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Relazione della prof.ssa Giuliana Martirani *
Io mi sono formata in una scuola, che era una scuola meridionalista, di Francesco Compagna. In questo documento, come diceva Sergio, non si è fatto riferimento ai meridionalisti. Ma non possono essere menzionati i meridionalisti perché erano tutti di sinistra. Danilo Dolce era comunista, Francesco Compagna non era comunista ma laico, laico, laico … Allora bisogna rivedere perché i cristiani non siano stati meridionalisti. E' una domanda che dobbiamo porci. Probabilmente perché è prevalso, ed è di questo che vorrei parlarvi questa sera, un modello di sviluppo del Nord. Un modello di sviluppo che inizialmente è stato il modello di sviluppo del triangolo del benessere: Torino- Milano – Genova. Poi è diventato il modello di sviluppo del poligono, si è cioè allargato al Veneto e poi all'Emilia Romagna, attraverso le Cooperative. Per cui il modello di sviluppo che in tutti questi anni si è sviluppato, dal dopoguerra in poi, è un modello di sviluppo che tecnicamente noi chiamiamo per “poli e per assi”. L'asse è l'autostrada del Sole, ma se voi vi trovate in Basilicata e volete arrivare in Sicilia, non ci arrivate. Questo modello di sviluppo per poli: grandi nuclei, metropoli e nuclei industriali e gli assi: infrastrutture, aeroporti e autostrade è stato un modello di sviluppo che ha privilegiato sempre di più il Nord, il quale però ha potuto beneficiare su braccia meridionali, di tutta l'emigrazione che dal sud è andata al nord e che ancora sta continuando. Anch'io sono stata emigrata perché quando mi sono laureata (avevo due lauree), non trovavo lavoro. Sono passati cinquant'anni e mia figlia, per continuare a fare il dottorato e la ricercatrice, è emigrata in Spagna. Di fatto questo modello di sviluppo, per poli e per assi, è stato prima di tutto un modello imitativo di altri modelli del nord Europa e secondariamente, e questa è la cosa gravissima, è stato un modello di sviluppo fondato sulla crescita economica. Bisogna crescere sempre di più. Oggi fortunatamente ci sono molti gruppi di opinione che stanno dicendo: basta crescere! Dove vogliamo arrivare, non si cresce all'infinito. Lo sviluppo non è solo crescita. Già negli anni settanta lo diceva Robert Kennedy. Diceva infatti che il Pil non sta ad indicare la crescita. La crescita non è indicativa di sviluppo. Ecco, questo documento sarebbe stato molto più utile se fosse stato fatto in un altro modo. I vescovi prendevano la Caritas in Veritate e dicevano: applicatela al mezzogiorno. Era meglio! Era più onesta come operazione culturale. Ma dovendo partire da questo documento, domandiamoci, in particolare voi giovani, quale modello di sviluppo e quale stile di vita vogliamo costruire? Modello di sviluppo che è un fatto politico, modello di produzione che è un fatto economico e stile di vita che è un fatto legato ai nostri consumi . Sono tre cose che dobbiamo rivedere seriamente: che tipo di politiche per lo sviluppo, che tipo di produzioni per lo sviluppo, che stile di vita per lo sviluppo. Questo documento ci ha fatto vedere un modello di sviluppo che è vecchio, pre-globalizzazione, che si pone in una prospettiva che è finita, che è passata. Perché nel frattempo è successa la globalizzazione, i grandi esodi emigratori e ora la crisi finanziaria. Quindi è cambiato tutto. E allora continuare ancora a ragionare su vecchi modelli di sviluppo significa attardarsi alla messa in latino quando ormai la messa si dice in swahili, quando stiamo in Congo. Stiamo probabilmente parlando con linguaggi diversi. Per cui se vogliamo parlare con linguaggi reali dobbiamo tener conto di questi tre fenomeni che sono legati alla velocità di spostamento delle merci, delle persone e del danaro. La velocità di spostamento delle persone ha creato il grande modello di esodo di popoli che si sta verificando: è evidente che quando la gente è povera se ne va. La gente quando non trova lavoro se ne va. L'ho fatto io, l'ha fatto mia figlia, l'ho fanno altri …. E meno male che si parte, perché se non si parte ci si arra voglia nella propria non speranza. Chi emigra ha speranza. La facilità di spostamento delle persone ha creato un enorme esodo di massa, planetario. Ora, quale modello di sviluppo se i vecchi modelli di sviluppo vanno sostituiti? Don Tonino Bello ci ha aiutato molto in questo. Parlava del pensiero meridiano (Franco Cassano, amico di Don Tonino, ha poi