Casa Rut

per vivere insieme l'Avvento

 

 

 

 

 


“Lasciare spazio nella vita per la possibilità dell’inaspettato”


Comincia il tempo dell’Avvento, il tempo dell’attesa. Attendere, in questo nostro tempo, è una delle cose che ci viene culturalmente più difficile. Siamo nel mondo del fast food, di Internet, degli sms, del mito della velocità, della soddisfazione immediata. Non è più considerato un valore, o anche solo una necessità, il tempo di sospensione fra desiderio e appagamento.
Eppure siamo e ci sentiamo sempre degli inappagati, alla ricerca di qualcos’altro, che spesso non sappiamo neppure cosa sia. Il continuo desiderare, sempre insoddisfatto e perennemente riacceso, può diventare un eccellente propulsore spirituale. Cerca Dio chi desidera Dio. Desidera Dio chi attende Dio, perché sa che solo in Lui la sua vita, la vita di tutte le persone e la storia di tutta l’umanità troverà il suo compimento “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo”.

All’inizio di questo Avvento un verbo: “Vegliate!” … “perché quando il padrone di casa ritornerà… fate in modo che non vi trovi addormentati”.
A Gesù non interessa descrivere il futuro e informarci sul ‘quando verrà’. Al Vangelo invece interessa insegnare con quali atteggiamenti andare incontro al futuro. Un futuro che ha l’oscura luminosità di un volto…il volto del Cristo che verrà.
L’atteggiamento proposto è quello della vigilanza: resistere al sonno, resistere all’assopimento delle coscienze, resistere alla seduzione, all’inganno dei falsi messianismi, ai molti annunciatori di false paure. Il nostro tempo così carico di confusione, di manipolazione della verità, di conflittualità e di degrado sta invadendo le vite di singoli e di comunità come di una stanchezza diffusa, come se lievitasse nel cuore della gente lo sgomento per il montare del male e non c’è angolo che non ne esca indenne.
Ma è questo nostro tempo che va attraversato con la vigilanza attiva.
Si veglia con il cuore, nel desiderio e nella passione. Si veglia con l’intelligenza, per coltivare una sana consapevolezza di sé e un forte senso di responsabilità. Ma si veglia anche con il corpo, come insegnano i grandi maestri spirituali. Perché non accada che, cadendo il corpo nel torpore, cada lo spirito nell’ottusità. Guccini in una sua canzona canta: “Salta in piedi Sancho è tardi, non vorrai dormire ancora, solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora. Per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri”.

Il Signore è venuto, viene e verrà. Forti di questa ‘visione’ non lasciamoci sgomentare, non pensiamo che la partita sia già chiusa, non lasciamoci intristire dal “già accaduto”, come se nulla più fosse possibile. Non reagiamo con disperazione o con aggressività. Reagiamo dando tempo a noi stessi, agli altri, dando tempo alle cose perché cambino. Questo è atteggiamento positivo.
Un filosofo laico non credente scriveva: “L’impaziente o si dispera o aggredisce; in ambedue i casi distrugge. Il paziente, possiamo dire il vigilante, non si dà mai per vinto.
Vigilate! Questo Avvento ci aiuti a sfuggire all’inganno di impoverire la visione della vita, di impoverire i nostri desideri, di impoverire il cuore.

Non importa quando tornerà il padrone; l’importante è essere trovati fedeli all’incarico affidatoci. L’adempimento alla propria missione è il contributo che ciascuno dà al progredire del mondo verso il Regno. Vegliare è l’atteggiamento che consente di non essere annoverati fra i cinici o i codardi.
In questo Avvento “lasciamo abbastanza spazio per permettere a Dio di attraversare lo spazio; lasciamo spazi, nella nostra vita, per la possibilità dell’inaspettato”.