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| Il sale sulla coda "Due donne da conoscere" Una parola poco amata: “competenza”. Sembra che a nessuno importi niente di chi sia competente e chi no in questa confusione di ruoli, di rappresentanze. Quando invece la competenza c'è, si scopre spesso che non sono del tutto scomparse la freschezza e la passione. Eppure non possiamo rassegnarci all'idea che competenza significhi automaticamente vecchio cinismo e difesa del posto conquistato. La competenza vera è quella che si rinnova continuamente, che dubita di sé, che è capace di dare senza chiedere niente in cambio. Le donne nel nostro paese sono poco rappresentate e hanno poco potere effettivo. Il potere, vorrei non si equivocasse, non è quello di angariare gli altri, ma di essere libere di decidere e di tentare nuove strade, di imporre il rispetto delle regole e di difendere i più deboli. Ora sembra che la nuova politica chieda alle donne che siano soprattutto decorative e poco competenti. Il che è un modo di umiliarle con i guanti bianchi. Sarà bene ogni tanto ricordare che ci sono donne competenti che lavorano sodo, che ottengono risultati, che si fanno rispettare. Purtroppo sono poco decorative. Battagliare per i diritti nella vita infatti sciupa i corpi, logora la pelle. Voglio ricordare due donne per tutte. Che, se fossero conosciute come meritano, susciterebbero ammirazione e riconoscenza. Una vive a Caserta, dirige una casa di accoglienza per prostitute della tratta e si chiama suor Rita Giaretta. Porta i capelli grigi corti.Cammina con passo risoluto, indossando gonne grigie e scarpe basse. Ha un sorriso luminoso, che rivolge ai bambini nati a Casa Rut, alle giovani africane, romene, slave che con dolcezza tira via dalla strada e a cui insegna la dignità e la gioia di vivere. L'altra ha un posto di rappresentanza. E' vicepresidente del parlamento europeo. Ma pochi lo sanno. Nemmeno i vicini che la vedono entrare e uscire di casa con i pacchi della spesa. Nemmeno i politici dei Paesi che visita quando la vedono arrivare, con le sue gonne nere, i suoi zaini, senza scorta, senza macchine blu al seguito. Si chiama Luisa Morgantini e fa un lavoro ammirevole. Una delle sue battaglie più risolute riguarda la pace fra Israele e la Palestina. Le “donne in nero” di cui fa parte raccolgono sia palestinesi che israeliane e cercano con ostinazione un punto di incontro e di convivenza. Questo non impedisce loro di protestare contro la parte più intransigente e militaresca di Israele, contro l'occupazione della striscia di Gaza e le pretese di chi vuole applicare delle regole da assediato finendo per diventare assediante. Luisa scrive che a Gaza il 68% della popolazione vive sotto il livello di povertà, l'80% delle famiglie dipende dagli aiuti umanitari e la disoccupazione sfiora il 50%. “A chi vive a Gaza non viene dato il permesso di raggiungere gli ospedali egiziani e israeliani. Oltretutto le ambulanze sono bloccate per mancanza di carburante a causa dell'embargo. La pace si fa con un dialogo vero tra attori che abbiano pari dignità e non per un diktat”. Ce ne sono molte altre di donne come loro, ma sono poco decorative e non piacciono ai fotografi e alle tv. Siamo sempre e solo alla politica spettacolo?
Dacia Maraini. |
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