ripreso questo pensiero). Che cosa diceva con questo pensiero meridiano. Ma che cosa può venire di buono da Nazareth? Che cosa può venire di buono dai Sud? Può venire molto di buono da Nazareth, può venire non solo la speranza ma la realizzazione di un nuovo modo di vivere che è venuto dal nostro creatore, Gesù Cristo. Da Nazareth è venuto un nuovo modo di vivere. Che cosa può venire di buono dall'Africa? Può venire un nuovo modo di vivere, un nuovo stile di vita. Chi si trova nella grande esigenza può mettere in moto un'infinità di modelli, mette in moto la speranza. Ora siamo noi che dobbiamo dire che cosa può venire di buono da Nazareth, siamo noi che dobbiamo essere i nuovi meridionalisti che possono dire che cosa può venire di buono dalle nostre realtà… perché stanno ‘inguaiati' al Nord. Con il loro modello di sviluppo che ormai è chiuso, è finito per cui devono rinnovare tutto il sistema industriale … stanno veramente barcollando. Al Nord stanno male anche con il modello di relazioni perché il modello di sviluppo ha causato anche cambiamenti forti nel modello di relazioni. Gente che deve produrre continuamente non ha tempo per vivere. Gente che deve utilizzare il proprio tempo come tempo lavoro non ha tempo per le relazioni. Che cosa può venire di buono da Nazareth? Può venire un nuovo modello di sviluppo, un nuovo modello di produzione, un nuovo modello di stile di vita, un nuovo modello di consumo. Può venire tutto ciò dai vari Nazareth… e dai sud d'Italia e del mondo. Jeremy Rifkin, riprendendo i modelli di sviluppo di Johan Galtung il quale ha scritto un libro bellissimo “Il sogno europeo”, ci diceva di non copiare il modello americano, che non serve più. Voi europei , ci diceva, siete un laboratorio importantissimo per un modello di vita “wie win”- vincere insieme. Vincere insieme spezzando il modello competitivo per entrare in un modello cooperativo e di mutuo aiuto, ma non come sussidiarietà di cui si parla tanto ma che non ho ancora capito fino a che punto questa sussidiarietà viene poi applicata al Nord e al sud Italia. E soprattutto un nuovo modello di vita che noi possiamo indicare al nord proprio a partire dal problema del lavoro, così incancrenito in quel modello di sviluppo di cui abbiamo parlato e che non a caso viene chiamato il modello della crescita o del ‘trickle down' o più efficacemente detto dello ‘sgocciolamento'. Un modello di sviluppo che è fatto dalla grande industria, dai poli di sviluppo, dagli assi di sviluppo quindi scende ai dirigenti, ai quadri e a tutta la classe dei professionisti e che poi dovrebbe calare, per sgocciolamento, alle masse. Per dare un'immagine di questo modello possiamo fare riferimento al colapasta: i maccheroni restano all'elitè, ai quadri, all'industrializzazione, quello che sgocciola, cioè l'acqua di cottura va agli ultimi, ai poveri, alle masse. Questo modello di sviluppo, cosiddetto della crescita o per sgocciolamento non c'è più, è morto definitivamente nell'ottobre 2008. Vogliamo mettere in piedi altri modelli di sviluppo, noi siamo la memoria. Duccio Demetrio, un meridionalista di cui non si parla mai, amico di Cassano - un barese anche lui – dice: noi dobbiamo essere dei camminatori - ha scritto anche un libro molto bello sul ‘camminare - e che camminando noi dobbiamo essere degli amanti che riscoprono qualcosa che già c'è. E questo qualcosa è come il nocciolo della ciliegia ….. Tutti restiamo attratti davanti a un frutto dotato di due o più strati saporiti . Diviene difficile scoprire un'altra bellezza nel nocciolo della ciliegia o di qualsiasi frutto. Eppure il nucleo, il nocciolo è l'essenza invisibile nei quali si celano, pur nella loro ruvidezza e poco appariscente entità, le possibili rinascite di ogni cosa. Noi del Sud dobbiamo far leva sul nostro ‘nocciolo' che è la memoria di un modello di sviluppo. Non che c'era già, ma che ha solamente in sé le possibilità da cui poi nascerà un frutto nuovo… e si svilupperà. Però la memoria di quel frutto probabilmente è in tanti sud, in tanti pensieri meridiani. Il pensiero di Don Tonino Bello era proprio questo, un Sud che rigenera non solo se stesso ma anche il Nord a partire da quelle che sono le memorie per poter inventare futuri e utopie nuove. Ma memorie di che cosa? Memorie di relazioni, voi sapete che noi meridionali senza relazioni non possiamo stare. Ma si pone il problema di relazioni fatte in modo diverso. Il problema del lavoro non è solamente la