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23 maggio 2010 - Domenica di Pentecoste
“ Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome,
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Forse è importante per tutti noi dimenticare la liturgia della Pentecoste. In questo momento lo sfarzo della venuta dello Spirito Santo non ha valore per la nostra anima, la Pentecoste viene celebrata anche nella Chiesa specificatamente per indicare la venuta dello Spirito Santo in ognuno di noi. Sarebbe bello che potessimo ripassare di nuovo la lettera ai Romani di San Paolo per capire come ogni persona umana, ogni discepolo di Cristo, riceva lo Spirito Santo. Per noi fa comodo, forse, a Pentecoste e in tutti i giorni dell'anno pensare che lo Spirito Santo è qualcosa della Chiesa, è qualcosa del Papa, dei Vescovi e dei preti. Invece lo spirito Santo è nostro. Del resto Gesù nel Vangelo non parla della fondazione della chiesa mediante lo Spirito Santo, il testo della Pentecoste lo troviamo solo successivamente, negli atti degli Apostoli. Nel Vangelo continuamente e appassionatamente Gesù parla dello Spirito Santo perché è il suo Spirito di risorto che lui vuole concedere, vuole lasciare a ognuno di noi. Anche il brano del Vangelo di oggi è così profondamente significativo al riguardo. Gesù parla a noi e non alla Chiesa e dice ‘ io non vi lascio orfani, anche se torno al Padre, perché il Padre mio, nel mio nome vi manda un altro Paraclito ' -intendendo che lui è il Paraclito per eccellenza- ‘ vi manda un altro Paraclito nel mio nome perché rimanga con voi per sempre'. Cioè voi dovete essere per sempre sostenuti, illuminati, istruiti dal Consolatore, dal difensore, dall'avvocato di Dio che è lo Spirito Santo. Qui il Cristo parla come una mamma ed è qualcosa di grandissimo e noi dovremmo sentire questo trasporto che Gesù ha per coloro che deve lasciare nel mondo. La distinzione fra carne e spirito che fa San Paolo è impropria, non è evangelica. Perché lo Spirito arriva anche alla carne: il Figlio dell'uomo si è fatto carne, tutta la nostra persona, fatta di carne, riceve la pienezza dello Spirito Santo di Dio. E questo Spirito che compito ha lungo tutti i secoli nei confronti di ogni uomo e di ogni donna della terra? Dio non fa distinzione di persone, dà i suoi doni a tutti. Non dimentichiamo l'espressione del Vangelo ‘ ogni uomo, a qualsiasi popolo appartenga, è ben accetto a Dio' . Lo Spirito di Cristo viene donato perché, dice Gesù, vi ricordi tutto di me. Tutto quello che io sono, quello che ho fatto, quello che ho insegnato. E lo Spirito vi insegni tutto quanto occorre per sostenere la vita. Due rapporti con lo Spirito meravigliosi. Innanzi tutto ‘ti ricorda chi sono io' cioè ti ricorda che il Cristo è sempre contemporaneo, non è quello di duemila anni fa, è il tuo amico, è amico perché ti dice tutte le cose del Padre suo. E' colui che libera la tua ragione da tutte le ombre, da tutti i dubbi e le incertezze, è colui che ti fa autentico, ti ricorda che il Cristo è per te. E poi ti insegna ogni cosa. E lo abbiamo ascoltato dalla lettura di San Paolo cosa ci insegna, cioè che tu sei il figlio di Dio, chiunque tu sia, il papa o un poveraccio, sei figlio di Dio! E Dio tratta tutti alla stessa stregua. E tu in ogni situazione della vita, quando non sai cosa fare, puoi gridare sempre ‘Abbà Padre' e questo è meraviglioso. E ce lo dice in modo splendido proprio Paolo, tu non ti rivolgi a Dio come se lui fosse un potente, un superiore, ma ti rivolgi a Lui chiamandolo Papà, non lo chiami neanche padre in modo generico e comune, ma papà! Nel Vangelo sembrava che solo Cristo avesse il diritto di chiamare Dio papà, invece Paolo ci dice che anche tu puoi gridare ‘Abbà Padre' perché tu sei figlio e sei erede. Qualcosa di grandioso. E poi lo Spirito ti insegna il pensiero di Cristo. E'ancora Paolo che ci dice nella lettera ai Filippesi: tu non hai i pensieri della terra, hai i pensieri di Cristo. Cioè non sei travolto dalle vicende delle morti e delle corruzioni della terra ma hai il pensare di Cristo e della resurrezione. E lo Spirito ci insegna ancora che non c'è mai sofferenza inutile, il tormento della storia è per la resurrezione. Noi facciamo una fatica immensa a credere nella resurrezione ma è tutto il significato, tutto il valore, tutto lo scopo della nostra esperienza umana, risorgere con il Risorto. E poi lo Spirito ci dice anche ‘sta tranquillo è così bella questa indicazione di San Paolo ‘stai tranquillo che quello che occhio mai vide, quello che orecchio mai udì, quello che non è mai entrato in cuore d'uomo, ha preparato il Padre per coloro che lo amano' quindi il nostro destino non lo conosciamo ma è destino di luce, di bellezza, di gioia infinita. Ecco allora che vale la pena che venga lo Spirito. Vale la pena che venga per me, per noi e non sia solo la Pentecoste della Chiesa. Lo Spirito è mio come il Cristo è mio, come l'Abbà è il papà mio. Ecco allora che questa convinzione di fede, questo accettare la parola di Cristo, mi porta ad essere sereno, superiore a tutte le difficoltà della storia. Provate a pensare alla società in cui viviamo, una società corrotta che ci fa male. Non sappiamo come risolvere i nostri problemi, non abbiamo né governi né cultura che diano un briciolo di speranza all'uomo; siamo come strozzati dalle vicende della vita e anche la Chiesa sembra che sia entrata in una condizione di marasma, non si capisce nulla neanche lì. Ed ecco lo Spirito Santo mio, vostro, che ci dice: sii superiore perché tutta questa sofferenza che hai in te e ritrovi nel mondo in cui abiti, è una sofferenza che diventa resurrezione, luce. Tu hai i pensieri di Cristo, non sei mortificato dalla storia e dalla morte. Tu attendi ciò che Dio dona a coloro che lo amano e cioè la gioia infinita. Cerchiamo di sapere oggi che lo Spirito Santo è mio, è lo Spirito di Cristo risorto che non ci lascia orfani, che vuole stare sempre con me, l'importante che io lo chiami. Se sto con lui la vita diventa veramente bella, le prove ci sono, le morti ci sono ma la vita è sempre bella perché è nelle braccia di Dio.
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