8 marzo - festa della donna nel segno della speranza e della continuità...

 

8 marzo -il giorno dedicato alle donne che combatterono per una vita dignitosa


Il giorno otto del mese di marzo , ogni anno si festeggia la Giornata Internazionale della Donna, comunemente conosciuta come Festa della Donna . La festa è in realtà una commemorazione per ricordare le conquiste che le donne hanno ottenuto nei campi sociali, politici ed economici con denunce, proteste e lotte che si cercò duramente di reprimere e che costarono la vita a molte di loro.

In effetti le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al 1908, quando le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, fecero sciopero in segno di protesta contro le intollerabili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero continuò per alcuni giorni e l'8 marzo il proprietario decise di sbarrare tutte le porte della fabbrica impedendo così ogni via di uscita alle operaie; ma scoppiò un terribile incendio e circa 129 operaie, prigioniere all'interno, morirono bruciate dalle fiamme: molte erano immigrate e fra di loro anche donne italiane.

In ricordo di quella grande tragedia è stata istituita la ricorrenza, non una vera festa dunque, ma una commemorazione che con il tempo diventò una festività riconosciuta in tutto il mondo, per onorare quelle donne che nel corso dei secoli hanno contribuito al riscatto della propria esistenza.
Nel tempo, la festa ha perso il valore originario del significato che essa rappresentava, assumendo tutti i colori di una pura festività a carattere commerciale e di solo divertimento (a volte anche indecoroso).

Quando a Roma si forma nel 1944, l'Unione Donne Italiane, viene presa l'iniziativa di celebrare l'8 marzo 1945 la prima giornata della donna; ma solo nel 1946 fu commemorata in tutta Italia e per simbolo venne scelta la mimosa, in quanto la sua tipica fioritura è proprio legata al mese di marzo.

Pertanto non dimentichiamo che l'8 marzo si riferisce a giorni di lotta: è il ricordo delle oppressioni che la donna ha dovuto subire e sopportare nel lungo scorrere dei secoli e che purtroppo ancora oggi, in forme diverse, subisce.

 

8 marzo 1997: Caserta - Casa Rut
Dal libro “Non più schiave”

Per noi, donne e consacrate, era forte la provocazione proveniente da queste donne che “lavoravano” sulla strada. Non ci bastavano le solite risposte: “Da che mondo e mondo la prostituzione c'è sempre stata; è il mestiere più antico della storia…”. Noi volevamo conoscere, volevamo capire, incontrare quei volti. Molti ci dicevano che era pericoloso avvicinarle, potevamo rischiare ritorsioni e minacce da parte degli sfruttatori che le controllavano, per nulla disposti a perdere introiti elevati di denaro”sporco”.

Ma, seguendo il cuore e non la paura, l'8 marzo del 1997, festa della donna, insieme ad un gruppo di volontarie, amiche della comunità, siamo andate, sempre con la nostra Rover un po' scassata, per le strade della periferia di Caserta portando un fiore e un augurio di amicizia, scritti in italiano, in francese e in inglese alle numerose giovani costrette a star lì in attesa di clienti: “cara amica, con questo gesto vogliamo farti capire che qualcuno pensa a te con amore”.

Fu un'esperienza significativa e toccante, ripetuta alla vigilia di Pasqua, in quanto loro stesse ci avevano chiesto di ritornare. E' stato commovente rivedere i loro volti, alcuni segnati dalle lacrime. Ci aspettavano, e molte di loro ricordavano i nostri nomi. Eravamo donne che incontravano altre donne. Il nostro era un piccolo gesto di amicizia, un segno di speranza ma anche un sentiero che ci apriva il cammino per essere, accanto a loro, una presenza amica.

 

8 marzo 2010: Caserta - Coop. Sociale “neWhope” Un pensiero…

 

L'8 marzo il kangoo della neWhope si muoverà per una nuova esperienza.

Accogliendo l'invito delle sisters di Casa Rut, quest'anno saremo noi, amiche laiche, ad incontrare le giovani donne vittime della tratta e rese schiave sulle nostre strade.
In questo giorno dedicato alle donne, infatti, ci avvicineremo a loro mostrando tutta la nostra solidarietà, e provando, anche se solo per alcuni momenti, a sentirci loro sorelle e amiche, tutte donne meritevoli di accoglienza.
Porteremo un dono e un gesto di affetto per manifestare la nostra vicinanza e dire che esse non ci sono indifferenti.
Vorremmo, però, anche regalare un sorriso e una parola che possano ricordar loro la propria dignità di persone, fiduciose che questi segni, benché piccoli, siano effettivamente capaci di infondere la speranza necessaria a guardare al proprio futuro con un po' di fiducia, in se stesse e negli altri.

Ci apprestiamo a vivere questo momento nella consapevolezza che potremo incontrare paura e diffidenza, ma siamo spinte dalla certezza che negli sguardi e nei volti di queste nostre “sorelle” ed “amiche” ritroveremo la dolcezza, la simpatia, l'allegria e la bellezza delle altre “sorelle” e delle altre “amiche” che sono riuscite a scappare dai loro aguzzini e che oggi sono madri assennate e donne impegnate in lavori dignitosi.

 

Aurora che porti in grembo un meriggio carico di sole,
cammina con noi, tu che conosci la strada!
Pellegrina in Israele e straniera in Egitto,
mostraci la via, quella vera, Maria dei migranti,
quella che hai percorso prima di noi.
Mostraci la strada inattesa e santa
Che fece il Cristo, tuo amatissimo Figlio,
la strada stretta di quelli che hanno fede e coraggio
di stare come sorelle e fratelli nel mondo rinato.
Maria, donna libera, a te presentiamo le donne,
le tante giovani ancora schiave che,
su un'altra strada, il Signore ci fa incontrare.
I loro volti, Maria, i loro occhi velati, le loro mani tremanti,
sono nascosti frammenti del volto tuo, degli occhi tuoi.
Raccogli nel tuo cuore il nostro andare
e donaci di essere, come te,
madri e padri di nuove speranze di liberazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Donna, figlia e sorella
con te esulto e gioisco,
con te piango e soffro,
con te spero, e spero
che il miracolo accada
e che tu veramente
possa risorgere”.

Dalla lettera,
“Carissime figlie”
di Raffaele Nogaro