disoccupazione, è il risultato la disoccupazione. Il problema della disoccupazione è che se ad una persona gli stai impedendo di spendere il suo talento, tu l'hai uccisa, gli hai rubato la dignità, la vita. Perché ogni persona è su questa faccia della terra per mettere a frutto il suo talento. E se il suo talento non è speso, gli è rubato. In Sicilia il lavoro viene chiamato ‘u travaglio'. La donna partorirà con dolore nel suo travaglio. L'uomo lavorerà nel suo ‘travaglio' per elaborare lavori nuovi, futuri nuovi. Allora il travaglio è una cosa importantissima, il lavoro deve essere il congiungimento del mio talento personale sulla faccia della terra per creare futuri nuovi. Il Sud deve dire questo al Nord. E poi dobbiamo dire altre cose. Ci troviamo in un'epoca molto buona per noi meridionalisti. Infatti una delle più grandi risorse del mezzogiorno è la cultura, una cultura la nostra che è già interculturale. In questo momento storico di grandi migrazioni di popoli noi non facciamo grandi fatiche perché abbiamo nel nostro DNA culturale dodici culture, che sono le dodici culture che ci hanno dominato, ma che noi abbiamo introiettato per fare non solo un coacervo di culture diverse ma un interculturalismo. Per cui abbiamo una cosa importantissima, le culture e la cultura. Tutte e due le cose. Poi abbiamo l'ambiente che non è solo il paesaggio, ma il paesaggio con delle possibilità ancora concrete , anche se in tante parti è stato devastato, per fare l'agricoltura biologica. Della religiosità meridionale se ne parla come di pietà popolare. Ora io credo che questo sia stato un altro dei problemi dell'Italia e dell'Italia unita, è prevalsa la visione teologica della religione ma non quella mistica. Pensate a Gioacchino da Fiore, morto tanto tempo fa, ora stanno cominciando la causa di beatificazione, era un esempio concreto di misticismo meridionale. Pensiamo a tutti i sentieri mistici della Calabria, ce ne sono tantissimi, e a tanti altri. Così al misticismo di don Tonino Bello. Un contempl-attivo, lui usava questa parola. Allora probabilmente questo nuovo misticismo che non è solamente un misticismo religioso perché ci stanno tanti martiri contempl-attivi nella storia del mezzogiorno che non erano manco religiosi. Era religioso Borsellino ma non Falcone. Allora da questa mistica meridiana, che si collega al pensiero meridiano di don Tonino Bello, si può forse passare a modelli di sviluppo meridiani in cui si rivedano i concetti di spazio e di tempo. Gli spazi comuni sono una cosa molto importante per noi meridiani. Il tempo delle relazioni, del lavoro…Sono modalità in cui noi possiamo riproporre un nuovo modello di sviluppo che non sia più quello del passato ma quello che possa essere a servizio di un nuovo uomo e di una nuova donna. Di uomini e donne nuovi che devono vivere tempi e spazi nuovi. Allora questo documento lo possiamo considerare come una prefazione, come un inizio... che poi dobbiamo continuare noi. Dobbiamo aiutarci a passare da una cultura del mi è dovuto alla cultura del mi è donato. Forse questo mi è dovuto, che è entrato negli ultimi cinquant'anni nella nostra testa relegandoci in un assistenzialismo che serviva da ammortizzatore sociale, altrimenti qui veniva una rivoluzione, è diventato anche la nostra trappola. Passare dalla cultura del mi è dovuto al mi è donato forse ci può aiutare a scoprire il grande ringraziamento che è l'eucarestia. Ringraziare per tutto quello che ci è donato. E poi darlo al Nord come cose concrete, modelli di sviluppo. Il lavoro deve significare concreare con Dio, non può essere una cosa solamente legata all'imprenditore. Vogliamo concreare con Dio con il travaglio di concreare insieme. Aiutiamoci a capire i nostri talenti per con-creare con Dio. Vorrei chiudere con un ricordo del “* dayenu ”, canto ebraico (*un'insieme di riti della tradizione ebraica che trasmettono valori ed insegnamenti pedagogici che contribuiscono a chiarire il rapporto fra l'uomo e Dio e fra uomo e uomo) che forse ci può aiutare a passare da una cultura del mi è dovuto a una cultura del mi è donato. 