto (Lc 12, 56-57) . Questa affermazione è la rivelazione della bellezza della mia umanità: perché non giudicate da soli ciò che è giusto” . Perché andate a trovare sempre puntelli, sostegni, garanzie… Giudicate da soli. Siate uomini e donne nella pienezza del vigore dello Spirito.

Giudicate da soli. Ma giudicare da soli vuol dire vivere in pienezza, vivere nella libertà, vivere nella gioia.