e...state a Casa Rut
perchè la solidarietà non va in vacanza

Tanti nomi... tanti volti incontrati il racconto di questa estate...

Debs... il racconto: Mi chiamo Debs, sono inglese, ho 27 anni e vivo a Napoli da settembre 2008. Mi sono trasferita qua perche' avevo gia' vissuto un anno a Napoli durante la laurea e la citta', i dintorni e tutte le sue contraddizioni mi hanno affascinato e da allora ho sempre voluto tornare. Vorrei lavorare nel sociale, specificamente con le donne che hanno subito o che sono a rischio di subire ingiustizie. Mentre insegno inglese come lavoro, faccio volontariato in diverse realta' per fare esperienza nel settore e capire meglio come funziona.
Ho conosciuto per la prima volta Casa Rut due anni fa attraverso un'amica. Quindi, quando mi sono trasferita qui speravo di avere la possibilita' di conoscere meglio la comunita'. Adesso ci vado ogni sabato. Chiacchiero insieme alle ragazze, ci aiutiamo l'una l'altra con l'italiano, facciamo delle passeggiate, giochiamo con i bambini... Ma, per me, stare a Casa Rut non e' solo un modo di imparare le prassi, anzi, significa molto di piu'. Casa Rut e' un modo di vita, una comunita', una famiglia. E' fatta di persone che sono forti, coraggiose e che credono nella giustizia e nel potere dell' individuo di cambiare se stesso, la sua propria situazione e il mondo in cui viviamo. Attraverso questa attivita' e le persone che incrocio, sia le giovani donne migranti, sia le suore, sia i bambini, sia le altre persone coinvolte, scorgo l'umanita' e i sapori della vita. Queste persone riconoscono il valore e la potenzialita' dell' individuo e si focalizzano sul positivo, non il negativo. E quindi se facciamo una passeggiata in silenzio, o se riflettiamo su una questione spinosa, e' sempre un posto di solidarieta' e serenita' dove si puo' trovare nuova forza per continuare a sperare, impegnarsi e lottare per la giustizia. Ogni sabato me ne vado da li' rinfrescata e ispirata. Mi reputo fortunata per avere avuto la possibilita' di far parte della famiglia di Casa Rut. Ringrazio tutte le persone che fanno parte di questa bellissima comunita'.

 


Martina (Montecchio Precalcino-Vicenza) :
Tornare a Casa Rut per due settimane nel mese di luglio è stato, per me un po' come tornare a casa e rincontrare tante facce amiche con cui avevo trascorso un periodo più lungo all'inizio del 2008.
Quindici giorni che sono volati visti gli eventi, che sono venuti a coincidere con la mia presenza a Casa Rut. Prima, il momento forte della Notte dell'Ospitalità in segno di disaccordo coll'approvazione del nuovo pacchetto sicurezza e poi, la solidarietà e la voglia di fare dimostrata dai ragazzi dell'ateneo di Caserta che avevano organizzato la Partita del Cuore devolvendo i fondi raccolti a Casa Rut.
La grande gioia provata durante quelle due settimane non è stata dettata solo dal potersi sentire utile, dal ritrovare i bambini cresciuti, dal rincontrare persone che non sono solo amiche, ma anche fonte di grande ispirazione, ma soprattutto dal vedere il percorso fatto dalle ragazze. Poterne constatare l'indipendenza, la capacità di gestire casa, lavoro e figli da sole, trovarle felici e realizzate e leggere nel loro volto la soddisfazione di lavorare e di avere il permesso di soggiorno è stata per me una felicità immensa e fonte di grande speranza. Concludendo, penso che speranza e pazienza siano i punti forti del percorso che queste giovani donne si trovano a compiere con il vitale aiuto delle suore di Casa Rut che sono, per me i veri esempi da seguire.

 

 

 

Mi chiamo Andrea, sono di Bologna, ho 39 anni, lavoro in un'impresa di pulizie e da 2 anni sono volontario presso un'associazione che si occupa della tratta delle ragazze di strada.
Da tempo cercavo una comunita' che operasse nello stesso contesto facendo scelte di condivisione totale. Navigando su internet ho saputo dell'esistenza di casa rut e del progetto di sartoria etnica neWhope.
Ho trovato immediatamente interessante questo modo di mettersi insieme a queste donne non solo per l'aspetto dell'accoglienza e dell'accompagnamento nel percorso di uscita dalla strada ma anche in quello della ricostruzione della persona attraverso il lavoro.
Non un lavoro qualsiasi ma un lavoro che sia formativo e che recuperi capacita' e tradizioni gia' esistenti. Non un lavoro per il solo guadagno ma un lavoro che crea cultura, legami e ricchezza per le persone e per il territorio.
In tempi brevi mi sono trovato ospite di queste comunita' : casa rut delle suore orsoline e casa zaccheo dei padri sacramentini. Ho conosciuto i protagonisti di questa bella realta'. Ho incontrato persone profondamente radicate nel territorio, innamorate della gente e della propria non semplice missione in un contesto con molte difficolta'.
Mi ha colpito anche la ricerca che queste comunita' stanno facendo nell'intento di sviluppare percorsi che possano ridurre le distanze tra mondo laico e mondo consacrato e nel mondo consacrato le distanze tra congregazioni femminili e quelle maschili. La stretta collaborazione che coinvolge le suore orsoline e i padri sacramentini e' piena di significato. La violenza presente nelle relazioni tra il mondo maschile e quello femminile,la mancanza di armonia tra l'aspetto maschile e quello femminile nel mondo interiore di ognuno di noi sono cause che ritengo primarie nello sviluppo del fenomeno tratta. Penso che sia fondamentale cercare di rinnovare e convertire le relazioni tra uomo e donna che dovranno fondarsi sull'amore e non sulla forza e sul potere.
Questa esperienza mi ha arricchito molto e ha confermato una forte sensazione che ho provato sin dall'inizio : il desiderio di essere parte attiva di questa realta'. Andrea.


