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31 gennaio 2010 - 4^ Domenica del tempo ordinario
Tutti gli davano testimonianza
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) Quando nella celebrazione Eucaristica vengono presentate letture così piene di significato e di valore si rimane imbarazzati nel dover scegliere sempre e giustamente, la pagina del Vangelo. Ma mi preme considerare la pagina del Vangelo odierno che per me è assolutamente drammatica e sconvolgente. Il brano è collegato con quello del cap. IV di Luca dove si dice che il Cristo viene per portare il Vangelo ai poveri, per liberare tutti coloro che sono in condizione di schiavitù, per sollevare il cuore degli oppressi, per dare la grazia a tutti, indistintamente. Un discorso, questo, che Gesù fa nella sua città, a Nazareth, e naturalmente ci sono coloro che pretendono di conoscerlo e di giudicarlo e - pur ammirati dal suo comportamento- gli dicono “ma lui non è il figlio di Giuseppe?”. E poi l'altra pretesa: 'noi siamo i parenti, quindi siamo i favoriti, allora perché non fa qui i miracoli che ha fatto a Cafarnao e che ha fatto altrove? Perché ci trascura'? Nelle pagine del Vangelo vediamo che Gesù non si altera mai e nemmeno qui (la violenza viene usata dai suoi paesani che vorrebbero buttarlo giù dalla rupe) ma in questa circostanza Gesù parla con franchezza, fino a meritare dai suoi paesani la condanna e il rifiuto. Con provocazione afferma: “voi vorreste dirmi medico cura te stesso” questo, in realtà, non è un proverbio realista perché noi cerchiamo il medico con fiducia, non lo mandiamo fuori dalla porta quando ci occorre! Ma questo principio “medico, cura te stesso”, cioè “tu che hai il potere, tienilo per te” viene rivolto con provocazione proprio a Dio. Nella storia del pensiero, nella storia concreta delle opere, in tutte le guerre c'è il 'bisogno' di mettere Dio da parte. “Non ci importa Dio”, dicevano gli economisti del secolo XVII, "facciamo le cose grandi e importanti della storia senza di lui”. E Gesù, a questo riguardo, ha quasi la rivalsa di dire: "con Dio non potete scherzare, Dio vi ama, ma voi non potete approfittare di lui". In questa pagina si sente proprio l'urto che ha il Cristo verso coloro che si interessano delle cose di Dio. Quasi a dire: ‘tu ti presenti all'altare con la scusa di adorare Dio e intanto lo manipoli, lo usi per i tuoi interessi', cosa che volevano fare i suoi paesani, quelli di Nazareth. ‘Tu vuoi che Dio faccia ciò che piace a te, ciò che interessa a te, perché il tuo benessere sia favorito', ma Gesù fa capire che fuori da Nazareth ci stanno persone che non appartengono al popolo eletto e Dio le sceglie, Dio le ama. Come la vedova di Zarepta, povera donna pagana, ed Elia, il grande profeta, ha soltanto lei a cui ricorrere; come Naaman il Siro - la Siria era in contrasto con la Palestina e Dio si è interessato di curare quel lebbroso e non qualcuno di Israele. Di fronte a questo dialogo ‘franco' di Gesù i paesani si scatenano, si sentono offesi e arrabbiati tanto da volerlo buttare giù dal picco della muraglia. Ma è proprio dentro questo contrasto che riusciamo a capire qualcosa di importantissimo. Si dice spesso che le religioni sono il fondamento delle guerre, che tutte le guerre sono guerre di religione perché partono da un dio assoluto che vuole essere superiore agli altri e quindi, inevitabilmente, nasce il conflitto. E invece vediamo quanta chiarificazione porta il Cristo con questa espressione cosi radicale e con le sue scelte. Gesù viene a dirci: ‘io non sono il Dio degli imperi, non sono il Dio dei paesani, di coloro che vogliono onorarmi, di coloro che sono capaci di far passare come giusta una guerra preventiva in nome di Dio. Io non sono quel Dio. Né sono il Dio delle crociate, di coloro che con la scusa di proteggere i luoghi della mia residenza fanno le guerre. Non sono il Dio della inquisizione. Non sono il Dio bianco che condanna i neri, che fa razzismo. Non sono il Dio della separazione. Ma io sono l'amore - diceva Paolo nella lettura- sono la comprensione – vedete come mi sono comportato nelle altre città, a Cafarnao. Io sono il Cristo, sono colui che nasce in una grotta, che ti accompagna lungo tutto il cammino di sofferenza della vita e poi muore per te sulla croce io sono colui che ti ama. Sono il Dio vero, il Dio figlio dell'uomo che diventa tuo fratello, tua sorella, che diventa tua madre. Allora noi non possiamo non innamorarci di questa bellezza estrema della nostra vita. Quante volte Gesù ha questa espressione: “mio fratello, mia sorella, mia madre è chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica”. Io sono colui che non bada alla celebrazione di me ma vuole la difesa dell'uomo e mi dice: “se vai a fare un'offerta all'altare (noi che abbiamo tanti culti, tante liturgie) e ti accorgi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, è nella sofferenza, lascia l'offerta, và a metterti d'accordo con il fratello, và a fare l'atto d'amore verso di lui e poi torna e se vuoi fai l'offerta, se vuoi… Facciamo in modo che noi Chiesa possiamo dare questa testimonianza di vita e di speranza ai fratelli e alle sorelle del nostro tempo.
+ Raffaele Nogaro
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