Omelia 21 marzo 2010


"Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro:
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno,
cominciando dai più anziani."

Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Vorrei essere preso con voi dall'entusiasmo di Paolo nella Lettera ai Filippesi quando dice insistentemente:

per me tutto è spazzatura fuorchè la conoscenza di Cristo Gesù. E' lui lo straordinario, è lui l'unico, è lui la sorpresa autentica della nostra umanità. Né la moglie, né il marito, né l'innamorato possono tradurre la bellezza della sorpresa dell'incontro con Cristo. Egli è l'unico e cerchiamo di fare esperienza di lui come tutta la passione della nostra vita. Non siamo mai soli, non siamo mai inutili,

non siamo mai traditi se abbiamo consapevolmente il Cristo accanto a noi.

Ed ecco che abbiamo questo meraviglioso sacramento dell'incontro tra il Cristo e l'adultera. Ed è qualcosa di grandioso tenendo presente il contesto sociale e religioso in cui si svolge l'episodio. Nella società del tempo la donna non veniva assolutamente considerata come valore umano. Oggi in qualche modo la donna può difendersi, allora era veramente considerata una merce dei comodi dell'uomo, una 'povera' donna.

La donna viene portata di fronte a Gesù, colta in flagrante adulterio. Gesù svolge quel sacramento dell'incontro che a me colpisce profondamente.
Gesù probabilmente la guarda poi china gli occhi verso terra e si mette a scrivere. Gesù, in quella donna umiliata, in quella donna disprezzata dagli uomini, sente se stesso. Gesù è presente in ogni povero, ed è presente nel poveraccio. Vede il suo volto in quella donna.
Provate a pensare al discorso del tribunale di Cristo: Io Cristo ero ammalato e tu mi hai curato, ero in carcere e tu mi hai visitato. Anche la scorsa domenica abbiamo assistito al Cristo che si presenta vivo nel peccatore.
Immediatamente questo sacramento dell'incontro produce i suoi effetti. La prima grazia sostanziale che apre tutto il significato di questa parabola, è la grazia del silenzio.
Gesù di fronte a colei o colui che dice di essere peccatore non dice ‘ma cosa hai fatto?', come faremo tutti. Non dice neanche ‘perché non sei stata furba? Perché ti sei lasciata trovare?'.Gesù tace, non la condanna per nessun motivo.

Avevo un confessore a Udine, un frate cappuccino, che diceva che in confessione il prete non deve fare mai nessuna domanda, perché la domanda del prete è solo curiosità. Quello che dice il penitente vale, perché i peccati si confessano davanti a Dio, non al confessore, questi fa solo da mediatore.

Noi di fronte a uno che sbaglia andiamo subito a dire 'ma cosa hai fatto?'. Perchè non sei stata attenta?' Gesù tace. La grazia del silenzio è la prima grazia del sacramento dell'incontro. La grazia del silenzio è soprattutto rivolta agli accusatori, come se Gesù dicesse 'vedendo l'umiliazione di questa donna e la disperazione di quel momento, non ritrovate voi stessi il vostro volto?'.
Tutti soffrono, tutti peccano e di conseguenza un po' di meditazione dovrebbe portarci a considerare che ciò che accusiamo agli altri, probabilmente lo facciamo anche noi.

Anche nella Chiesa si rischia di trovare la colpa soltanto nella donna, mentre l'uomo, che pure è provocatore del peccato, viene sempre tenuto in disparte.
Pensate alle povere donne di strada che vengono condannate in modo brutale, ci sarà forse qualche motivo, ma l'uomo, il cliente, non appare mai neanche nei discorsi di morale o di catechismo della chiesa.

Provate a pensare all'aborto. La povera ragazza che viene a trovarsi in questa condizione per tutta la vita è segnata ma il marito, l'amante, colui che magari provoca l'aborto nemmeno si confessa. E la chiesa non ammette nessuna pena particolare a colui che è la vera causa del peccato.
Così in questo caso, Gesù dice: me la portate? Ma chi l'ha fatta peccare? Magari qualcuno di voi?
Gli uomini fanno peccato e poi la condannano. E' qualcosa di orrendo nella nostra società.
Ma il
Vangelo dice, e quanto è strana la cattiveria umana, che essi, nonostante Gesù fosse in silenzio, insistevano. E qui Gesù fa l'affermazione di umanità più bella che si possa considerare: non condanna neanche loro. Non dice vergognatevi, non vedete in che condizione si trova questa donna! Ma rivela quella che è la condizione effettiva dell'uomo dicendo: ‘Chi è senza peccato, scagli la prima pietra '.
Se facciamo un po' di esame di coscienza, nessuno neanche il Papa, è senza peccato. Nessuno ha diritto di condannare. Nessuno ha diritto di accusare. E' qualcosa di veramente meraviglioso questo gesto. Gesù che comprende tutti comunque, anche chi vorrebbe tirare le pietre. Pensate alla contraddizione della cosiddetta legge di Mosè che colpisce l'adultera, ma non l'adultero. Non è mica giusto?
Mosè dice ‘per legge noi dobbiamo condannare queste donne' … e voi perché le fate peccare?

Sono cose stranissime che soltanto il Cristo ci ha fatto capire e soltanto il Cristo ci ha fatto superare. Il Cristo soltanto ci permette di raggiungere quell'umanità di luce e di grazia, di libertà, di uguaglianza che è la vera umanità. Non c'è nessun altro che abbia giustizia umana, neanche Mosè. E' tremendo questo! Questi 'poveretti' colpiti nella coscienza diventano anche simpatici. Uno a uno se ne vanno in fretta, cominciando da quelli più anziani, dice il testo.

Qui Gesù celebra di nuovo il sacramento dell'incontro ed è bellissimo perché incorona il volto di quella adultera con la sua innocenza. E' il volto di Cristo quello dell'adultera perché ogni povero è lui. E le dice quelle parole meravigliose: ‘Neanche io ti condanno' sta serena, stai in pace e non ributtarti, se puoi, nella umiliazione e nella vergogna della gente, cerca anche di stare attenta. E' bellissimo, è la raccomandazione fatta a una sorella. Ecco il sacramento del perdono, io ti do tutta la mia innocenza e tu sei innocente,

non devi essere giudicata però, cerca anche tu di salvaguardarti.

Nella condizione della adultera ci siamo tutti noi, e siamo tutti noi anche nella condizione degli accusatori. Cerchiamo di vedere che rapporto vogliamo instaurare con il nostro Cristo, l'unico che valga. Paolo dice tutto il resto è spazzatura per me, quello che vale è la conoscenza di Cristo Gesù.