| Domenica 20 giugno 2010 Zc 12,10-11;13 -1 Sl 62 Gal 3, 26-29 + Lc 9, 18-24 «Se qualcuno vuole venire dietro a me, Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)
Con semplicità confesso che non mi piace essere e stare in pensione. Tuttavia ringrazio Dio ogni giono anche di questa condizione di vita perché adesso ho più tempo per riflettere, per pregare e questo impegno interiore mi porta a trovare delle sorprese di grazia straordinarie. Ad esempio in tutta la settimana cerco di preparare l'omelia del Vangelo della domenica con qualche lettura al mattino. Questa settimana mi sono sentito come trasfigurato, è una parola grossa, però è vera perché in questa pagina di Vangelo, ho fatto la scoperta del mio Dio, l'ho incontrato. E' vero, sono un povero peccatore, non valgo nulla a livello spirituale, se non in questa preghiera di potermi avvicinare al Signore. Ed ecco che in questa pagina del Vangelo, difficile ma bellissima, è tutta la nostra vita e l'ho sentito in questa settimana, nella forma più emozionante. L'altro giorno è morto il più grande scrittore contemporaneo portoghese Josè Saramago , questi era considerato in tutta l'Europa il grande laico, il massone della cultura contemporanea; eppure quest'uomo era in dialettica continua con Dio. Scrisse diversi libri, quelli spirituali a me non piacciono perché è tremendamente pessimista soprattutto nel parlare del Vangelo di Gesù, ma disse ripetutamente - anche nelle sue conversazioni nelle accademie- che l'uomo è tutto in questo contrasto con Dio. La storia dell'uomo è uno confronto difficile e spietato con Dio perché Dio non capisce l'uomo'- afferma Saramago e l'uomo non capisce Dio'. Ma l'affermazione che sa anche di blasfemia forte, è proprio questa: Dio non vuole capire l'uomo e l'uomo non vuole capire Dio. E' un tipo di discorso nei confronti della storia e nei confronti di Dio, abbastanza nuovo e, per me, seducente. Mi sono trovato sempre in disagio con queste affermazioni perché fin da ragazzo ho sentito che Dio è colui che mi vuole bene, sono io che con il mio peccato, con la mia ribellione, mi discosto, ma lui mi viene incontro. Non potrei sentire un Dio che mi sta lontano, che è distaccato, invece sento che lui mi avvicina, che mi attrae. Proprio nella pagina del Vangelo di oggi abbiamo questa rivelazione straordinaria, Gesù domanda agli apostoli: la gente chi dice che io sia? e loro danno una spiegazione, poi si rivolga a loro in modo personale ma voi chi dite che io sia?' non sanno rispondere nulla e Pietro sbotta in una bellissima affermazione: tu sei il Cristo di Dio' . Gesù dribbla anche la risposta di Pietro, sembra che sia quasi infastidito da quella risposta, e dice Io sono il Figlio dell'uomo' . Potessimo noi capire questa grande verità! Gesù è il Figlio dell'uomo ed è colui che soffre molto, è colui che viene condannato dagli anziani, dal potere, dai sommi sacerdoti, dagli scribi, da tutte le culture. Il Figlio dell'uomo è colui che non viene compreso, è colui che viene rifiutato e viene messo a morte. Ecco la rottura sostanziale del nostro essere: egli viene messo a morte, ma poi il canto della beatitudine, il terzo giorno risorge. E questo Figlio dell'uomo ci viene proposto come Dio, come unico modello di vita . Difatti poi Gesù a tutti dice : se qualcuno vuol venire dietro di me e ama la sua vita, la perde. Per essere più precisi: Se qualcuno vuol venire dietro di me prenda la sua croce - ed ecco la sofferenza quotidiana, perché noi non siamo capiti da nessuno- perché chi ama la sua vita la perderà cioè chi vuole impegnare tutta la sua esistenza nella storia, la perde; invece chi perde la sua vita , cioè chi la sacrifica, chi la guida con rettitudine e spirito di moralità per causa mia, questi la salva. Ed è grandioso: Io sono il figlio dell'uomo, Dio, che viene presentato nel brano del Vangelo; io sono quello che nonostante le cose vadano bene, soffro anche perché devo morire; ma sono io poi che risorgo e quindi tutta la mia esistenza deve essere un impegno di conoscenza. Vorrei che leggessimo insieme quella bellissima lettera di Paolo ai Filippesi dove si dice che noi dobbiamo avere solo la sublime conoscenza di Cristo, tutto il resto è zavorra. E poi un impegno, una responsabilità: dobbiamo avere gli stessi sentimenti di Cristo , agire come lui, vivere come lui e quindi salvarci per la vita eterna.
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