| 17 gennaio 2010 - 2^ domenica del tempo ordinario
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
Is 62,1-5 -Sal 95 1Cor 12, 4-11 + Gv 2, 1-12
"Non è venuta la mia ora" - dice Gesù alla Madre
che, a tutta prima, sembra essere stata importuna
dicendo: “Non hanno più vino”
Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)
Ognuno di noi dovrebbe essere a conoscenza del brano della prima lettera di Paolo ai Corinzi dove si dice con chiarezza che la scrittura parla singolarmente a ogni persona. E mediante la parola di Dio qualcuno ha una conoscenza illimitata, qualcuno ha la profezia, qualcuno ha il potere addirittura di fare i miracoli. E' qualcosa di veramente straordinario il 'potere' della Parola. Perché nel mondo tutto passa, lo sappiamo, anche se la tecnica e la scienza tendono ad illuderci … tutto passa. Anche noi siamo gli esseri della finitudine. Dobbiamo morire e al di là della morte non abbiamo una scienza, una sapienza che ci dicano come la nostra vita può ancora vivere. Abbiamo la Parola di Dio. Gli apostoli rivolgendosi a Gesù, dicono – “Signore da chi e dove andremo noi? Soltanto Tu hai parole di vita eterna.”
E' importante che noi palpitiamo di gioia a contatto con questa Parola e per l'ascolto di questa Parola. Dico 'ascolto' perché se uno legge appassionatamente il Vangelo e con insistenza, ha anche la sua rivelazione personale.L'episodio delle nozze di Cana non è un qualsiasi episodio del Vangelo, ma è una rivelazione personale, una scoperta, una sorpresa grandissima. Questa scena di vita comune, una scena 'casalinga', viene inserita in un contesto altamente teologico com'è quello del Vangelo di Giovanni; tutti i capitoli di questo Vangelo parlano a ‘livello' del discorso di Cristo con Nicodemo: 'soltanto colui che nasce dall'alto, solo colui che riceve lo Spirito riesce a vivere'. Viene quasi da dire: dentro un discorso così ‘alto', così pretenzioso, come ci sta questa ‘scenetta' delle nozze di Cana? Una scena che sembra frivola, che sembra disdire tutta la serietà del Vangelo di Giovanni ma per me - ecco la rivelazione personale- questo momento, questo contatto, sono diventati, da diverso tempo, una esaltazione interiore.
Giovanni parla solo due volte della Madonna e ne parla in prima persona. Ai piedi della Croce Maria viene affidata proprio a lui, come figlio dell'umanità. Probabilmente Giovanni scrive questo Vangelo in casa, con Maria. Può darsi che quando Giovanni fa la sua narrazione la Madonna fosse già morta perché il Vangelo è stato scritto verso l'anno 90 d.C. In ogni caso Maria è in casa con lui, è partecipe intimamente del suo essere fondatore di Chiesa e proprio in questo contesto, Giovanni, parla del suo Gesù e del Gesù di Maria che è tutta la salvezza dell'umanità. E' unico, meraviglioso.
Se uno legge il Vangelo di Giovanni, anche se è un ateo, anche se vuole fare professione di non credenza, di non trascendenza, inevitabilmente si sente coinvolto. E' un mistero di grazia meraviglioso questo Vangelo. E in più c'è Maria. C'è Maria alle nozze di Cana. C'è Maria che sembra quasi scherzare con il figlio perché il figlio suo le disobbedisce. Anzi a prima lettura pare che sia lei la protagonista dell'episodio avvertendo il bisogno dell'uomo: “non hanno più vino”. Ma ecco che Gesù le risponde: "Madre, che ho da fare con te, la mia ora non è giunta". Una parola, questa, che Gesù aveva già detto nel tempio: "Io devo fare quello che stabilisce il Padre Mio". Gesù sembra dire ‘Tu sei mia madre ma io non dipendo da te, dipendo dal Padre mio'. E tuttavia la madre si impone, come si era imposta quando lo ha riportato a casa dopo l'avventura nel tempio, e dice ai domestici: “fate quello che vi dirà”. Sa che il figlio, nonostante dissenta dal suo intervento, le obbedisce. Infatti abbiamo il 'miracolo' del cambio dell'acqua in vino, qualcosa di sorprendente ma soprattutto, in questo gesto, cogliamo l'attenzione alle cose della terra, la cura delle piccole cose di famiglia, la cura della quotidianità.
Ad una prima lettura del Vangelo di Giovanni sembrerebbe dover accettare solo lo Spirito Santo, perché non è la carne che salva- dice Giovanni- è lo Spirito. E invece qui abbiamo Giovanni che sceglie la madre sua, la madre di Cristo per dire: 'guardate che c'è anche questa svolta, voi con Maria potete tutto'. Ed è bellissimo questo! I padri della chiesa parlavano della corredenzione di Maria, cioè della possibilità onnipotente che Maria aveva ed ha per fare le grazie a noi poveri uomini. Alla madonna noi possiamo chiedere tutte le nostre piccole cose, possiamo insistere con lei perché al di là del grande mistero del Cristo Salvatore c'è lei che sta con noi, c'è lei che ci capisce, c'è lei che non si scandalizza mai, anche dei nostri capricci. C'è lei che abita la nostra casa. Giovanni parla di Maria che sta in casa sua. Questo sta ad indicare che il credente non è l'uomo che guarda solo il cielo ma è l'uomo che abbraccia tutta la terra. E l'uomo e la donna sono padri e madri di questa terra. Vivono con la Madre dei viventi e la Madre dei viventi è corrispondenza, è dono di vita continui per tutti noi.
La Madonna è anche la protettrice della immigrazione perché lei stessa era una migrante. Oggi, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, abbiamo il battesimo di sette bambini e bambine di Casa Rut che verranno- mediante questo sacramento- a dirci: mamma e papà, cioè vengono a darci fiducia e noi ringraziamo Dio per questi doni di grazia. Loro vengono proprio a chiamare la Madonna come assistente, come gioia di vita, qui da noi e ognuno di noi diventa la mamma, il papà di questi bambini. E' qualcosa di grandioso e sta ad indicare quanto il nostro Vangelo sia tenerezza, sia umanità. Quanto il Vangelo stia cuore a cuore con l'uomo, quanto il Vangelo sia tutta la speranza della nostra vita.
Oggi pomeriggio questi sette bambini, provenienti da terre diverse, vengono a ricevere nel Battesimo il bacio di Cristo, l'accoglienza di Cristo. Vengono a respirare la vita, la speranza. Vengono a ricostruire la gioia di vivere perché Dio è con loro.
Preghiamo per i bambini di tutto il mondo perché devono rimanere vivi, perché sono il sorriso di Dio. Non solo sono la speranza per se stessi ma sono anche la speranza per noi.
E' un credere alla vita la presenza del bambino, un atto di fede nella bellezza della vita. Ringraziamo di tutto cuore Casa Rut per essere questo inno alla vita.
+ Raffaele Nogaro
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