14 febbraio 2010 - 6^ domenica del tempo ordinario

Ger 17,5-8- Sal 1 - 1 Cor 15, 12.16-20 + Lc 6,17.20-26

"Gesù, disceso con i Dodici,
si fermò in un luogo pianeggiante.
C'era gran folla di suoi discepoli
e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea,
da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri...


Omelia del padre vescovo Raffaele Nogaro (vescovo emerito di Caserta)

Leggere la Parola del Vangelo nella nostra preghiera personale è tanto confortante, perché la Parola diventa luce, diventa grazia, la Parola diventa sorgente di vita quando è sostenuta dalla nostra invocazione e dalla nostra preghiera. Vorrei dire queste cose come esperienza personale anche se mi sento tanto povero.
Durante tutta questa settimana ho meditato questa pagina del Vangelo e pregando con questa pagina, con questa Parola. Ho sentito veramente che Cristo si rivela, si manifesta ci dice quale è la sua volontà e il suo amore. Questo discorso di Luca fa parte del ‘discorso della pianura' in rapporto al ‘discorso della montagna' sulle Beatitudini di Matteo. Questo è più immaginifico, è più brillante, anche come descrizione, ed è efficacissimo. Anche Matteo fa capire quello che intende dire, ma l'evangelista sembra divagare in tante spiegazioni su quella che può essere la povertà.
Invece Luca è concreto, immediato, veramente espressivo perché dice che la povertà non ha valore per sé, non è vero che la povertà sia un bene, così come non è vero che la sofferenza sia un bene.
La povertà, la sofferenza sono per il bene, per il bene degli altri, per il bene di tutti quando si è staccati dai beni materiali, quando si è liberi. Il povero è libero.
Gesù, in questo modo, fa capire che non è in grado di dialogare con i sazi, con i gaudenti, con gli affaristi, con coloro che sono totalmente presi dalle cose mondane, con coloro che sono innamorati di se stessi e cercano ad ogni costo il divertimento personale. Cristo sente interrotto il dialogo con queste persone e chiede alle persone di diventare povere cioè aperte, disponibili agli altri; persone capaci di guardare la sorte degli altri e di provvedere al benessere degli altri.

Dopo tanti anni di sacerdozio e di vita spirituale, dopo anni di ‘militanza' nella chiesa di Dio, mi è sembrato di comprendere che dobbiamo assolutamente assumere un comportamento di vita nuovo, perché l'unico valore che il Vangelo propone a ognuno di noi, è il prossimo da aiutare, da sollevare.
Sentire e vivere la povertà perché io sappia andare sempre incontro al prossimo, perché io sappia spogliarmi di me stesso, delle mie ricchezze, dei miei divertimenti per andare verso gli altri. Quello che è grandioso è che l'unico valore che il Vangelo mette davanti alla nostra scelta, alla nostra ricerca, alla nostra buona volontà, è il prossimo!
Ogni uomo e ogni donna credente o non credente, cristiana o non cristiana è il mio prossimo. Non ci sono distinzioni di razza, di religioni, di chiese. Ogni persona è il mio prossimo, indistintamente.

Ogni domenica, soprattutto dopo la messa, vediamo alla porta della Chiesa queste donne ROM che attendono continuamente qualcosa. Danno un po' di fastidio qualche volta. E'capitato proprio ieri, avevo dato tutto quello che avevo in tasca a una donna e tuttavia gridava in mezzo alla gente che dovevo darle ancora di più e ho dovuto cominciare a camminare svelto per andarmene perché veramente facevo ‘brutta figura'. Questo per dire che,a volte, gli altri possono essere fastidiosi. Se pensiamo alla situazione in cui si trovavano gli immigrati a Rosarno direi che noi cristiani non sappiamo che fare degli altri, noi cristiani se li possiamo calpestarli, li calpestiamo, con tutta disinvoltura, credendo anche di fare una azione buona. Cristo non ci fa nessun moralismo né tantomeno nomina mai i dieci comandamenti dell'antica legge, ci dice che noi abbiamo unicamente il compito di amare il prossimo come noi stessi. Il prossimo è ogni altra e ogni altro senza distinzione di nessun genere. In duemila anni la nostra chiesa è diventata una struttura, una burocrazia sacra e non la casa dell'accoglienza, la casa dell'amore. Noi cristiani dovremmo fare questo esame di coscienza perché Gesù guarda soltanto il poveretto che sta sulla strada, malmenato dai briganti, e il samaritano buono che si accorge di lui. Gesù si infastidisce di fronte al prete, al levita, al dottore della legge che non hanno questa sensibilità, che sono ‘sazi' e gaudenti anche di cose liturgiche, che sono affaristi anche di cose di chiesa. Per Gesù vale soltanto il ‘poveretto,' e ogni uomo e ogni donna della terra può essere quel ‘poveretto', che ha bisogno e fa tutto il possibile per andargli incontro.

+ Raffaele Nogaro