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"Mi sembrava di avere un cuore così grande
Giovanna Meneghini era figlia dei pastori Stefano e Teresa, abitanti a Grigno (Trento) in località detta ‘Colle dei Meneghini', ma nacque in una stalla, nel cuore della notte, a Bolzano Vicentino il 23 maggio 1868, mentre i genitori ritornavano con il gregge al paese. Ma per realizzare ciò sarebbero trascorsi anni di preghiera, di meditazione, anche di sofferenza e di operoso lavoro dello Spirito Santo. Giovanna custodiva nel cuore quello sguardo interiore che un giorno, all'età di 17 anni, mentre si trovava a vivere un'esperienza presso l'Istituto Farina di Vicenza, la portò a vedere una “bianca casetta”, a Breganze. Da Angela colse la gioia della consacrazione che la faceva “sposa di Cristo”, l'unità del “Dio solo”, la sensibilità educativa. Maturò la fondazione della comunità, scrutando la volontà di Dio sulla sua vita attraverso l'intima esperienza della consacrazione che la radicava nell'amore di Cristo, la dedizione alle giovani e l'attenzione alle donne del popolo che divenne sollecitudine apostolica per la loro salvezza, il discernimento costante compiuto con sacerdoti e religiosi, fra i quali fu di particolare rilievo il gesuita P. Franzini. All'età di 30 anni i monsignori Scotton la presero come direttrice del laboratorio femminile di paramenti sacri della loro complessa azienda e come aiuto nell'ufficio spedizioni del settimanale “La riscossa”, periodico d'intransigenza cattolica contro il modernismo, che era diretto e stampato dagli stessi Scotton. Con questa attività che l'impegnava molto, ebbe l'opportunità di conoscere le giovani operaie delle quali divenne animatrice e guida spirituale; nel 1905 con alcune compagne Orsoline, organizzò una piccola scuola artigianale per bambine e adolescenti, per toglierle dall'abbandono in cui vivevano.
Fu un inizio povero e combattuto perché per i suoi impegni in tipografia e per non suscitare l'opposizione dei monsignori Scotton, non poteva far parte della comunità se non dall'esterno. Poté unirsi alle consorelle solo nel 1910. Per madre Giovanna fu un tempo di sofferenze e prove durissime, che con la sua grande fede in Dio, nella certezza che “chi tutto lascia tutto trova”, 'riuscì ad attraversare. Dimostrò la capacità di assicurarsi, in un'obbedienza attiva e consapevole, uno spazio di giusta autonomia, senza mai ricorrere a gesti di rottura. Possiamo dire che Giovanna incarnò le beatitudini dei puri di cuore e dei miti per divenire ed essere operatrice di pace. Donna mite e concreta, Giovanna, sulla scia di S. Angela, dimostrò la capacità di riscattare la realtà femminile non tanto con le parole, quanto con i fatti. Suscitò infatti intorno a sé, nell'ambiente popolare, la consapevolezza delle vere esigenze della femminilità, quelle che trovano conferma nel vangelo. Operando in obbedienza e dedizione, fu animatrice e maestra spirituale delle giovani e consigliera efficace di molti. Guadagnandosi la vita con le loro mani le sorelle si preparavano via via alle attività per la formazione delle adolescenti e delle giovani, partecipi della vita della parrocchia, presenti nel tessuto vivo delle famiglie, soprattutto nei momenti difficili. Trasfigurata interiormente dalla Grazia ma anche stremata nel fisico per una grave malattia che l'affliggeva da qualche anno, morì a Breganze il 2 marzo 1918. La morte di Giovanna non fece altro che Il progetto di Madre Giovanna era tracciato ma le condizioni del dopo guerra, la povertà delle origini e in aggiunta l'incomprensione di alcuni ecclesiastici, non permisero alle sorelle rimaste senza la loro Fondatrice di esprimere la novità e l'originalità del carisma che la nuova istituzione manifestava. L'approvazione diocesana, infatti, arrivò dopo un lungo tempo di prove e di sofferenze l'8 settembre 1941. Seguì quella pontificia il 25 marzo 1950 e il Decretum Laudis il 16 luglio 1971. Nel 1984, nel fecondo ritorno alle sorgenti e al carisma della Fondatrice del periodo post-conciliare, la Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Maria ottenne da parte della Santa Sede l'approvazione della nuova Regola di Vita. Il vescovo di Vicenza, mons. Pietro Nonis, il 9 marzo 1997, con il nulla osta della Congregazione delle Cause dei Santi, concesso il 2 dicembre 1996, aprì il processo diocesano per la beatificazione di madre Giovanna Meneghini. |
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