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Umberto – 30 anni –
Quando mi hanno chiesto di fare una valutazione, non ho avuto dubbi: “Diè finalmente, dopo 30 anni, un bel capodanno!”. Diverso sicuramente. Bello nella misura in cui ciascuno di noi ha saputo rendere gli altri, prima ancora di se stesso, il punto di riferimento della serata. Come sempre, come in tutte le esperienze totalmente nuove mi sono sentito un po' a disagio. Non so perché, ma avvertivo una forte sensazione di “inferiorità” nei confronti delle ragazze; ammetto di sentirmi tuttora un po' ‘colpevole' nei loro riguardi: e non credo sia per un mio presunto eccesso di sensibilità. In generale in questo Paese, con drammatica evidenza dalle nostre parti, troppe cose non vanno: mi sembra sia questa una brutta verità. E quando le cose che non vanno sono quelle che ledono l'intimità delle persone…. si commette un delitto, e siamo tutti colpevoli. Mi aspettavo dalle ragazze chiusura e voglia di solitudine. Credevo di dover leggere nei loro occhi rabbia e spirito di rivalsa. Ecco, rivalsa nei confronti della vita. Invece niente, anzi FEDE. Tanta fede. Senza entrare troppo nello specifico e trascurando il nome delle ragazze mi sono rimaste impresse alcune immagini delle giornate trascorse insieme a loro. A cena mia madre chiese ad una di cantare una canzone: la ragazze tra mille possibilità a disposizione ne scelse una che invocava il nome di Gesù. In un altro momento si parlava un po' scherzando di matrimoni, unioni, relazioni; la domanda fu: “… e tu quando ti sposi?” E lei, candida: “Sarà il Signore ad indicarmi l'uomo e a dirmi quando!”. Tante testimonianze di fede. Come quando ci raccogliemmo nella cappellina di casa Rut e nella massima semplicità avvertivi il trasporto e la partecipazione di chi sa guardare al futuro con ottimismo e fiducia. La mia cristianità ballerina e balbettante più di una volta si è interrogata. Come fanno persone che avrebbero il “diritto” di bestemmiare, ragazze che nei confronti di Dio presentano evidentemente un credito in questa esperienza terrena,….. come fanno a pregarlo? Come fanno ad avere fiducia nella vita? Le solite domande lo so. Un motto francescano che da qualche tempo mi impongo di ripetere ogni mattina recita:” “Dammi fede dritta, speranza certa, carità perfetta, umiltà profonda”. Per me applicare queste parole è difficilissimo ma da voi, a Casa Rut, ci riuscite benissimo. A Casa Rut ci entri pensando di dover accendere una luce e te ne vai con la sensazione di aver finalmente preso una boccata di ossigeno. Vi auguro ancora una volta buon anno. Di cuore. Vi ringrazio per avermi accolto e sorretto. Il nostro vescovo, Nogaro, ha detto qualche settimana fa che bisogna essere testimoni della fede con la propria vita. Ad ogni costo….Bisogna credergli!… Vi abbraccio. Grazie.
Mario – 27 anni -
Quando mi sono trovato a spiegare ai miei amici come avevo passato il Capodanno, ho risposto: “con ragazze incredibili, con in fondo agli occhi un velo di tristezza ma un sorriso mai visto. Un sorriso strepitoso. Sono una persona piuttosto sensibile e insicura e talvolta mi capita, nell'inserirmi in una nuova situazione, di essere imbarazzato. Devo dire che entrare a Casa Rut è stato un po' come entrare in un luogo familiare. L'imbarazzo è svanito ben presto e ho passato ore bellissime, attorniato da persone che non conoscevo ma che sentivo vicine e che ora, mentre scrivo, abbraccerei una a una. Ho riflettuto molto sul senso di quei giorni trascorsi a Casa Rut. Devo dire che è un'esperienza, per quanto mi riguarda, per niente conclusa perché non ho alcuna intenzione di tagliare i rapporti con le ragazze, alle quali già voglio bene. C'è una frase di Neruda che amo molto, tanto da farne un quadretto che ho attaccato nella mia camera, quella frase dice: “ potranno sradicare tutti i fiori ma non potranno fermare la primavera”. Ora, io non credo sia il momento per esprimere giudizi che riguardino il comportamento delle persone oppure per fare elogi, ma è ovvio che quello che penso di chi si occupa delle ragazze e ne condivide le giornate, è tutto il bene possibile. Per quelle ragazze ci sono stati momenti bui, qualcuno ha fatto loro del male e credo abbiano versato lacrime e lacrime. Ora, però, per loro la primavera sta arrivando, è arrivata. Questo è l'insegnamento che voglio trarne. Non poteva esserci un modo migliore per finire l'anno, davvero! Sono grato ad Angela e Bruno e a voi per avermi fatto scoprire persone che altrimenti, forse, non avrei mai conosciuto. Mi capitava spesso, soprattutto da bambino, di intristirmi pensando a quante persone e a quanti luoghi esistono sulla terra e che io non avrei mai conosciuto. Era veramente un pensiero ricorrente. Posso dire, senza alcuna retorica, che se non avessi incontrato le ragazze di casa Rut sarebbe stato un vero peccato e io sarei stato un uomo meno completo. Ragazze che hanno pressappoco la mia età e con le quali spero, col cuore, di riuscire a condividere un pezzo di strada.
Antonio -24 anni-
Cerco sempre di dare il meglio di me alle persone. A volte ci riesco e altre volte riesco a dare il peggio, a volte riesco a dare niente. E' con questo spirito che ho affrontato il capodanno a Casa Rut. Per dare qualcosa, possibilmente il meglio. Come sempre. Non c'ero mai stato prima, mi era capitato di conoscerne qualche componente in rare occasioni, e di vederne qualche altra. Sarebbe stata sicuramente un'esperienza diversa. Ma non era la diversità di una serata che stava alla base di quell'esperienza: era invece la fiducia, erano i patti chiari di un possibile disagio, era il rischio di non piacersi, era soprattutto l'arrogante bisogno di dare qualcosa.
E' difficile raccontare le esperienze, dire quello che è stato e che non è stato: si rischia di banalizzare o falsificare, o di dimenticare. Ma questo capodanno si è raccontato da sé. Quel fragile augurio faceva il giro del mondo per tornare in quella stanza. “Vi auguro ogni bene”, veramente. L'allegria, a volte, ha il torto di coprire la commozione. Sono allegre queste ragazze che conoscono i problemi, e che sorridono per risolverli; la loro allegria colpisce tutte le nostre piccole, inutili, tristezze e copre persino le nostre stesse allegrie. Sono state le padrone buone dei nostri sorrisi, quella sera, e delle nostre coscienze sporche. Loro mi guardano per quello che sembro e si fidano di quello che sono, come faccio anch'io. Ma per me, lo so, è più facile. Loro non hanno invidiato il mio sorriso, perché ne hanno uno migliore.
Ero venuto per dare qualcosa e mi sono ritrovato a ringraziare. Ho dato la mia presenza in cambio della loro… Mi piacciono queste ragazze che si sforzano di parlare nella mia lingua, e ogni parola che esce dalla loro bocca sembra per questo più preziosa e meno banale. Mi piacciono. Non vedo l'ora di rivederle, non ho niente da dare loro. Lo faccio per me
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“La vita è una sfida, affrontala. La vita è un inno, cantalo. La vita è la vita, difendila”. Madre Teresa
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