| 25 aprile 2010 -IV Domenica di Pasqua AT 13, 14.43-52 Sal 99 - Ap7, 9. 14-17+
GV 10,27-30 " «Le mie pecore ascoltano la mia voce Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta) I discepoli di Gesù siamo tutti noi. Nella pagina degli Atti degli Apostoli si dice chiaramente che i discepoli di Cristo sono tutti coloro che credono in lui, non solo una categoria di qualificati, ma tutti. Quando fu scritto il brano degli Atti degli Apostoli non era ancora invalso l'uso di chiamare cristiani ‘i seguaci di Cristo'. I discepoli erano ritenuti convertiti, credenti. Quindi discepoli siamo tutti noi. Le sue pecore sono tutte le donne e tutti gli uomini della terra ma in particolare coloro che credono, coloro che stanno liberamente e convintamente con Cristo. E allora bisogna riascoltare questa brevissima pagina del Vangelo che è di una bellezza struggente, almeno per me. Le mie pecore, i miei discepoli, ascoltano la mia voce e io le conosco ad una ad una . E' grandioso, lo abbiamo ascoltato in questa pagina. Il Cristo sa chi sono io, mi chiama realmente per nome. Conosce tutta l'identità, la profondità del mio essere. E' importante che noi ci convertiamo sempre. Io do loro la vita eterna, non andranno mai perdute, nessuno le strapperà alla mia mano . Ma ancora più bello, almeno per me, è quando Gesù dice: queste pecore me le ha consegnate il Padre mio e nessuno può togliermele dalla mano. Ognuno di noi è stato consegnato a Cristo direttamente dal Padre erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv 17) . Noi apparteniamo al Cristo, siamo non la sua proprietà, ma la sua convivenza , noi siamo vita con lui. E' fondamentale comprendere questo soprattutto nel nostro tempo e soprattutto nella nostra chiesa che qualche volta è distratta dalla politica. L'anno scorso è mancato il filosofo più qualificato del nostro tempo Jurgen Habermas il quale non era credente anche se avvicinava sempre la chiesa e gli uomini di chiesa. Nel suo testamento lascia un messaggio che è qualcosa di doloroso. Dice che mai ha avuto il senso della solitudine e della disperazione come nel nostro tempo. Oggi l'umanità è triste. Siamo giunti ormai al grido: “Dio mio perché mi hai abbandonato?” E c'è questo senso di smarrimento. L'uomo non ritrova più se stesso. Sono caduti tutti i miti, quelli della scienza, dell'illuminismo. Sono caduti gli ‘dei' Marx, Nietzsche, ormai l'uomo non ha più nulla in cui credere e in cui sperare e purtroppo - dice ancora - l'uomo del nostro tempo ha perso anche il Cristo. L'autore credeva nel Cristo uomo e non nel Cristo-Dio e non so come possa affermare “purtroppo l'umanità ha perso anche il Cristo”. E questo è tremendo. Cioè Habermars ha capito benissimo che non c'è una realtà nella storia che possa dare coraggio, coscienza, vita all'uomo. Lo era soltanto il Cristo, ma l'abbiamo perso. Non so su che cosa lui faccia questa affermazione ma in realtà noi oggi abbiamo l'impressione che il Cristo sia in una realtà di oscuramento. il Cristo è lontano da noi e sembra lontano anche dalla chiesa. Si fanno tanti precetti, tante leggi, tante teologie ma il Cristo è la persona che ama me, la persona a cui il Padre mi ha donato, mi ha consegnato . Ecco, questo Cristo è in qualche modo al di fuori della nostra vita. Miei cari, siamo noi i discepoli e bisogna recuperare il Cristo. Celebriamo anche il sacrificio del suo corpo e del suo sangue dove la nostra coscienza dovrebbe scattare. Sapere che lui si fa cibo per essere integrato nel nostro spirito e nel nostro corpo. Sapere che lui è dono totale di sé nella mia vita. E allora possiamo capire la confidenza, l'amicizia, la corrispondenza, la tenerezza che possiamo avere con il Cristo. Le mie pecore mi ascoltano, io le conosco una ad una ed esse mi seguono. Ecco, la nostra vita è tutta lì. Cioè noi dobbiamo condurre la nostra storia perché è realistica, è dato che abbiamo ricevuto da Dio, dobbiamo fare tutte le cose della terra, ma la sostanza è questo incontro, potremmo chiamarla anche fede. Tutta la fede sta in questo incontro personale di noi discepoli con il Cristo. Quanto sarebbe bello se noi, uscendo da questa chiesa, ma anche adesso, potessimo dire a Gesù: sono un poveraccio, siamo tutti tanto poveri, ma io ti voglio bene, Gesù, ti seguo, sto sempre con te. Ed ecco allora che noi sentiamo il grande valore della vita. Molte volte i nostri maestri di vita, e anche io che non sono maestro, vi dico che quello che è importante è seguire la propria coscienza, sempre. ‘La coscienza è più del Papa,' è fondamentale corrispondere a quello che dice il nostro cuore, è lì che Dio ci giudica. Adesso riusciamo a capire cos'è la coscienza, e chi è, soprattutto. La coscienza è Cristo Gesù. Sant'Agostino diceva che Cristo è dentro di me più di quanto io sono in me. E' bellissimo questo, è lui la profondità del mio essere, è lui la verità del mio essere. Allora con gioia posso dire che sono al di sopra della legge, al di sopra dei precetti. Io prima di tutto devo seguire Cristo . Ricordate quando i discepoli si mettono di fronte al Sinedrio e i capi dei sacerdoti dicono agli apostoli che non devono predicare più nel nome di Cristo e Pietro a nome di tutti gli apostoli e quasi schernendo i suoi capi,di cui aveva un riguardo infinito, dice : ‘bisogna obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini!' Bisogna obbedire a Gesù piuttosto che a tutte le leggi, le norme, la politica. Anche la Chiesa certe volte quando quando fa politica, compie certi gesti che noi non possiamo condividere. Faccio riferimento alla chiesa esterna, quella ufficiale, non la sostanza della chiesa che è il Cristo. Dovremmo cantare per tutta la vita la bellezza di questa libertà interiore. Gesù è la mia libertà, è la mia vittoria. Gesù è il superamento di tutte le difficoltà personali. Sant'Agostino fa una bella affermazione: ‘Ama e fa quello che vuoi'.Io direi se ami Gesù, sei veramente libero, autonomo, sei veramente consapevole di essere vittorioso, contento perché hai la vita eterna. Gesù ci dà la vita eterna già adesso, la libertà del vivere, la pienezza del vivere.
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