1. Se il Signore ci avesse dato solo una cultura così concreta, che parte dalla realtà e a essa ritorna per cambiarla, perché ancora sognamo e attendiamo che avvengano (Avvento) i cambiamenti e siamo spinti dall'utopia del regno di giustizia e di pace che ancora non abbiamo … Se ci avesse dato solo arte e creatività, così importanti nell'epoca di transizione postindustriale, dove l'economia più avanzata e anche quella meno inquinabile dalle mafie ignoranti è quella dell'entertainment, cioè della cultura e dell'arte … E se ci avesse dato solo le tante culture che hanno ospitato, in tanti secoli di tante dominazioni le nostre terre, tanto da essere oggi portatori naturali dell'interculturalismo e delle società multietniche del futuro … E se ci avesse dato solo una cultura della festa e non della tristezza, una cultura dello stare insieme e non della gelosa privacy … … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere la cultura, l'arte e la ricchezza delle diversità delle società multietniche, e la nostra capacità di fare festa con i nostri fratelli del Nord d'Italia e del mondo, che rischiano invece di chiudersi in sterili e poveri monoculturalismi. 2. Se il Signore ci avesse dato solo modalità lavorative mobili e comunitarie, come quelle dei nostri vicoli sempre affaccendati e come quelle delle case famiglie e delle comunità terapeutiche, dove nel lavoro vengono valorizzati i talenti di ciascuno liberandolo dall'individualismo e dal profitto … … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere una nuova visione del lavoro come realizzazione personale all'interno di un progetto comunitario. 3. Se il Signore ci avesse dato solo una Madre terra così ricca lussureggiante e bella, ancora così naturale e ancora così poco danneggiata dalla chimica, in un momento in cui l'obbligatorio ritorno all'agricoltura biologica per le terre del Nord significa invece una riconversione lunga e costosa … … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere con i nostri fratelli del Nord questa magnificenza del creato che non possiamo avaramente tenere solo per noi, e i cibi sani e naturali, prodotti nelle nostre terre e venduti non solo avaramente nei nostri mercati ma anche nei loro mercati. 4. Se il Signore ci avesse dato solo la memoria della medicina naturale, dal sapere riconoscere le erbe dei nostri vecchi, al saperle trattare con metodi di essiccazione naturale, alla fitopratica, alla chiropratica, alla medicina omeopatica, galenica … in un tempo caratterizzato minacciosamente dal business medico-sanitario, dalla bioingegneria e dalla clonazione … … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere con i nostri fratelli del Nord un futuro in cui il corpo ri-diventa tempio dello Spirito e in cui la mente sana rialberghi nuovamente in un corpo sano. 5. Se il Signore ci avesse dato solo una profonda tradizione di un artigianato fine … … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere con i nostri fratelli del Nord, in quest'epoca di transizione al post-industriale caratterizzato finalmente dalla qualità e non dalla quantità, un futuro di artigianato fine e delicato, fatto con amore e inventiva. 6. Se il Signore ci avesse dato solo l'ansia di giustizia per passare dallo scambio iniquo Nord/Sud, dalla finanza non etica, dai consumi truffa, dai consumi inconsapevoli a un uso etico di merci e denaro. … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere con i nostri fratelli del Nord, in quest'epoca di transizione, le regole future che noi sognamo, di un commercio finalmente più equo e solidale e di una etica e solidarietà finanziaria. 7. Se il Signore ci avesse dato solo le nostre donne del Sud, forti, coraggiose, e memoria caparbia di un'economia mai perduta, fondata sul ridurre, riusare, riciclare, riparare, e un'utopia caparbia di una politica fondata sulle relazioni umane, sul prendersi cura, non solo dei propri figli ma delle società come … famiglia allargata, in cui i rapporti sono come tra fratelli … se ci avesse dato solo questa ostinazione tutta femminile di credere a ogni costo nel futuro, tanto da osare ancora, e nonostante tutto, mettere al mondo i figli, allattarli al seno e curarli giorno per giorno, e con amore strapparli alle mille morti … … dayenu, questo ci sarebbe bastato e avremmo voluto, anzi vogliamo condividere con i nostri fratelli e le nostre sorelle del Nord questa economia della reciprocità e questa politica della corresponsabilità tutta femminile, e vogliamo condividere con i nostri fratelli e le nostre sorelle del Nord quest'incessante voglia di famiglia e di futuro.
L'intervento della prof.ssa Giuliana Martirani Docente di geografia Politica alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Napoli “Federico II” e alla Lumsa di Palermo
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