14 marzo 2010 - 4^ domenica di Quaresima

Gs 5,9-12 Sal 33 2 Cor 5, 17-21+ Lc 15, 1-3.11-32

"Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo:
«Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Forse vi siete commossi anche voi di fronte alla Parabola del Figliuol Prodigo, di fronte a questa testimonianza sconfinata, incontenibile di amore da parte di Gesù verso di noi, da parte del Padre. Ed è una realtà che noi, nel mondo di oggi, dovremo poter recuperare. Guai, a mio parere, se non cerchiamo Gesù, credenti o non credenti. Guai se non torniamo a Gesù perché è l'unico che valorizza la nostra umanità. Anche se la nostra umanità è corrotta, anche se è diventata uno scarto, Gesù la prende e la rende sua amica. Gesù prende la mia umanità, l'umanità di qualsiasi altro peccatore.

Vorrei fermarmi ai primi due versetti del Vangelo che sono straordinari. La parabola del Figliuol Prodigo la potete ripassare, poi, in casa perché ristora, perché dà la vita.

Nei primi due versetti si dice qualcosa di straordinario: Gesù è l'unico essere della terra - nessun altro è come lui, nessun maestro d'umanità - che accoglie tutti i portatori di peccato, tutti, e insiste, non alcuni o molti ma tutti vanno da lui. E lui accoglie tutti indistintamente, fino a trattenerli in modo preferenziale dinanzi al suo cuore. Gesù si mette a pranzo con loro, si mette a tavola con loro, cioè si mette nel rapporto, più cordiale, più vivo, più allegro dell'amicizia. Questo a me fa un'impressione grandissima.

A me piace un po' la storia del pensiero e, qualche volta, percorro i campi di tutti quelli che sono stati i maestri dell'umanità: non ce n'è uno che sappia proteggere il povero, l'umile o l'uomo in sé, come il Cristo.Mi commuovevo in questi giorni nel leggere Socrate. Dicono che Socrate sia il personaggio più vicino al Cristo, quasi in un rapporto di affinità con lui. Ebbene Socrate, che usava il discorso educativo con tutti, si urtava di fronte a coloro che dissentivano. Infatti, dice il testo del Fedone, che Socrate, appena si accorgeva di qualcuno che faceva resistenza, usava l'ironia, cioè rimandava all'uomo oppure non considerava l'uomo.I Farisei rimangono proprio sdegnati e dicono: ma cosa fa il nostro maestro? E protestano. Ma anche i discepoli, poveretti, sono a disagio e probabilmente si domandano: ma perché Gesù attira anche questa gente? E noi chi siamo?

E Gesù usa la provocazione fino al limite dell'impossibile. Gesù dice quando uno è trasgressivo, quando uno è eretico, quando uno è ribelle, io vado alla sua ricerca . Ed ecco la parabola della pecorella smarrita che si trova nel testo del Vangelo immediatamente prima della parabola del Figliuol Prodigo.
Gesù sfida i farisei e i discepoli perché egli domanda un loro giudizio che pare a voi ? Se un pastore ha cento pecore e ne fugge via una, non lascia le novantanove nel deserto, di notte, per andare alla ricerca della pecorella smarrita ? E sia i farisei che i discepoli dicono che è assolutamente ingenuo e irrazionale questo gesto. Se ci sono novantanove pecore nel deserto, se le tenga care, perchè andare alla ricerca di quella che non vuole rimanere nell'ovile? Perché andare alla ricerca di quella che è dissidente, di quella che è, nel linguaggio teologico, eretica? E invece il pastore lascia le novantanove e va su e giù per rupi, in mezzo ai rovi, allora le strade non erano come sono adesso, per cercare la pecorella. E quando la trova - ecco la pazzia dell'amore, che è tipicamente del nostro Cristo- esulta di gioia, la prende, la mette sulle spalle- che gesto straordinario!- e quasi corre a casa per dire agli amici, ai vicini l'ho trovata! La pecorella che era perduta è tornata nell'ovile. E' tornata mia!

Nessun teologo anche nei nostri catechismi, nella nostra Chiesa, affronta questi temi che sono i temi sostanziali della vita cristiana. Quando Gesù dice a tutti i presenti che hanno dissentito di fronte alle sue scelte: “guardate che si fa più gioia in cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza” , i presenti pensano che non è possibile neanche questo, perché i giusti sono cari al Signore, sono immediatamente collegati con il suo cuore, vivono la sua vita.

Eppure Gesù usa il paradosso più tremendo per dire: guardate che Dio è amore assoluto e viene per cercare colui che non vuole l'amore, colui che dissente, il ribelle. Il depravato è l'amico di Dio, l'amico di Cristo. Però è importante -perché ci sia la festa in cielo- che il depravato, una volta capito quale è la sua autenticità di vita, si converta. Gesù che ama infinitamente ha bisogno del nostro amore infinito.
E convertirsi non vuole dire grandi cose, convertirsi non vuole dire appendersi al confessionale e stare tutta la vita a confessare i propri peccati. Convertirsi vuol dire aprire il cuore e tornare a Cristo, sapere che solo Cristo è il mio salvatore.

E insisto su quello che ho detto all'inizio, tutti: credenti e non credenti, uomini e donne di tutti i continenti, cristiani e non cristiani -perché Cristo è di tutti- devono tornare a Gesù. Dobbiamo incontrarLo, parlare con Lui. Avevo suggerito una preghiera, che anch'io ripeto continuamente perché a me non piacciono le preghiere lunghe, è l'invocazione che conclude la Sacra Scrittura: ‘ Vieni Signore Gesù' .

Se noi potessimo, diffidenti o fiduciosi, buoni o cattivi, dire continuamente ‘ Vieni Signore Gesù ' .E' solo Lui che vale, solo Lui! Non abbiamo altri. E allora: Vieni Signore Gesù !