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24 gennaio 2010 - 3^ Domenica del tempo ordinario
“Lo Spirito del Signore è sopra di me… Lc 1,4–4; 4,14-21
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)
E' molto strano che noi uomini di Chiesa, cioè uomini che abbiamo il compito di celebrare, di pregare, di prendere un contatto diretto con il Signore, di fronte alla pagina del Vangelo rimaniamo qualche volta perplessi e magari staccati. Questa è una pagina che non dovrebbe esaltare soltanto il nostro cuore di credenti, ma dovrebbe proprio mettere sovente nella luce, nella gioia tutti gli uomini e tutte le donne della terra. Non c'è nessuno che ci parli come Cristo. Non c'è nessuno che, all'uomo, alla donna riesca indispensabile come il Cristo. E' lui che rimane, è lui che è quell'“oggi” della parola del Vangelo. Oggi si è compiuto questo evento, sta ad indicare che Cristo è presenza, che Cristo è veramente colui che risolve tutte le difficoltà della storia, anche se viviamo tante precarietà e tante negazioni. Risolve tutto e risolve in bene perché lui si è incarnato in un uomo e questi eventi, questi miracoli di grazia, avvengono oggi. E' grandioso questo. Nessuno può dirci, oggi, che il Vangelo per i poveri viene finalmente annunciato, perché vediamo che i poveri sono continuamente massacrati, sono vittime, non sono protagonisti nella storia . Nessuno può dirci come lui, e lui ce lo ripete oggi, che coloro che sono imprigionati riacquistano la loro coscienza. Gesù non fa certamente un discorso di carattere sociologico. E' simbolico il suo parlare e sta ad indicare che la libertà che lui porta è quella che si riferisce alla nostra coscienza, alla nostra vita interiore. E' un discorso di carattere spirituale. Ebbene tutti noi, provate a pensare, siamo imprigionati da mille cose. Siamo imprigionati dalla nostra famiglia, siamo imprigionati da noi stessi, dai nostri peccati, dalle nostre debolezze. Siamo imprigionati dalle leggi, siamo imprigionati dalla politica. Noi viviamo sempre condizionati, non siamo mai liberi. Siamo imprigionati realmente fino a diventare ciechi, fino a dare importanza soltanto alle cose. Oggi, ad esempio, l'uomo è giunto nella sua disperazione a dare valore alla tecnica, non pensando che anche la tecnica è una ‘cosa' che ci imprigiona continuamente, che non ci lascia liberi. E Gesù è venuto a riportarci la coscienza, la libertà della coscienza: il saper pensare da te. Ma un pensare da te perché Lui è in me. Un saper vivere e agire da te perché Lui vive e agisce in me. E' qualcosa di straordinario questa coscienza che ci viene data esclusivamente dal Cristo, che si è incarnato in noi . Lui viene a liberarci, ma viene anche a sollevare i depressi. La depressione oggi nel mondo è sconfinata e Lui viene a darci la gioia “gustate e vedete quanto è buono il Signore”. Dovremmo ripercorrere almeno una quindicina di salmi per sentire questo fascino straordinario. I poeti, gli artisti possono dirci: guardate che bella opera d'arte, vedete quanto consola il cuore!... ma quel “gustare”, quel sentire l'esuberanza della gioia è soltanto di Dio “gustate e vedete quanto è buono il Signore”. E' lui che ci porta, oggi, questo incanto grandioso: oggi si verifica questo evento. La contemporaneità di Gesù ci porta proprio questa verità della coscienza. Quanto è importante che l'uomo agisca in coscienza, ci porta la gioia della vita! Ma queste cose non sono semplicemente una operazione di vita che Lui può compiere con noi, Lui le crea in noi. Se noi non abbiamo coscienza Lui ce la rifà, se noi non abbiamo gioia, Lui ce la ridà perché Lui è grazia. E' venuto a portare l'animo della grazia, cioè la perennità della grazia. Questo Dio si dona continuamente, e questo viene ben evidenziato nel cap. III di Giovanni, verso la fine, dove si dice che Gesù dona il suo spirito senza misura, continuamente a tutti. Noi, invece, abbiamo fatto la Chiesa separata o la chiesa quasi antagonista al mondo. Ed è qualcosa di vergognoso, sotto l'aspetto del Vangelo, perché Cristo è colui che viene a donare il suo spirito, cioè l'entità di Dio, la libertà eterna dei figli di Dio, a tutti indistintamente: senza distinzione di razza, di religione e di cultura. Ma c'è una verità che oggi ormai vive disattesa dalla chiesa, ed è disattesa anche dai credenti. E' vero, il Cristo ha creato gli apostoli, ha fatto gli apostoli, ma ha parlato con tanta insistenza del buon pastore. Anche Paolo, oggi, nella lettera ai Corinti (1 Cor 12,12-30) dà le varie attribuzioni agli uomini di chiesa: il profeta, il maestro, l'apostolo e non cita il pastore. Gesù ha insistito sul pastore e così tutte le lettere dei vari scrittori ecclesiastici insistono su questo particolare. Chi è il pastore? Il Buon pastore? È colui che continua il Cristo nella storia . E' colui che deve attuare, oggi, non solo il messaggio di Cristo, ma essere comunicazione del Cristo. E' colui che nel nostro tempo deve portare la libertà ai figli di Dio, e non lasciarsi condizionare. E' colui che oggi deve portare la gioia, deve donare la grazia, deve liberare i poveri . Pensate a certi fatti, ultimo quello di Rosarno - e noi abbiamo fatto qualcosa - ma sentiamo che la Chiesa, i pastori, sono ancora piuttosto assenti da questa realtà. E allora che facciamo se a un certo momento la chiesa non è più di Cristo, il pastore non è, oggi, il Cristo. E' importante. Noi siamo diventati grandi, anche a livello politico, abbiamo grandi istituzioni, ma Cristo è il cuore dell'uomo, non è la cornice, non è la politica, è il cuore dell'uomo. E noi, i pastori, avremo il compito di rendere oggi viva la sua presenza. E non solo i pastori, i genitori e le meravigliose apostole religiose, ma tutti abbiamo una funzione sociale, e non è funzione sociale la nostra, è attualizzazione del Cristo, è dare gioia, è dare speranza è dare verità, è dare grazia a tutti coloro che noi incontriamo. Cerchiamo di fare Vangelo nella nostra vita
+ Raffaele Nogaro
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