Martina...una tirocinante a CASA RUT

 

 

Martina, 21 anni, di Montecchio Precalcino (VI), studentessa del corso di laurea in Cooperazione allo Sviluppo presso l'Università degli Studi di Padova a Casa Rut per il tirocinio pre-tesi ci racconta la sua esperienza :


Come studentessa del Corso di Laurea triennale in Cooperazione allo Sviluppo presso l'Università di Padova ho avuto la fortuna e la possibilità di svolgere per un mese e mezzo il tirocinio e la ricerca ai fini di redarre la mia tesi presso Casa Rut, centro di prima accoglienza per giovani donne immigrate, sole o con figli, in grave difficoltà, e presso la cooperativa neWhope, laboratorio di sartoria etnica in cui le ragazze accolte a Casa Rut fanno formazione realizzando borse, astucci…

Per quanto riguarda la cooperativa, ho potuto assistere al lancio della nuova borsa Speranza, iniziativa nata per sostituire le onnipresenti buste di plastica della spesa, che aumentano la già ingente produzione di rifiuti, problema che non ho potuto fare a meno di osservare durante la mia permanenza. Il lancio di questa borsa, tramite vendite dirette in numerose parrocchie la domenica, mi ha permesso di entrare in contatto con la società civile locale e coglierne l'impensata sensibilità ed attenzione per la salvaguardia dell'ambiente: ecco che, da una semplice iniziativa di una piccola cooperativa sociale, che cerca di reinserire lavorativamente delle ragazze immigrate, si passa ad un più ampio concetto di sostenibilità ambientale. Lo stage mi è servito per fare un'analisi economica della cooperativa, capire quali sono i rendimenti e, verificare che i prezzi così bassi, da un lato incentivano l'acquisto e gli ordinativi da parte delle botteghe del commercio equo e di varie altre istituzioni, ma dall'altro difficilmente, senza offerte di esterni e il sostegno di Casa Rut, riuscirebbero ad andare oltre alla copertura economica dei costi dei materiali e delle retribuzioni. È stato anche interessante e pieno di spunti poter assistere all'inserimento lavorativo-formativo di tre mamme nigeriane ospiti a Casa Rut, che hanno dovuto superare una bella prova nel conformarsi a certi orari, conciliando la cura dei figli con l'imparare un lavoro, non poi così semplice, se si guarda l'estrema accuratezza con cui sono confezionati i prodotti di neWhope. È stato per me ulteriormente positivo poter essere presente nei momenti della modifica dello statuto di neWhope che sta passando da cooperativa sociale A ad A&B: questo mi ha portato a riflettere sulla necessità di una revisione della legislazione italiana in materia di cooperative sociali, al fine di inserire le vittime di tratta tra i gruppi di potenziali lavoratori. Tra le altre fortunate coincidenze, non posso mancare di citare il cambio di sede di neWhope verificatosi poche settimane prima del mio arrivo: l'ambiente, dato in comodato d'uso dalla Diocesi di Caserta, così colorato e vivace è bellissimo e, vedere queste giovani mamme al lavoro, mi ha trasmesso un grande senso di rinascita: non poteva essere più azzeccato lo slogan “Insieme per una nuova Speranza”. NeWhope non è fatta solo di quattro mura, ma soprattutto di tante persone come Suor Rita, Titti, Angela, Mirela….che vi dedicano il loro tempo e la loro passione e il cui esempio porterò sempre con me.

 

Per quanto concerne il mio impegno a Casa Rut, questo è stato veramente multiforme: vivere ogni giorno insieme alle ragazze accolte è stata un'esperienza fortemente formativa che mi ha permesso di imparare a rapportarmi con loro e di seguirle nel quotidiano cammino di superamento della grave esperienza di sfruttamento fisico e sottomissione mentale a cui erano state sottoposte. Aiutarle nell'imparare l'italiano, badare ai loro figli e avere uno scambio continuo con loro mi ha dato un assaggio della Nigeria e del suo popolo. Ho speso il mio tempo anche documentandomi sul fenomeno della tratta, in particolare nell'area della Domitiana, l'epicentro campano dello sfruttamento della prostituzione e del traffico di droga. La mia permanenza a Caserta mi ha permesso di conoscerne la popolazione, che essendo la più giovane d'Italia è un valido caso di studio di per sé stesso, la storia e l'economia, ciò mi ha aiutato a capire in che contesto particolarmente critico si trovano ad essere queste ragazze prostituite o ex prostituite, visto che difficilmente potrebbero trovare un altro impiego, dato che molta parte della popolazione locale è già di per sé disoccupata.

Aldilà della tesi, che sono sicura risulterà originale e piena di spunti di riflessione, vivere a Casa Rut è stata un'esperienza di vita intensa, piena di occasioni di scambio e riflessione che mi ha dato l'occasione di toccare temi che a casa, presa dalla fretta, non ho tempo di considerare. Rita, Silvana, Albina e Lorenza, insieme anche con i Padri Sacramentini, mi hanno stimolata, arricchita e sorpresa per la loro invidiabile apertura alla contemporaneità e ai problemi dei giorni nostri.

In conclusione posso sentitamente affermare che, dal mio punto di vista, il tirocinio è andato in maniera più che positiva, che ne ho tratto molti insegnamenti formativi e sono riuscita a trovare ulteriore conferma nel mio desiderio di continuare i miei studi concentrandomi sulla tematica degli studi di genere e dell'empowerment femminile.

 

 

 

Martina Angela Caretta

 

 

 

 

 

 

“un progetto,un cuore,un impegno"