| Domenica 6 giugno 2010 - Corpus Domini Gen 14,18-20 Sal 109 1Cor 11, 23-26 +
Lc9,11-17 " Egli prese i cinque pani e i due pesci, Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Rimango un po' sgomento sia nei confronti della celebrazione odierna il Corpus Domini sia nei confronti della testimonianza evangelica. Ho l'impressione che come Chiesa traduciamo i gesti di Gesù in un rito. Gesù non ha mai fatto indicazione del rito come valore. Paolo, nei suoi scritti ad esempio, afferma di non aver mai battezzato. Certamente non lo dice per una sopportazione di questo rito ma perché bisogna capire che Dio è sostanza, che Dio si comunica, non fa liturgie, non fa celebrazioni, non fa qualcosa di esterno alla nostra vita. Quando celebravo la processione del Corpus Domini avevo un'ansia dentro, avevo timore di esaltare una icona che poteva essere quella dell'ostensorio. Gesù celebra l'eucarestia, e l'evento viene descritto in tutti i quattro gli evangelisti, anche se in Giovanni in modo rinnovato, con gli apostoli e soprattutto in Giovanni poi dice ‘questo che ho fatto io fatelo anche voi'. Io, il Cristo, ho donato il mio corpo a tutti fino alla crocifissione e integralmente. Voi, miei discepoli, siete stati scelti come fiduciari perché durante tutti i secoli possiate donarvi ai vostri fratelli e alle vostre sorelle in modo che tutto il mondo abbia la vera assistenza delle folle che viene descritta in questa pagina del vangelo. In modo che in tutto il mondo ci sia realmente il significato, la presenza, la pregnanza della provvidenza di Dio. Perché ci sono tanti uomini, c'è la Chiesa - quella chiesa che noi abbiamo purtroppo deturpato – ci sono gli uomini di Chiesa che devono, al posto di Cristo, donare se stessi perché tutti abbiano la speranza e perché tutti abbiano la salvezza. E questo è profondamente richiesto dal Cristo.Cristo non vuole formalità, lo sappiamo benissimo. Cristo è amore ma vuole che sia comunicato l'amore della sua vita con il dono di noi stessi.Cristo è integrale nella comunicazione della sua grazia, lo vediamo in questa bellissima esemplificazione dei pani moltiplicati, un episodio richiamato sei volte nei vangeli. Gesù prima della moltiplicazione dei pani dice sempre agli apostoli: date voi stessi da mangiare a loro . Ad indicare che se siete i miei discepoli, se siete in una corrispondenza integrale con me, se avete lasciato tutto per potermi seguire, voi dovete diventare adesso i costruttori di umanità, dovete diventare il sostegno radicale di tutti gli uomini della terra: date voi stessi da mangiare. Noi siamo poveri ma poi interviene Lui e moltiplica i pani.La consegna è proprio quella dell'eucarestia, ‘fate voi questo in memoria di me. Donatevi come io mi sono donato'. E nella moltiplicazione dei pani c'è l'esemplificazione: date voi da mangiare a tutti. Dovrebbe essere questo il compito della Chiesa. Guardate che proprio in questo contesto Gesù predica il suo Regno che è guarire tutti gli ammalati, mettere a posto l'umanità, sollevare.Io rimango incantato di quel grande martire scienziato che è Florensky, il quale dice che per lui tutto il Vangelo si riassume nella espressione di Gesù “ venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi do ristoro, ed io vi salvo ”. E dice ancora che la Chiesa non ha altro compito, non ha altra missione, non ha altro tipo di presenza se non fare questo: ‘venite a me voi tutte genti della terra che siete stanche, affaticate e oppresse e io (chiesa) vi do ristoro'. Io Chiesa sono qui proprio come corpo di Cristo e sangue di Cristo per ristorare tutta l'umanità. Ma voi capite quanto ci siamo allontanati da questa identità del Vangelo!Qualche volta rimango sgomento perché i grandi, cominciando da Francesco, ma tutti coloro che hanno seguito il Vangelo, hanno capito che questa è la realtà, questa è la verità, cioè darsi ai propri fratelli, amare il prossimo integralmente.Ho paura di citare certi casi perché condanno me stesso, purtroppo e condanno molti uomini di chiesa. Il grande vescovo dei nostri tempi, Hedel Camara, vescovo di Recife (Brasile) diceva: “io non sono vescovo perché possa portare la mitra e il pastorale. Sono vescovo se divento povero come quelli delle favelas” … e va ad abitare in una favelas. Lascia il suo episcopio e va ad abitare con i più poveri. “E se do tutto quello che ho agli altri avrò sempre qualcosa perché il Signore mi rifornisce di ogni bene perché io possa essere provvidenza per gli altri”. La chiesa ufficiale non ha avuto mai simpatia per questo grande vescovo e anche nelle Americhe è stato giudicato, delle volte, come bizzarro solo perché era il dono di sé, il dono di Dio a tutti i fratelli e a tutte le sorelle. Lascia l'episcopo per i poveri, vive così per tutta la vita e muore in mezzo i poveri.È tremendo per me questo perché a me pare di essere anch'io staccato dai beni mondani, totalmente, però la Chiesa me li fornisce. Sostanzialmente non sono un povero, anche se voglio essere povero.Quanto sarebbe importante che noi facessimo autentica revisione di vita. L'altro giorno mi ha colpito un fatto. Io ho avuto la fortuna di trovarmi a Pristina, la capitale del Kosovo, in prevalenza musulmana. Una città bella e povera, almeno quando ci sono stato io. Adesso i governanti del Kosovo, musulmani, vogliono costruire un grandissimo tempio a Pristina. Hanno chiamato architetti di fama mondiale perché a Pristina dicono che è nata Madre Teresa. I genitori erano di Pristina, ma probabilmente Madre Teresa è nata nella vicina Macedonia. In ogni caso devono fare un grande tempio per ricordare la più grande donna dei Balcani, colei che ha guidato il mondo con la sua carità.Ma l'attuale superiora delle sue suore ha lanciato un proclama, ed io l'ho tanto ammirata, dicendo “che quanto vogliono fare è uno scandalo. Madre Teresa non cercava le chiese cercava i poveri, Madre Teresa non voleva le liturgie voleva Gesù. Se volete onorare Madre Teresa non fate il tempio perché voi dovete dare tutto quello che avete a coloro che hanno bisogno”. Per fortuna che questa testimonianza nella Chiesa c'è oggi ed è una grazia, ed è una speranza, ed è, lo dico per me perché so che questo discorso è radicale, un momento spero di conversione e di ripresa santa di vita.
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