Siamo Ilaria Giaretta, nipote di Suor Rita, e Martina Schiavon Assieme abbiamo deciso di trascorrere dieci giorni a casa Rut. L'esperienza si è rivelata bellissima, siamo state accolte con gioia in un ambiente accogliente, fatto di storia e di racconti diversi per ogni ragazza. Abbiamo fatto amicizia con loro, scoprendo la loro cultura e le loro abitudini. Con i loro adorabili bambini abbiamo passato i pomeriggi tra giochi, capricci e pianti, ma con altrettanti sorrisi e coccole. Abbiamo visitato anche la città di Caserta, molto caotica e rumorosa rispetto alla nostra Vicenza, comunque impreziosita dalla magnifica Reggia (che abbiamo visitato grazie alla nostra preziosa guida personale: Glory!) e dai casertani sempre amichevoli e ospitali. A Casa Rut la squadra sempre unita di Suore Orsoline ci ha coccolate, nutrite, non soltanto di ottimi manicaretti ma anche di consigli ed esperienze che ci sono stati e che si saranno molto utili in futuro.

PS: consigliamo a tutti la pizza con la mozzarella di bufala, è squisita!!!


Martina e Ilaria


Il tempo che ho trascorso qui a Casa Rut: 5 giorni; un tempo limitato sembrerebbe, eppure quanta vita ho visto e quante vite ho incontrato. Ho fatto esperienza non di gesti straordinari ma ho assaporato la straordinarietà dei piccoli e semplici gesti fatti con amore, gioia e gratuità. L'atmosfera respirata è proprio quella di una vera famiglia, in cui i rapporti fra i suoi componenti sono densi e mai banali: fra genitori e figli, fra fratelli e sorelle. Le diversità sono fonte di bellezza e di ricchezza, non di paura e di diffidenza, perché ciascuno, così come è, è chiamato a partecipare attivamente alla vita dell'altro.
Grazie, grazie veramente a tutti per avermi accolta e in questo tempo trascorso assieme mi sono sentita a casa. Grazie con il cuore.

Orietta

 

Una porta aperta, il gusto di accogliere e di essere accolti, volti limpidi, sorrisi ampi come i cuori che li guidano: questa è per me Casa Rut, dove non mi stanco mai di venire, come qualcosa che mi attrae. Anche in questa esperienza mi sono sentita a casa e ho provato il gusto di mettermi in gioco, per dare una mano, anche in piccole cose. Ancora una volta questo è per me uno stimolo, forza nuova per continuare la mia ricerca verso una vita vissuta più a fondo, incontro all'altro, per poter diventare davvero piena.
Ringrazio di cuore tutte voi, suore e ragazze, per i piccoli gesti e la comunione che abbiamo vissuto in questi giorni.

Silvia

 

Voglio ringraziare con tutto il cuore ciascuna delle persone con cui ho condiviso questi giorni… Ho imparato tanto e ricevuto più di quanto avrei potuto immaginare.
Casa Rut mi ha riaperto l'orizzonte della speranza e dell'amore in un tempo in cui tutto ci dice che sono astrazioni, parole prive di senso. Grazie a questa esperienza ho avuto invece la prova concreta che è possibile l'amore, anzi che è necessario per sentire che siamo vivi e che ogni vita è preziosa. Terrò sempre nel mio cuore il ricordo di questa famiglia e di questi giorni di gioia e di crescita, augurandomi di imparare ad amare come si ama a Casa Rut, nella piena gratuità e ciò è possibile solo se ci appoggiamo a Gesù Cristo!

Grazie da Emanuela

 

 


i lavori al nuovo appartamento...




 

 


Debs

 

 


Martina





Andrea

 

 

 

 

 

 

 

Ilaria, nipote di Suor Rita con l'amica Martina

 

 

 

 

 

 

 

 


Silvia e Orietta

 

 

 


Emanuela